È errato parametrare il tasso moratorio al TEGM trimestralmente individuato 



5 min read

Tribunale di Lecce, sentenza n. 3988 del 29.11.2018, rel. Dr. Paolo Moroni 

di Michael Lecci


Alla luce della incongruità del quadro normativo degli interessi nell’ordinamento italiano e della carenza di puntuali indicazioni della giurisprudenza di legittimità in merito al parametro a cui commisurare gli interessi moratori il Tribunale di Lecce, con la pronuncia in commento, ha ritenuto opportuno – discostandosi scientemente dalla Cass. Civ. 27442 del 30.10.2018 e conformandosi (per via analogica) al principio di diritto affermato dalla Cass. Sez. Un. 16303/2018 – uniformarsi ai chiarimenti di Banca d’Italia e, conseguentemente, applicare la maggiorazione di 2,1% nell’accertamento dell’usurarietà degli interessi moratori pattuiti nel contratto di mutuo oggetto di controversia.

IL FATTO IN BREVE

Con sentenza 3988 del 29.11.2018 il Tribunale di Lecce, in persona del giudice Dr. Paolo Moroni, ha rigettato la domanda degli attori (mutuatari) i quali chiedevano accertarsi la nullità parziale del contratto di mutuo ipotecario per usurarietà del TAEG pari, secondo la CTP allegata in atti, all’ 8,143%, a fronte di un tasso soglia pari al 7,95%. Nello specifico il tasso individuato da parte attrice (pari all’8,143%), oltre che previa sommatoria dei tassi corrispettivi e di mora, era comprensivo di tutti gli oneri applicati e previsti; nondimeno, la CTP di parte evidenziava una differenza tra il TAEG pattuito e quello effettivamente applicato.

Parte attrice, pertanto, concludeva per la nullità della clausola interessi del contratto di mutuo con conseguente restituzione di tutte le somme indebitamente corrisposte all’Istituto di Credito.

La Banca convenuta evidenziava l’infondatezza della tesi diretta a sommare interessi corrispettivi e moratori sulla scorta della disomogeneità – per finalità, per natura, per presupposti e, altresì, per diversi profili causali e di disciplina positiva – degli stessi ed in ragione della mancata inclusione del tasso di mora nelle rilevazioni periodiche effettuate conformemente alle Istruzioni impartite in merito da Banca d’Italia. Quanto alla divergenza tra TAEG pattuito e TAEG effettivamente applicato parte convenuta evidenziava l’erroneità delle risultanze della CTP nelle operazioni di ricalcolo del piano di ammortamento c.d. alla francese.

Nell’accogliere le osservazioni della Banca convenuta il Tribunale si discosta – motivatamente – dall’orientamento promosso con la recentissima Cassazione 27442 del 30.10.20181 (senza per ciò disattenderne le conclusioni) avallando una – diversa – lettura conforme del dato normativo, anche alla luce delle recenti SS.UU., 16303/20182.

Quanto alla asserita divergenza tra TAEG pattuito e TAEG effettivamente applicato il Tribunale rileva l’erroneità di ricalcolo del piano di ammortamento sviluppato dal consulente di parte attrice.

IN DIRITTO

  • Sull’usurarietà degli interessi moratori

Nell’analizzare la doglianza relativa alla presunta usurarietà del tasso di mora sollevata da parte attrice il Tribunale puntualizza, in via del tutto preliminare, come non si possa procedere ad una mera sommatoria di tutti gli oneri posti a carico dei mutuatari, anche di quelli eventuali, come l’interesse di morase non adeguando il tasso soglia di riferimento alla voci di costo che non sono prese in considerazione trimestralmente  dalla Banca d’Italia nelle rilevazioni effettuate sulla scorta dei criteri indicati nelle relative Istruzioni per il calcolo del TEGM dettate dallo stesso Istituto di Vigilanza.

