Didascalica decisione in tema di assegno bancario privo di data di emissione



1 min read

Cass. Civ. Sez. VI Ord. n. 24144 del 3 ottobre 2018 

di Donato Giovenzana

 


La Suprema Corte, investita del thema decidendum, si è chiaramente espressa sulla valenza dell’assegno privo di data di emissione quale promessa di pagamento.

Per gli Ermellini, invero, costituisce nozione di base, elementare – ex art. 2702 c.c.- che la validità – come anche l’utilizzabilità probatoria – di una scrittura privata prescinda, in sé, dalla presenza o meno di una data apposta sul relativo documento (ché ciò, ovviamente, non preclude la possibilità di provare, ove occorra, l’effettiva collocazione temporale delle dichiarazione portate dal documento).

A questa regola generale – evidenziano i Supremi Giudici – non si sottrae l’assegno bancario laddove lo stesso venga utilizzato non già come titolo di credito, bensì come semplice scrittura privata, secondo quanto può avvenire tra le parti dirette del rapporto causale, che è sottostante all’emissione del titolo. Del resto, la stessa norma dell’art. 2, comma 1, legge ass. dichiara in modo espresso che il «titolo», su cui non risulta vergata la data di emissione, «non vale come assegno bancario».

In coerenza con tali principi, il consolidato orientamento di legittimità ritiene che l’assegno bancario privo di data di emissione ben possa essere ritenuto come espressivo di una promessa di pagamento ex art. 1988 c. c., che il traente rivolge al prenditore, a mezzo dell’ordine di pagamento impartito alla banca trattaria.

 

Qui la decisione: Cass. Civ. Sez. VI Ord. n. 24144 del 3 ottobre 2018 

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap