L’adeguatezza dell’orizzonte temporale dell’investimento



di Antonio Zurlo

ACF, 9 agosto 2019, n. 1818.

 


L’Intermediario finanziario, in punto di corretta profilatura degli orizzonti temporali, non si deve limitare all’acquisizione formale di dichiarazioni del cliente, sulla predisposizione verso investimenti di lungo periodo (ovverosia, superiori ai sessanta mesi), ma, per converso, nel proporre il prodotto finanziario e nell’orientare la scelta dell’investitore, deve tenere in debita considerazione l’età anagrafica di quest’ultimo, che potrebbe risultare incompatibile con la sottoscrizione di strumenti finanziari presupponenti orizzonti temporali superiori ai sessanta mesi e, quindi, connotati da un’intrinseca inadeguatezza rispetto al singolo caso concreto.

A tal riguardo, anche un sopravvenuto mutamento dell’orizzonte temporale di riferimento e dei correlati obiettivi d’investimento, originariamente indicati nell’iniziale questionario di profilatura, deve risultare coerente con la stessa anagrafica del cliente.

Con la decisione annotata, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie, senza soluzione di continuità con quanto già statuito a più riprese sulla questione[1], evidenzia, nuovamente, come il ruolo dell’Intermediario non possa ridursi a quello di mero certificatore dei desiderata del cliente.

 


[1] Cfr. ACF, 5 giugno 2017, n. 2; 18 luglio 2017, n. 21; 31 luglio 2017, n. 24; 16 novembre 2017, n. 108; 12 gennaio 2018, n. 184; 18 aprile 2018, n. 389.

 

Qui la pronuncia: ACF, 9 agosto 2019, n. 1818.

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