Decreti ministeriali: vale il principio iura novit curia?



Cass. Civ., Sez. III, ord. 2543 del 30.01.2019

Di Michael Lecci

 

 


La vicenda in esame, avente ad oggetto l’onere di allegazione dei “Decreti Ministeriali ai fini della prova del tasso usura”, vede il ricorrente lamentare la violazione del principio iura novit curia da parte della Corte territoriale che ha posto a carico del ricorrente l’onere di produrre in giudizio i decreti ministeriali (richiamati dalla L. 108/1996) aventi, a suo dire, la funzione di atti integrativi della legge con funzione innovativa dell’ordinamento giuridico.

Sul punto, evidenziano i giudici come la Corte di Appello abbia fatto un buon uso dell’orientamento espresso dalle Sezioni Unite nel 2009[1], secondo cui “La natura di atti meramente amministrativi dei decreti ministeriali … rende ad essi inapplicabile il principio “iura novit curia” di cui all’art. 113 cod. proc. civ., da coordinarsi, sul piano ermeneutico, con il disposto dell’art. 1 delle preleggi (che non comprende, appunto, i detti decreti tra le fonti del diritto)”[2].

In altre parole, il principio jura novit curia va coordinato con l’art. 1 preleggi il quale indica le fonti del diritto, onde, laddove il primo eleva a dovere del Giudice la ricerca del “diritto”, non può non fare esclusivo riferimento alle vere e proprie fonti del diritto oggettivo, id est ai precetti che sono caratterizzati dal duplice connotato della normatività e della giuridicità, sicché vanno esclusi dall’ambito d’operatività del richiamato principio sia i precetti aventi carattere normativo ma non giuridico, sia quelli aventi carattere giuridico ma non normativo (come gli atti di autonomia privata o gli atti amministrativi) estranei alla previsione del menzionato art. 1 preleggi, sia quelli aventi forza normativa puramente interna, come gli statuti degli enti e i regolamenti interni.

Nondimeno, proseguono i giudici, la prova della soglia antiusura ratione temporis vigente non può essere superata con la produzione di documentazione equipollente, quali i “Comunicati stampa di Banca d’Italia”.

Circa la possibilità di annoverare il “tasso degli interessi bancari” tra i fatti notori i giudici, pur richiamando dei precedenti favorevoli in tal senso (Cass. 18/03/2018, n. 6684), non approfondiscono la questione in ragione della carenza di elementi probatori nella fattispecie in esame.

 

 


[1] Cass., Sez. Un., 29/04/2009, n. 9441

[2] Tale principio di carattere generale è stato, peraltro, concretamente applicato ai decreti ministeriali di cui alla I. 108/1996 da Cass. 26/06/2001, n. 8742 nonché da Cass. 31/01/2002, n. 11706.

 

Qui la pronuncia: Cass. Civ., Sez. III, n. 2543 del 30 gennaio 2019

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