Volendo fare una breve osservazione in merito è opportuno rilevare che, come puntualizzato dal Tribunale, la maggiorazione dei 2,1% – nelle more aggiornata dall’art. 3, comma 4 e 5 dei decreti ministeriali del 2018 e differenziata in base alla tipologia di operazione3 – trova la ratio, prima ancora che nella disomogeneità tra le diverse tipologie di interessi, in logiche di carattere matematico-finanziario; d’altro canto, opinare diversamente significherebbe confrontare l’interesse moratorio con soglie aventi criteri disomogenei ed asimmetrici rispetto ai primi.

A sostentamento della propria domanda parte attrice ha richiamato quella parte della giurisprudenza4 che, ai fini della valutazione dell’usurarietà degli interessi pattuiti, ritiene necessario procedere alla somma aritmetica di tutte le voci di costo contrattualmente previste, indipendentemente dalla natura remuneratoria o sanzionatoria delle stesse.

Cionondimeno il Tribunale, aderendo all’orientamento contrario – già promosso nei precedenti dello stesso Tribunale5 – ha ritenuto che, anche innanzi alla non vincolatività dei chiarimenti forniti da Banca d’Italia (in quanto fonti secondarie), sia quantomeno necessario conformarsi ad essi, da un lato, in ragione della prassi commerciale formatasi in tema di risarcimento del danno – la quale prevede tassi di mora ben maggiori di quelli corrispettivi – e, dall’altro, in virtù della conformità di tale rilevazione al ciclo economico-finanziario caratterizzante la società attuale.

A supporto di tale ricostruzione il Tribunale richiama una recente pronuncia della Corte di legittimità (Cass. N. 12965/2016) che ha raccomandato di evitare, giacché impropri e fuorvianti, raffronti tra il Tegm individuato dalla Banca d’Italia trimestralmente ed il tasso applicato nel caso di specie, ma individuato con criteri difformi da quelli utilizzati dall’Istituto di Vigilanza, e tanto con riferimento ad ogni onere del finanziamento, dalle commissioni di massimo scoperto nelle anticipazioni bancarie all’interesse moratorio. Sul punto il Tribunale richiama le recenti SS.UU 16303/2018 evidenziando l’illogicità (quanto alla CMS, oggetto di separata rilevazione da parte di Banca d’Italia) della tesi che tenda ad una verifica della liceità del tasso concreto convenuto rispetto ad un TEGM di legge individuato a mezzo di rilevazioni trimestrali sulla scorta di soglie aventi criteri disomogenei ed asimmetrici.

In tal senso, a fronte di un dato normativo che richiede la piena rispondenza al dettato di legge degli elementi da prendere in considerazione per le rilevazioni trimestrali (art. 644, commi 3 e 4, c.p.), in difetto di tale rispondenza, si solleverebbe un serio problema di disapplicabilità di detti atti amministrativi per contrasto con disposizioni di rango primario, con conseguenti problemi quanto alla stessa configurabilità dell’usura presunta basata sulla determinazione del tasso soglia sulla scorta delle rilevazioni dei tassi medi mediante un atto amministrativo di carattere generale (Cass. SS.UU., 16303/2018), così venendo a mancare ogni forma di tutela avverso i fenomeni di carattere usuraio, conseguenza quest’ultima non attentamente presa in esame da quel filone giurisprudenziale che opina diversamente raffrontando il tasso moratorio sic et simpliciter con quello soglia calcolabile trimestralmente sulla scorta del TEGM rilevato dalla Banca d’Italia (da ultimo Cass. Civ. 27442 del 30.10.2018).

È condivisibile, pertanto, l’assunto secondo cui è doveroso preservare la valenza dei decreti ministeriali, quali unico parametro oggettivo che rende possibile in concreto la verifica della sussistenza dell’episodio usuraio, adeguandoli al caso concreto mediante la predisposizione di correttivi che aiutino a superare ogni problematica in termini di disomogeneità e/o asimmetria dei parametri presi in considerazione. 

In merito alla divergenza tra Taeg contrattualmente pattuito e Taeg effettivo il Tribunale evidenzia come la stessa sia il frutto della errata metodologia adottata da parte attrice nel ricalcolo del piano di ammortamento alla francese.

 Qui la pronuncia: Tribunale di Lecce, sentenza n. 3988 del 29.11.2018, rel. Dr. Paolo Moroni

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap