Interessi moratori usurari e gratuità del contratto di leasing finanziario



di Andrea Cavalera

Cass. Civ. n. 22890 del 13 settembre 2019

 

 

 


Sommario: 1. Abstract – 2. La questione in fatto – 3. In diritto. Brevi cenni sul contratto di leasing finanziario e sulla disciplina degli interessi usurari – 4. Art. 1815 comma 2 c.c. – 5. La pronuncia della Cassazione

 

1. Abstract

Nella pronuncia in esame l’art. 1815 comma 2 c.c. viene interpretato nel senso che la previsione di interessi moratori usurari non comporta la gratuità del contratto di leasing, restando salva la “diversa” pattuizione relativa agli interessi corrispettivi. Tale interpretazione, come si spiegherà meglio nel prosieguo, pone un argine interpretativo che rifiuta la c.d. interpretazione estensiva della suddetta norma.

 

2. La questione in fatto

Nel 2004 veniva stipulato, tra due società, un contratto di locazione finanziaria con il fine di edificare un fabbricato artigianale. Tuttavia la società interessata a tale scopo conveniva in giudizio la seconda per sentire dichiarare, previo accertamento dell’applicazione di tassi di interessi usurari, la gratuità del contratto di cui sopra e la condanna alla restituzione di tutti gli importi versati a titolo di interessi.

Il Tribunale accoglieva le domande attoree e condannava la società a restituire quanto percepito a titolo di interessi per una somma pari a € 356.779,80.

La soccombente, a questo punto, proponeva appello in via principale. In via incidentale lo proponeva invece l’ormai intervenuto Fallimento della prima società. Con sentenza del 28 giugno 2017 la Corte d’Appello accoglieva parzialmente l’appello principale e rideterminava la somma capitale da restituire in € 2.662,85. Quest’ultima cifra era pari alla sola somma degli interessi moratori corrisposti in corso di contratto.

A fondamento di tale pronuncia la Corte d’Appello, osservava che:

– la normativa anti-usura era applicabile con riferimento agli interessi a qualsiasi titolo pattuiti. Dunque non solo con riguardo agli interessi corrispettivi ma anche a quelli moratori;

– in primo grado, il Tribunale, accertava che erano stati già pattuiti interessi di mora superiori alla soglia anti-usura;

– era dovuta la restituzione dei soli interessi moratori usurari in quanto il rimedio dell’art. 1815 comma 2 c.c. poteva colpire solo la clausola degli interessi di mora e non quella degli interessi corrispettivi visto che questi ultimi erano stati pattuiti in misura inferiore al tasso soglia anti-usura.

 

3. In diritto. Brevi cenni sul contratto di leasing finanziario e sulla disciplina degli interessi usurari

Giova in questa sede ricordare, seppur brevemente, le caratteristiche del contratto di leasing finanziario sul quale insistevano gli interessi usurari contestati.

Tale tipologia contrattuale, non essendo annoverata nel Codice Civile tra le fattispecie negoziali tipiche, viene ricondotta nella categoria dei contratti atipici. Tale atipicità ha fatto sì, nel corso degli anni, che fossero dottrina e giurisprudenza ad impegnarsi nella individuazione delle sue caratteristiche. Il legislatore nazionale, in realtà, ha tentato più volte di tipizzare il contratto di leasing finanziario. Ciò è avvenuto, ad esempio, con la Legge per il mercato e la concorrenza n. 124/2017 del 4 agosto 2017, recante «disposizioni finalizzate a rimuovere ostacoli regolatori all’apertura dei mercati, a promuovere lo sviluppo della concorrenza e a garantire la tutela dei consumatori, anche in applicazione dei principi del diritto dell’Unione europea in materia di libera circolazione, concorrenza e apertura dei mercati, nonché delle politiche europee in materia di concorrenza». La novella legislativa, all’art. 1, comma 136 e ss., introduce una definizione del contratto di leasing finanziario. In particolare il comma 136 dispone che: «Per locazione finanziaria si intende il contratto con il quale la banca o l’intermediario finanziario iscritto nell’albo di cui all’articolo 106 del testo unico di cui al decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385, si obbliga ad acquistare o a far costruire un bene su scelta e secondo le indicazioni dell’utilizzatore, che ne assume tutti i rischi, anche di perimento, e lo fa mettere a disposizione per un dato tempo verso un determinato corrispettivo che tiene conto del prezzo di acquisto o di costruzione e della durata del contratto. Alla scadenza del contratto l’utilizzatore ha diritto di acquistare la proprietà del bene ad un prezzo prestabilito ovvero, in caso di mancato esercizio del diritto, l’obbligo di restituirlo». Il legislatore, con tale disposizione, ha recepito gran parte dei risultati interpretativi a cui si era giunti. (1)

