Risarcimento per furto del contenuto delle cassette di sicurezza bancarie



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 Cass. Civ., Sez. I, n. 16870 del 26.06.2018

di Michael Lecci e Marco Chironi

 


Con la sentenza in commento i giudici della Suprema Corte affrontano il – delicato – tema della responsabilità della Banca nel caso di furto di quanto depositato nelle cassette di sicurezza, confermando il principio espresso dalla stessa con sentenza n. 28835 del 27.12.2011, secondo cui il furto non rientra nel caso fortuito.

PREMESSA

La vicenda de qua trae spunto da un furto perpetrato nel caveau di un istituto di credito da ignoti ladri che si erano rifugiati nei locali della Banca per tre notti. A seguito di un complessa vicenda processuale che vedeva contrapporsi la Banca con i clienti i cui beni era stati trafugati dalle cassette di sicurezza, la vicenda ritornava per la seconda volta innanzi alla Suprema Corte.

La Banca negava qualsivoglia responsabilità a suo carico sul presupposto che sulle porte non vi fosse alcun segno di infrazione e/o forzatura; conseguentemente deduceva l’assenza di colpa grave e limitava la sua responsabilità risarcitoria a quanto prescritto dalla relativa clausola contrattuale. I clienti, contrariamente, insistevano con la richiesta di risarcimento integrale dei danni subìti per la perdita dei beni tenuti in custodia dalla Banca nelle cassette.

IN DIRITTO

Con il contratto di cassetta di sicurezza la Banca assume la responsabilità riferita a prestazioni di custodia; le cassette di sicurezza trovano approdo normativo nell’art. 1839 c.c.. secondo cui “la banca risponde verso l’utente per l’idoneità e la custodia dei locali e per l’integrità delle cassette, salvo il caso fortuito”. Al netto delle diverse modalità del contratto stabilite dai diversi istituti bancari, si può evincere che il tratto comune di tali contratti consista nella presunzione di responsabilità della banca nei confronti del cliente. In merito, occorre preliminarmente evidenziare che alla Banca non è consentito, salvo particolari eccezioni, verificare il contenuto depositato in cassetta. Nel caso di danno patito dal cliente la Banca potrà esonerarsi da responsabilità solo qualora dimostri che il danno sia conseguenza del caso fortuito, ovvero dimostrando che l’inadempimento dell’obbligazione, ex art. 1218 c.c. sia riconducibile ad una impossibilità oggettiva e non imputabile alla Banca; al riguardo, conformemente all’orientamento già espresso con la pronuncia 28835/2011 della Suprema Corte e ribadito con la sentenza de qua, nella nozione di “caso fortuito” non sono annoverabili le ipotesi di furto in quanto sicuramente prevedibili dalla Banca, in considerazione della stessa natura della prestazione dedotta nel contratto (Cass. Civ. 7084/05; 8065/97; 5421/92).

Invero, nelle ipotesi di furto, la Banca ha l’onere di dimostrare l’idoneità (per il lato materiale) e custodia dei locali anche mediante la predisposizione di adeguati sistemi di sicurezza che possano salvaguardare la struttura e, a fortiori, i locali dove la cassetta è contenuta; tale disposizione va intesa nel senso che la banca non debba – esclusivamente – limitarsi alla custodia della cassetta in sé per sé ma debba garantire la sua buona e perfetta conservazione.  

Particolarmente meritevole di attenzione è la circostanza per cui, come evidenziato dagli ermellini, la prova liberatoria della responsabilità della Banca non possa essere fornita mediante l’asserzione che “la porta si presentava integra e che l’impianto d’allarme era adeguato…essendo stato implementato in correlazione con gli standards dell’epoca”. Nondimeno, nel caso di specie, era stato accertato che la porta corazzata del caveau ed in particolare la porta di soccorso era priva di serratura a tempo ed è stata aperta senza scasso, così come non erano stati riscontrati segni di effrazione alle porte e finestre salvo il cancelletto interno al caveau.

A fronte di tali elementi i giudici hanno considerato non superata la presunzione posta a carico della Banca ai sensi dell’art. 1839 c.c.

  • DANNO RISARCIBILE

Relativamente all’ammontare del risarcimento derivante dal furto del contenuto della cassetta, il giudice può basarsi anche solo sul giuramento estimatorio del cliente danneggiato, in quanto, lo si ribadisce, la banca non può controllare il contenuto depositato in cassetta. A tal proposito, la Banca non può adoperare clausole di limitazione del valore e neppure contestare al cliente la mancata dichiarazione, prima del furto, degli oggetti e dei valori depositati nella cassetta. In tale ultimo caso, la Suprema Corte ha puntualizzato che l’ammontare del risarcimento non può essere ridotto nemmeno laddove il cliente non abbia informato la Banca del contenuto della cassetta di sicurezza.

La ratio dell’inesistenza di tale obbligo è da individuare nella particolare esigenza di riservatezza che caratterizza tale tipologia di servizio offerto dalla Banca.

In tale contesto, la nullità della clausola limitativa della responsabilità trova fondamento nell’art. 1229 del codice civile, il quale prescrive la nullità “del patto che esclude o limita preventivamente la responsabilità del debitore per dolo o per colpa grave”.

 

Qui la pronuncia: Cass. Civ., Sez. I, n. 16870 del 26.06.2018

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