Riciclaggio in caso di accredito sul c/c di assegni di rilevante importo per poi monetizzarli al fine di “restituire” il contante al dante causa



di Donato Giovenzana

Cass. Pen. – Sez. 2 – Sent. n. 35404 dell’1 agosto 2019, n. 35404/2019

 


La Suprema Corte – in relazione allo specifico motivo di doglianza  – ha precisato che Il delitto di riciclaggio si distingue da quello di ricettazione:

a) in relazione all’elemento materiale che consiste nella sostituzione, trasferimento di beni o denaro provento da delitto, o nel compimento di altre operazioni tese ad ostacolare l’identificazione della provenienza delittuosa del bene;

b) in relazione all’elemento soggettivo che assume la forma del dolo generico quale coscienza e volontà di effettuare operazioni volte ad ostacolare l’identificazione della provenienza dei beni.

Il delitto di riciclaggio si perfeziona tanto nel caso in cui le condotte siano volte ad impedire in modo definitivo l’accertamento dell’illecita provenienza della res, tanto nel caso in cui le condotte realizzino solo un più difficile accertamento della provenienza del denaro dei beni e delle altre utilità ed indipendentemente dalla tracciabilità delle operazioni. Infatti, l’accertamento o l’astratta individuabilità dell’origine delittuosa del bene non costituiscono l’evento del reato di riciclaggio.

Sulla base delle suddette coordinate giurisprudenziali consegue che (come è avvenuto nel caso di specie) già il solo fatto di accreditamento su un conto personale di assegni di cospicuo importo da parte di chi, senza alcuna valida causa giuridica sottostante, li monetizza consegnando successivamente la provvista così realizzata al proprio dante causa è sufficiente ad integrare sotto un profilo materiale il delitto di riciclaggio. La puntuale ricostruzione e descrizione delle condotte in concreto realizzate dall’imputato sono, sotto un profilo materiale, sufficienti ad integrare il delitto contestato, e sul punto appare del tutto corretta la qualificazione giuridica del fatto ritenuta dalla Corte territoriale.

 

Qui la pronuncia: Cass. Pen. – Sez. 2 – Sent. n. 35404 dell’1 agosto 2019

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