Su tale contratto atipico si incardina la vicenda relativa alla corresponsione degli interessi usurari di cui si è detto sopra.

Si rende necessario a questo punto un richiamo alla disciplina degli interessi usurari al fine di meglio comprendere le conclusioni della Suprema Corte.

Negli ultimi anni quello dell’usura si è dimostrato essere un tema rivitalizzato soprattutto dall’emersione di numerosi intrecci che esso ha creato, ad esempio, con il fenomeno dell’anatocismo bancario.

Nel nostro ordinamento la L. 108/1996 ha introdotto criteri oggettivi di rilevazione del fenomeno usurario, applicabili in via specifica nei rapporti tra banca e cliente. La suddetta legge ha introdotto modifiche importanti tanto al regime penale dell’usura (2), ex art. 644 c.p., quanto alla disciplina civilistica ex art. 1815 c.c.  (si rinvia al paragrafo successivo).

Per ciò che interessa in questa sede si deve evidenziare come, secondo la disciplina civilistica, se sono convenuti interessi usurari, la relativa clausola è nulla e non sono dovuti interessi.

Proprio per far chiarezza in merito alla disciplina giuridica dei rapporti in essere al momento dell’entrata in vigore della L. 108/1996, il legislatore è intervenuto con il D.L. 394/2000 convertito in legge dall’art. 1 della L. 24/2001, fornendo una interpretazione autentica della L. 108. Si è infatti chiarito che ai fini dell’applicazione dell’art. 644 c.p. e dell’art. 1815 c.c., si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti, a qualunque titolo, indipendentemente dal momento del loro pagamento (3).

Ora è possibile fare cenno – senza pretesa di essere esaustivi in questa sede –  al problema relativo al computo finalizzato a stabilire il superamento del tasso soglia. Le istruzioni della Banca D’Italia del 2.08.2009 (punto C4) escludono dal computo usurario gli interessi di mora e gli oneri assimilabili contrattualmente per il caso di inadempimento di un obbligo.

La giurisprudenza penale, per contro, ha risposto positivamente al quesito relativo all’inclusione degli interessi di mora nel computo per la verifica del superamento del tasso soglia. Di segno contrario invece una parte notevole della giurisprudenza civile, secondo la quale le Istruzioni sono norme tecniche autorizzate e in quanto tali devono essere applicate in sede di rilevazione dell’usura. Proprio da tale presupposto si fa discendere la illegittimità della eventuale applicazione di diverse formule di calcolo rispetto a quella contenuta nelle Istruzioni. La giurisprudenza si è inoltre chiesta se gli interessi corrispettivi si sommino o meno a quelli di mora. A tal proposito, bisognerebbe rapportare i primi al finanziamento erogato e i secondi all’inadempimento. Da questo punto di vista la rata non pagata non si scompone in quota capitale e quota interessi ma diviene sic et simpliciter prestazione inadempiuta ex art. 1218 c.c., sulla quale van calcolati gli interessi di mora ex art. 1224 c.c..

Quest’ultimo importo, sommato agli ulteriori collegati all’inadempimento, compone l’aggregato sul quale si determina in percentuale l’onere concretamente preteso in rapporto alla rata. Tale onere deve poi essere confrontato con il tasso soglia.

