Non basta l’illegittimità della segnalazione alla Centrale rischi della Banca d’Italia per aver diritto a un risarcimento del danno.



Cass. , Sez. I, Ord. n. 20885 del 5 agosto 2019

di Donato Giovenzana

 

 


Secondo la Suprema Corte, il danno all’immagine ed alla reputazione per illegittima segnalazione alla Centrale Rischi costituisce pur sempre “danno conseguenza”, alla luce della più ampia ricostruzione operata dalla fondamentali pronunce delle Sezioni Unite dell’11/11/2008 n.26972-26975, e pertanto non può ritenersi sussistente in re ipsa, dovendo essere allegato e provato da chi ne domanda il risarcimento (Sez.3, 19/07/2018, n. 19137;Sez.6, 28/03/2018, n. 7594; Sez.1, 25/01/2017, n. 1931). 

La censura svolta dalla ricorrente – secondo cui  nella sostanza il danno all’immagine e alla reputazione ben può essere liquidato equitativamente ex art.1226 c.c. – non si confronta in modo pertinente con la ratio decidendi della sentenza impugnata che le ha addebitato di essersi limitata ad allegare un danno generico e astratto, senza specificare l’effettiva lesione all’immagine patita, così attribuendole una deduzione generica e indeterminata, per di più contraddetta dall’affidamento mantenutole dalle altre Banche con cui l’attrice intratteneva rapporti. 

Per replicare a tale addebito la ricorrente, secondo gli Ermellini, avrebbe dovuto dimostrare di aver allegato in modo sufficientemente determinato gli elementi costitutivi del pregiudizio alla propria immagine e reputazione, adempimento imprescindibile totalmente omesso in seno al motivo di ricorso, per un verso non pertinente, e per un altro non adeguatamente specifico

Ne è conseguita la reiezione del ricorso.

 

Qui la pronuncia: Cass. , Sez. I, Ord. n. 20885 del 5 agosto 2019

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