Decorrenza della prescrizione nell’inadempimento degli obblighi informativi.



di Antonio Zurlo

ACF, 23 luglio 2019, n. 1748

 


Con la decisione in oggetto, l’Arbitro per le Controversie Finanziarie, in linea di continuità con quanto statuito, sulla questione, dalla giurisprudenza di legittimità, ha evidenziato come il termine prescrizionale per esercitare l’azione avverso l’inadempimento degli obblighi informativi/comportamentali da parte dell’Intermediario vada individuato a decorrere dal momento in cui sia stata fattivamente posta in essere  la violazione della regola di condotta, normativamente gravante su quest’ultimo.

 

Il ricorrente rappresentava di aver acquistato titoli obbligazionari, a fronte di un’attività di esecuzione di ordine telefonico posta in essere, per suo conto, dall’Intermediario, senza che, tuttavia, quest’ultimo avesse fornito informazione specifica sul loro rating, sulla speculatività e sui rischi, connessi all’emissione obbligazionaria (che riguardava titoli corporate venduti fuori dal mercato regolamentato e non garantiti dal patrimonio dell’Emittente), né, tantomeno, sull’inadeguatezza dell’operazione (anche con riferimento alle sue dimensioni, di un ammontare complessivo pari a quasi la totalità dei risparmi dell’investitore – ricorrente, oltre che agli obiettivi del medesimo). Deduceva, inoltre, come alla data di scadenza, detti titoli non fossero stati rimborsati, a causa dell’intervenuto default dell’Emittente.

 

Parte Ricorrente, segnatamente, contestava:

  1. in diritto, la violazione degli obblighi contenuti agli artt. 21 e 23 del TUF n. 58/98 e specificati nel Regolamento CONSOB n. 11522/98 vigente all’epoca dei fatti”, in quanto l’Intermediario non ha fornito “una informazione specifica e completa dei titoli oggetto d’intermediazione e della possibile inadeguatezza dell’operazione con riferimento alle sue dimensioni. Rappresentava, inoltre, che la mancanza di una sua elevata propensione al rischio, come comprovato dall’estratto conto del dossier titoli;
  2. in merito all’adempimento degli obblighi informativi, che la registrazione telefonica, di cui andava fornita riproduzione su supporto durevole, dimostrasse che la condotta tenuta dall’Intermediario, al momento dell’ordine d’acquisto, non fosse stata improntata ai doveri specificamente impostigli dal TUF e dal Regolamento Consob n. 11522/98 (vigente all’epoca dei fatti), in quanto assente qualsivoglia informazione inerente al tipo di obbligazione strutturata e alle peculiarità disciplinari ed esecutive di quest’ultima[1];
  3. da ultimo e ai fini che qui più interessano, in tema di prescrizione, che il dies a quo della prescrizione del diritto al risarcimento dovesse coerentemente sorgere nel momento in cui la produzione del danno sia manifesta, divenendo oggettivamente percepibile e riconoscibile[2]: sarebbe dovuto essere individuato, nel caso di specie, nella scadenza naturale dei titoli, ovverosia nel momento del loro mancato rimborso.
  4.  

Per converso, l’Intermediario eccepiva, oltre all’inammissibilità della domanda nella parte in cui finalizzata all’ottenimento del risarcimento dei danni morali[3] e all’infondatezza degli addebiti mossi in relazione al presunto inadempimento degli oneri informativi e comportamentali, l’avvenuto decorso del termine prescrizionale decennale per l’esercizio del diritto al risarcimento del danno in relazione all’asserita violazione degli obblighi de quibus, dovendo essere computato dal momento della disposizione dell’ordine di acquisto. Il resistente evidenziava, peraltro, come le uniche circostanze eccettuabili, insussistenti nel caso di specie, fossero la verificazione di un impedimento legale tale da impedire al danneggiato di far valere il proprio diritto al risarcimento del danno, ovvero la sussistenza di un comportamento doloso del danneggiante volto a impedire al danneggiato di far valere il proprio diritto al risarcimento.

 

Il Collegio ritiene meritevole di accoglimento, poiché senz’altro fondata, l’eccezione di prescrizione, formulata dall’Intermediario. A tal riguardo, evidenzia come l’orientamento proposto dalla parte ricorrente sia in netto contrasto con la letteralità dell’art. 2935 c.c., in tema di computo del termine prescrizionale, che prevede testualmente la decorrenza di quest’ultimo dal momento in cui il diritto sotteso possa essere fatto valere. Circostanza questa da far necessariamente coincidere con quella in cui si sia concretizzata la violazione comportamentale oggetto di contestazione, in ossequio anche a quanto statuito dalla Corte di Cassazione al riguardo.

 

Pare, difatti, opportuno rilevare come l’ACF abbia ritenuto di mutuare, già in precedenti occasioni non dissimili da quella analizzata[4], l’orientamento giurisprudenziale che individua quale dies a quo quello nel quale si sia verificato l’inadempimento di obblighi normativamente previsti e, dunque, quanto al caso di specie, il momento in cui l’intermediario avrebbe violato, secondo la prospettazione dei fatti di parte ricorrente, obblighi sul medesimo incombenti in materia di prestazione di servizi d’investimento a favore della clientela.

 

Nei giudizi di risarcimento del danno in conseguenza alla prestazione di servizi di investimento, la tipica lamentela dei clienti – ricorrenti involve la presunta violazione da parte dell’intermediario degli obblighi informativi sulla natura e sulle caratteristiche dei titoli acquistati, la valutazione dell’appropriatezza/adeguatezza dell’operazione e la segnalazione di eventuali situazioni di conflitto di interessi, ovverosia violazioni della normativa di riferimento che attengono tutte al momento genetico, cioè a dire a quello di conferimento e successiva esecuzione dell’ordine;è in questo determinato momentoche si verifica la lesione a danno dell’investitore, non potendo, in senso contrario, rilevare l’eventuale non consapevolezza di quest’ultimoquale elemento impeditivo ai fini della promozione dell’azione eavente tra i suoi effetti quello di procrastinare il dies a quo di decorrenza della prescrizione.

 

Tutto ciò premesso, la conclusione è necessitata: tra i vari momenti astrattamente configurabili e a cui ricondurre la decorrenza del termine prescrizionale, quello maggiormente idoneo a preservare e garantire il superiore principio di certezza dei rapporti giuridici, senza in alcun modo ostacolare l’esercizio dei propri diritti da parte degli investitori, è quello riferito, della verificazione dell’inadempimento.

 


[1] V. Cass. Civ., Sez. I, 26 gennaio 2016,  n. 1376, con nota di F. Valerio, Investimento troppo rischioso per un cliente non professionale: la segnalazione di inadeguatezza non basta, in Diritto & Giustizia, fasc. 6, 2016, 32.

[2] Sul punto, Cass. Civ., Sez. III, 27 aprile 2010, n. 10072.

[3] Sul punto, ACF, 21 novembre 2017, n. 115.

[4] Cfr. ACF, 18 gennaio 2018, n. 200; ACF, 7 dicembre 2018, nn. 1188, 1189 e 1190; ACF, 16 gennaio 2019, nn. 1351 e 1352; ACF, 25 gennaio 2019, n. 1372.

Qui il testo della decisione: ACF, 23 luglio 2019, n. 1748

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Share via