 

4. Art. 1815 comma 2 c.c.

Con riguardo al secondo comma dell’art. 1815 c.c. si discute se oltre agli interessi usurari (5), debbano essere restituiti anche gli altri oneri (commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese) collegati all’erogazione del credito.

In particolare è dibattuto se il riferimento agli interessi contenuto nella suddetta norma, debba essere inteso come comprensivo anche di tutti gli oneri (interpretazione estensiva), o se invece la nullità sia limitata alla clausola che stabilisce gli interessi (interpretazione restrittiva), con salvezza per voci diverse dagli interessi stessi.

A favore della tesi più rigorosa (sostanziale gratuità del mutuo, v., ad es., Trib. Massa 11.10.2017) si pongono le seguenti ragioni: 

a) l’art. 1815 comma 2 c.c. si inserisce in un sistema normativo che mira a proteggere il contraente più debole e a contrastare il fenomeno dell’usura; 

b) la considerazione che limitare l’interpretazione della norma agli interessi in senso stretto darebbe luogo a comportamenti agevolmente elusivi delle finalità perseguite dal legislatore; 

c) il collegamento con l’art. 1419 comma 2 c.c. che sancisce ipotesi di nullità parziale del contratto, limitata a singole clausole sostituite di diritto da norme imperative. (4)

La diversa interpretazione, che limita la nullità alla clausola che stabilisce gli interessi, si giova invece delle considerazioni seguenti: 

1) il tenore letterale dell’art. 1815 comma 2 c.c.; 

2) il confronto con la precedente versione di tale norma, che prevedeva la sostituzione degli interessi usurari con quelli legali; 

3) il suo carattere sanzionatorio e speciale che ne sconsiglia un’interpretazione estensiva; 

4) il possibile arricchimento ingiustificato del mutuatario.

Secondo il Collegio di coordinamento dell’ABF n. 12830/2018, investito della questione relativamente ad un contratto di assicurazione abbinato al contratto di finanziamento, il riferimento esplicito all’art. 1815, comma 2, c.c. contenuto nell’art. 1 del D.L. n. 394/2000 e l’inciso “comunque convenuti, a qualsiasi titolo” manifestano in modo palese la volontà del legislatore di stabilire uno stretto collegamento tra la norma civile e quella penale e, quindi, di interpretare il concetto di interessi in maniera onnicomprensiva, includendovi – anche ai fini civilistici – tutti i costi elencati nel comma 4 dell’art. 644 c.p. e cioè commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e spese, escluse quelle per imposte e tasse, collegate alla erogazione del credito.(6)

Proprio sull’interpretazione dell’art. 1815 secondo comma c.c. si sofferma la Corte di Cassazione nel momento in cui ritiene infondati i motivi posti alla base del ricorso dopo la pronuncia della Corte d’Appello.

 

5. La pronuncia della Cassazione

I ricorrenti hanno denunciato, ai sensi dell’art. 360 primo comma n. 3 c.p.c., la violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1815 secondo comma c.c. e dell’art. 1 del d.l. n. 394 del 2000, convertito dalla legge n. 24 del 2001, per aver erroneamente la Corte territoriale, limitato l’obbligo di restituzione ai soli interessi moratori pagati, anziché riconoscere la gratuità del rapporto integralmente considerato, pur confermando l’usurarietà ab origine del tasso moratorio pattuito.

La Suprema Corte di Cassazione ritiene infondato tale motivo richiamandosi anche ad una sua precedente pronuncia, la n. 21470 del 2017.

Secondo quest’ultimo arresto, l’art. 1815 secondo comma c.c., nel prevedere la nullità della clausola relativa agli interessi, ove questi siano usurari, intende per clausola la singola disposizione pattizia che contempli interessi eccedenti il tasso-soglia, indipendentemente dal fatto che essa esaurisca la regolamentazione dell’entità degli interessi dovuti in forza del contratto. Pertanto la sanzione dell’art. 1815 secondo comma c.c., “non può che colpire la singola pattuizione che programmi la corresponsione di interessi usurari, non investendo le ulteriori disposizioni che, anche all’interno della medesima clausola, prevedano l’applicazione di interessi che usurari non siano”.

Con ciò la Corte intende dire che laddove le parti abbiano convenuto un saggio di interesse inferiore al tasso soglia, la relativa disposizione è valida se non vi è modo di ritenere che ad essa venga trasmessa la patologia negoziale che colpisce l’altra pattuizione.

Non è stata quindi riconosciuta la gratuità del contratto di leasing ma è stata confermata la sola restituzione degli interessi moratori pagati in quanto il meccanismo ex art. 1815 secondo comma c.c., secondo la Corte, colpisce esclusivamente la singola clausola contrattuale con cui si prevedono gli interessi ad un tasso usurario (nel caso di specie gli interessi moratori).

Si è dunque aderito alla interpretazione restrittiva della suddetta norma e non a quella estensiva la quale avrebbe previsto la nullità di ogni clausola contenente previsione di interessi anche al di sotto del tasso soglia.

 

NOTE:

(1) VINELLA Paolo Giuseppe, Contratto di leasing finanziario: le novità introdotte dalla legge CONCORRENZA, in www.diritto24.ilsole24ore.com, 6.09.2017.

(2) La letteratura è sul punto assai vasta. Si segnalano in particolare: F. COSSA,Commento alla L. 7 marzo 1996, n. 108, inCommentario del c. c., diretto da G. GABRIELLI,Delleobbligazioni, vol. III, a cura di Cuffaro, Torino, 2013, 698 ss.;D. COLAVINCENZO, Nullità e rescissione dei contratti usurari, Napoli, 2011;F. SFORZA, La normativa in materia di usura, inE. GALANTI(a curadi), Diritto della banche e degli intermediari finanziari, Padova, 2008, 1241 ss.; A. SASSI, Esegesi e sistema del contratto usurario, Riv. dir. civ., I, 2010, 247 ss.;P. DAGNA, Profili civilistici dell’usura, Padova, 2008;L. PORCELLI,La disciplina degli interessi bancari, cit., 89 ss.; G. PASSAGNOLI,Contratto usurario esopravvenienza normativa, Padova, 2005;V. PANDOLFINI, Gli interessi usurari, Milano, 2002;RICCIO, Il contratto usurario nel diritto civile, Padova.

