La “posizione” creditoria dei coeredi del cliente defunto nei confronti della banca



Decisione n. 27252 del 20 dicembre 2018 del Collegio di Coordinamento ABF

di Donato Giovenzana – Legale d’impresa

 

 


In data 10 ottobre 2018, il Collegio Abf di Bologna ha sottoposto  al Collegio di coordinamento la seguente questione di diritto:

se, a fronte della caduta del credito in comunione, giusta l’apertura della successione a causa di morte del creditore, sussista o meno il potere del singolo coerede di pretendere l’adempimento dell’obbligazione pro quota ovvero per l’intero, senza che il debitore possa rifiutare l’adempimento ovvero eccepire il difetto di legittimazione deducendo la necessità del litisconsorzio”. 

Secondo il Collegio di coordinamento detta questione di diritto, sottopostagli dal Collegio Abf di Bologna, ha comportato l’analisi di due distinti profili, il primo sostanziale ed il secondo processuale:

  1. se i crediti del de cuius si dividono automaticamente tra i coeredi in ragione delle rispettive quote e, quindi, opera nel nostro ordinamento il principio di diritto romano in base al quale nomina et debita ipso iure dividuntur, oppure entrino a far parte pro indiviso della comunione ereditaria;
  2. se i coeredi assumono le vesti di litisconsorti necessari nei giudizi diretti all’accertamento dei crediti ereditari ed al loro soddisfacimento.

In esito ad un’approfondita e diacronica disamina della giurisprudenza di legittimità – in particolare, sentenza della Sezioni Unite n. 24657/2007, ordinanza n. 27417 del 20/11/2017 (°) – nonchè delle decisioni assunte dai vari Collegi ABF  – in particolare quella del Collegio di Roma n. 7591/15 (°°) – il Collegio di coordinamento ha ritenuto che l’evoluzione della giurisprudenza della Suprema Corte imponesse una rivisitazione di quella dei Collegi dell’ABF, al fine di evitare interpretazioni divergenti delle stesse norme che andrebbero a detrimento della certezza del diritto. Per il che 

  1. se, per un verso, ha confermato l’adesione al consolidato e ben argomentato indirizzo della Suprema Corte che afferma che il credito del dante causa caduto in successione viene ad essere parte della comunione ereditaria e non si divide automaticamente tra i coeredi,
  2. per converso, ha ritenuto  di doversi discostare dall’indirizzo prevalente dei Collegi territoriali con riferimento all’esistenza di un litisconsorzio necessario tra i coeredi che intendano far valere il credito ereditato, poiché tale indirizzo contrasta con la sentenza delle Sezioni Unite n. 24657/2007 e ancor più perché incompatibile con le più liberali conclusioni raggiunte dall’ordinanza n. 27417/2017, la quale ammette l’azione individuale del coerede anche in assenza della dimostrazione che l’azione stessa è promossa anche nell’interesse degli altri coeredi.

Il Collegio di coordinamento ha, peraltro, dovuto discostarsi dalla sopra più volte richiamata decisione delle Sezioni Unite della Corte di Cassazione nella parte in cui affermano che il preteso debitore che sia stato convenuto dal coerede ha la facoltà di chiedere “l’integrazione del contraddittorio nei confronti degli altri coeredi […], se ed in quanto egli abbia interesse ad una pronuncia che faccia stato anche nei confronti di tutti i partecipanti alla comunione”, atteso che la pronuncia dell’ABF non può assumere il valore di cosa giudicata e, pertanto, il resistente non può avere per definizione alcun interesse ad eccepire la mancata integrazione del contraddittorio nei confronti dei coeredi e la conseguente inammissibilità del ricorso. 

Ha ritenuto, poi, che l’esigenza di tutelare l’intermediario resistente da condotte abusive del coerede che promuova il ricorso senza coinvolgere gli altri coeredi trovi adeguato soddisfacimento nella circostanza che il pagamento che l’intermediario fa nelle mani del coerede ricorrente ha efficacia liberatoria anche nei confronti degli altri, essendo tale liberazione corollario necessario della legittimazione attiva spettante al singolo coerede (arg. ex art. 1105, comma 1, c.c.). 

Per il che ha, conclusivamente, in subjecta materia, formulato il seguente principio di diritto: 

Il singolo coerede è legittimato a far valere davanti all’ABF il credito del de cuius caduto in successione sia limitatamente alla propria quota, sia per l’intero, senza che l’intermediario resistente possa eccepire l’inammissibilità del ricorso deducendo la necessità del litisconsorzio né richiedere la chiamata in causa degli altri coeredi. Il pagamento compiuto dall’intermediario resistente a mani del coerede ricorrente avrà efficacia liberatoria anche nei confronti dei coeredi che non hanno agito, i quali potranno far valere le proprie ragioni solo nei confronti del medesimo ricorrente”.    

 

(°)“la lettura delle motivazioni della sentenza della Sezioni Unite n. 24657/2007, alla quale pur dichiara di volersi conformare la sentenza impugnata, consente di avvedersi che la Corte riconosce a ciascun coerede di poter agire nei confronti del debitore del de cuius per la riscossione dell’intero credito ovvero della quota proporzionale a quella ereditaria vantata, senza la necessità del coinvolgimento degli altri coeredi, e soprattutto senza che venga in alcun modo precisato che l’iniziativa del coerede sia ammessa solo allorquando avvenga nell’interesse della comunione. Appare evidente che nel ragionamento delle Sezioni Unite, ferma restando la necessità di ricomprendere nell’eventuale divisione dell’asse ereditario i crediti, l’avvenuta riscossione da parte di un coerede di tutto o parte del credito stesso, potrà incidere nell’ambito delle operazioni divisionali dando vita a delle pretese di rendiconto, tramite anche eventuali compensazioni tra diverse poste creditorie, ma senza che ciò precluda al singolo di poter immediatamente attivarsi per la riscossione anche solo del credito in proporzione della sua quota. La connotazione dell’azione del singolo coerede in chiave finalistica, distinguendo quindi tra iniziativa nell’interesse della comunione ovvero nel proprio personale interesse, non trova affatto riscontro nella decisione delle Sezioni Unite, e nei fatti verrebbe a riproporre, laddove come nel caso in cui non vi sia l’adesione di un coerede alla richiesta di riscossione, una sorta di surrettizio litisconsorzio necessario, posto che tale mancata adesione imporrebbe la necessaria partecipazione al giudizio avente ad oggetto la domanda di pagamento, di tutti i coeredi, ancorché al fine di stabilire se la richiesta di pagamento sia strumentale o meno al soddisfacimento della comunione. Deve pertanto ribadirsi, in adesione a quanto statuito dalle Sezioni Unite, che ogni coerede può agire anche per l’adempimento del credito ereditario pro quota, e senza che la parte debitrice possa opporsi adducendo il mancato consenso degli altri coeredi, dovendo trovare risoluzione gli eventuali contrasti insorti tra gli stessi nell’ambito delle questioni da affrontare nell’eventuale giudizio di divisione” . 

 

(°°)secondo cui la conclusione raggiunta dalle Sezioni Unite in merito alla legittimazione ad agire del singolo coerede merita “di essere vagliata con attenzione, perché rischia di condurre a corollari forieri di svolgimenti che mortificano proprio la ratio sottesa alla regola generale” e che “il corollario tratto dalla Suprema Corte lascia molto perplessi anche perché non distingue le iniziative individuali di tutela, volte a proteggere il bene comune o ad accertare la sussistenza di crediti, che sono suscettibili di avvantaggiare anche gli altri coeredi che non le hanno promosse, da iniziative individuali che non perseguono una funzione di protezione o di accertamento ma implicano l’appropriazione e, di fatto, la liquidazione di tutto il credito o anche di una sola parte di esso, nei limiti della propria quota”. “Soprattutto [prosegue il Collegio romano] quando la controversia […] riguarda crediti pecuniari, una iniziativa del singolo coerede mirata a riscuotere gli stessi, lungi dall’avvantaggiare la massa ereditaria, rischia di pregiudicare le ragioni degli altri coeredi; né vale obiettare che il coerede che agisce nei limiti della sua quota non può, per definizione, pregiudicare gli interessi degli altri partecipanti alla comunione ereditaria: il pregiudizio è da ravvisare nel fatto che, consentendo al singolo coerede di riscuotere un credito ancorché pro quota e, più in generale, di compiere atti dispositivi senza il coinvolgimento degli altri coeredi, si arreca un vulnus all’integrità della massa e si rischia di compromettere l’esito della divisione. Potrebbero inoltre esservi altri elementi debitori/creditori in grado in incidere sulla ripartizione dei beni ereditari (crediti compresi) che l’iniziativa del singolo farebbe saltare Alla luce delle considerazioni che precedono, questo Collegio ritiene condivisibile la regula iuris fatta propria dalla citata pronuncia della Cassazione n. 24657/2007, secondo cui i crediti ereditari non si dividono automaticamente tra i coeredi in ragione delle proprie quote, ma entrano a far parte della comunione. Ritiene tuttavia meritevole di revisione la conseguenza che la Cassazione ne ha tratto, nella misura in cui ha finito per accreditare iniziative individuali dispositive del diritto di credito senza il coinvolgimento degli altri coeredi con evidente pregiudizio per l’integrità della massa ereditaria e compromissione del buon esito della futura divisione. In particolare, nel caso che qui ci occupa, in cui il singolo coerede chiede lo svincolo delle somme accreditate sul libretto di risparmio intestato al de cuius, la richiesta del singolo coerede, anche se limitata alla quota ad esso spettante, implica la determinazione estintiva del rapporto di deposito e, nei fatti, la liquidazione della propria quota ereditaria. Proprio per queste ragioni la richiesta del singolo coerede non può essere accolta se non con il consenso degli altri coeredi, come pure l’ABF ha avuto modo di puntualizzare attraverso vari altri pronunciamenti (v., ad esempio: decisioni Collegio ABF di Napoli nn. 310/2012 e 452/2011; decisioni Collegio ABF di Milano nn. 2012/2012 e 2182/2011). Pienamente legittimo, per conseguenza, appare l’operato dell’intermediario nel caso di specie” .

 

Qui la pronuncia: Dec n 27252 2018

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Share via