Corresponsabilità delle banche, trattaria e negoziatrice, in esito alla violazione dell’art. 43 L.A.



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Cass. Civ., sez. VI, Ordin. n. 25698 dell’11 ottobre 2019.

di Donato Giovenzana

 

 


La Suprema Corte ha evidenziato come la Corte di appello abbia nella sostanza riconosciuto, sia in capo alla banca girataria per l’incasso che in capo alla banca trattaria, una responsabilità per l’omesso controllo delle regolarità formale del titolo, rilevando, poi, che tale responsabilità andava riconosciuta in misura inferiore per la banca trattaria (1/3), la quale “si trovava ad operare in stanza di compensazione, dove affluiscono i titoli scambiati fra gli istituti aderenti e già sottoposti ad un primo vaglio della banca negoziatrice, sulla cui diligenza il sistema si trova a fare naturale affidamento”.

In tal senso, la Corte di merito – ad avviso degli Ermellini – ha nella sostanza  accertato che il danno prodottosi fosse ascrivibile sia alla condotta della banca negoziatrice, che aveva reso possibile la riscossione dell’assegno da parte di soggetto non legittimato, sia alla banca trattaria, alla quale era dunque riconducibile un concorrente comportamento negligente idoneo ad integrare gli estremi del fatto causalmente rilevante per la determinazione dell’evento dannoso, giacché il diligente compimento di tale verifica avrebbe condotto all’accertamento della irregolarità dell’assegno e al blocco del medesimo, scongiurando, così, l’addebito dell’importo portato dal titolo di credito sul conto corrente del traente. Come è noto, infatti, l’art. 43, comma 2, L.A., nell’attribuire la responsabilità a colui che paga a persona diversa dal prenditore o dal banchiere giratario per l’incasso, si riferisce sia alla banca girataria che alla banca trattaria, essendo quest’ultima tenuta, quando il titolo le viene rimesso in stanza di compensazione, a rilevarne l’eventuale alterazione o falsificazione, quando ciò sia verificabile con la diligenza media.

Secondo la Suprema Corte, la Corte di appello ha dunque riconosciuto che i due istituti di credito fossero solidalmente responsabili (anche se in diversa misura, per il differente grado di responsabilità, ravvisando quindi una responsabilità solidale in capo sia alla banca trattaria (1/3) che alla banca negoziatrice (2/3)) del danno lamentato (la responsabilità solidale della banca negoziatrice e della banca trattaria, in caso di alterazione dell’assegno è esplicitamente affermata da Cass. 9 febbraio 1999, n. 1087 e da Cass. 28 luglio 2000, n. 9902).

E’ corretto allora l’assunto della banca controricorrente, secondo cui, venendo in questione una responsabilità solidale, la domanda di manleva della banca trattaria era intesa a far valere il proprio diritto di regresso. Trova dunque applicazione il principio per cui nel caso di obbligazione solidale al risarcimento dei danni, ai sensi dell’art. 2055 c.c., la prescrizione dell’azione di regresso di uno dei coobbligati decorre dall’avvenuto pagamento e non già dal giorno dell’evento dannoso, poiché, ai sensi dell’art. 2935 c.c., il diritto al regresso non può esser fatto valere prima dell’evento estintivo dell’obbligazione; per il che finché non si è verificato “l’evento estintivo dell’obbligazione”, ossia il pagamento, nulla avrà a che pretendere un coobbligato in solido nei confronti dell’altro.

 

Qui la pronuncia: Cass. Civ., sez. VI, Ordin. n. 25698 dell’11 ottobre 2019.

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