(3) T. Velletri, 3 dicembre 1997, T. Milano, 13 novembre 1997 e T. Velletri, 30 aprile 1998, in Foro it., I, 1998, 1609 SS., con nota di A. PALMIERI, Usura e sanzioni civili: un meccanismo già usurato?; le prime due decisioni, insieme a T. Roma, 4 giugno 1998 (quest’ultima di segno opposto a quelle sopra menzionate), sono pubblicate anche in Banca borsa, II, 1998, II, 501 ss., con nota di U. MORERA,Interessi pattuiti, interessi corrisposti, tasso soglia e…usuraio sopravvenuto, e diP. SEVERINO DIBENEDETTO,Riflessi penali della giurisprudenza civile sulla riscossione di interessi divenuti usurarisuccessivamente all’entrata in vigore della L. 108/1996; la prima è edita anche in Corriere giur., 1998, 192 ss.,con commento di G. GIOIA, Interessi usurari: rapporti in corso e ius superveniens; T. Milano, 13 novembre 1997 può consultarsi anche Corriere giur., 1998, 435 ss., con nota di V. CARBONE, Interessi usurari dopo la L. 108/1996. Vedi anche T. Firenze, 10 giugno 1998, T. Lodi, 30 marzo 1998 (nonché ancora T. Roma, 4giugno 1998), Corriere giur., 1998, 805 ss., con commento di ID., Usura: nuovi rintocchi. In sede di legittimità, cfr. Cass., 22 aprile 2000, n. 5286 (ove il rapporto negoziale non sia ancora esaurito, non si può continuare a dare effetto alla clausola, contenuto in un contratto di conto corrente bancario, stipulato in epoca anteriore all’entrata in vigore della nuova disciplina sull’usura, con la quale sono stati pattuiti interessi ad un tasso divenuto superiore a quello di soglia), Foro it., I, 2000, 2180 ss.; Contr., 2000, 688 ss., con nota diA.MANIACI,La nuova normativa in materia di usura ed i rapporti negoziali in corso(insieme a Cass., 2febbraio 2000, n. 1126, la quale – ancorché in termini più laconici- aveva per prima statuito il principio secondo cui la L. 108/1996, che ha modificato l’art. 644 c.p., in difetto di previsione di retroattività, non può operare rispetto ai precedenti contratti di mutuo, pur essendo di immediata applicazione nei relativi rapporti limitatamente alla regolamentazione di effetti ancora in corso); Corriere giur., 2000, 878 ss., con nota di G. GIOIA, La disciplina degli interessi divenuti usurari: una soluzione che fa discutere (insieme a T. Palermo, 7 marzo 2000). In tema di mutuo, vedi poi Cass., 17 novembre 2000, n. 14899 (nel mutuo, ove il rapporto negoziale non sia ancora esaurito in quanto perduri l’obbligazione di corrispondere, oltre ai ratei di somma capitale, anche gli interessi, la rilevabilità d’ufficio della nullità della clausola relativa agli interessi che si assumono essere usurari in applicazione dei criteri dettati dalla L. 108/1996, non può ritenersi preclusa per il solo fatto che il contratto sia stato stipulato anteriormente all’entrata in vigore della nuova disciplina; momento significativo per individuare se il tasso di interessi del mutuo stipulato anteriormente all’entrata in vigore della L. 7 marzo 1996, n. 58 superi la soglia stabilita nei decreti ministeriali trimestrali previsti dall’art. 2 detta legge è quello della dazione di detti interessi, e non quello della stipula del contratto , essendo tenuto il giudice a rilevarne anche d’ufficio l’illegittimità qualora si controverta all’esecuzione del contratto), Foro it., I, 2001, 80 ss., con nota diA. PALMIERI, Tassi usurari e introduzione della soglia variabile: ancora una risposta interlocutoria; ivi, I, 918 ss., con nota diE. SCODITTI, Mutui a tasso fisso: inserzione automatica di clausole o integrazione giudiziale del contratto?; In senso contrario, cfr. invece (oltrealla già menzionata T. Roma, 4 giugno 1998, cit.) T. Roma, 10 luglio 1998, Corriere giur., 1998, con nota di A. MOLITERNI e A. PALMIERI, Tassi usurari e razionamento: repressione e prevenzione degli abusi nel mercato del credito; T. Avellino, 12 aprile 1999, Dir. fall., II, 1999, 916 ss., con nota diG. LANDOLFI, Brevi note in tema di interessi usurari sopravvenuti ai sensi della L. n. 108/ 1996; T. Venezia, 20 settembre1999, Giur. it., 2000, 955 ss., con nota di V. PANDOLFINI, Sopravvenuta usurarietà del tasso di interesse e tutela civilistica dell’usura: incertezze e questioni di legittimità costituzionale.

 (4) Si veda, ex multis, Commentario breve al Codice Civile, CEDAM, 2018

(5) Il tasso di interesse è usurario quando è superiore ai tassi medi praticati da banche e intermediari finanziari, rilevati trimestralmente dal Ministro del Tesoro (legge 7 marzo 1996, n. 108), qualora risultino “sproporzionati”. In ogni caso si considerano usurari i tassi che superano del 50 % i saggi pubblicati. Inoltre, sono usurari gli interessi quando si verifichi l’approfittamento di cui al terzo comma dell’art. 644 del c.p., che punisce il reato di usura.

(6)  FIORUCCI Fabio, Interessi usurari e art. 1815, comma 2, c.c. in www.eclegal.it, 28.08.2018

 

 

Qui la pronuncia: Cass. Civ. n. 22890 del 13 settembre 2019, n. 22890/2019

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap