Violazione dei doveri informativi nei confronti dell’investitore: mancata acquisizione del profilo di rischio o assenza del prospetto informativo dell’investimento



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Cass. civ., sez VI, Sent. n. 24142 del 3 ottobre 2018

 

di Donato Giovenzana 

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della Banca avverso la sentenza della Corte d’Appello di Milano.

 
  • L’Iter giudiziale
  1. Il Tribunale di Milano ha accolto le domande avanzate dagli attori/investitori, rilevando in specie che risultava manifesto il grave inadempimento della Banca, attesa la mancata prova da parte dello stesso istituto finanziario di aver agito con diligenza e correttezza nell’interesse del cliente …, nonché di avere fornito agli investitori informazioni adeguate sulla natura, rischi e implicazioni della specifica operazione;
  2. la Corte di Appello di Milano ha confermato la valutazione espressa dal primo giudice. In particolare, essa ha riscontrato la peculiare rilevanza della totale mancanza della comunicazione del profilo di rischio alla Banca da parte degli investitori, che pertanto non potrebbero essere considerati come investitori esperti e disponibili a correre rischi. Ha altresì considerato come, al di là di ogni altra cosa, l’operazione di acquisto dei titoli Cirio, Argentina e Buenos Aires non rientrasse nell’ambito di rischio tollerabile da parte di un comune institore, stante la mancanza di prospetti correlati all’epoca degli investimenti: il solo prospetto risultante agli atti era quello relativo all’anno 2005 e rappresentativo di un paniere di investimento in un momento ben successivo a quello degli acquisti contestati, i quali risalivano invece agli anni 2000 e 2001. Ha messo in evidenza, infine, l’apprezzabile incidenza degli acquisti dei detti titoli rispetto al patrimonio degli investitori, nonché la palese e manifesta mancanza di informazioni recepite e fornite dalla Banca.
La Cassazione – nel respingere le censure formulate dalla Banca – ha precisato che
 
l’impostazione adottata dalla Banca ricorrente non risulta coerente con lo specifico sistema normativo delineato dal TUF e dal Regolamento Consob.
Infatti, secondo l’orientamento maggioritario della giurisprudenza di legittimità, la normativa relativa al settore dei servizi di investimento pone un’incisiva serie di doveri informativi a carico degli intermediari: l’imposizione dei questi compiti non è fine a sé stessa, ma è direttamente funzionale, invece, a far acquisire al cliente l’effettiva consapevolezza dell’investimento, che viene concretamente in rilievo. Poste le prescrizioni di cui al TUF (come formate, prima di tutto, dalle clausole generali di cui all’art. 21) e della disciplina regolamentare, come pure la specifica finalità di protezione del cliente (inteso che risparmiatore che investe, secondo la prospettiva tracciata, nel vertice, dall’art. 47 Cost.), si deve dunque ritenere che, nell’economia della singola operazione l’obbligo informativo assuma rilievo determinante, essendo diretto ad assicurare scelte di investimento realmente consapevoli; per modo che, in assenza di un consenso informato dell’interessato, il sinallagma del singolo negozio di investimento manchi di trovare piena attuazione. La prescrizione (legale e poi regolamentare) di peculiari e pregnanti doveri informativi a carico degli intermediari e nell’interesse dei clienti risparmiatori, con particolare riguardo ai titoli di cui ai possibili investimenti, attinge a propria ragione d’essere la funzione di orientamento verso scelte di investimento che siano consapevoli e ragionevoli.
Di conseguenza, la condotta dell’intermediario, che trascura di assolvere i doveri impostogli dalla legge, si manifesta, in sé stessa, come fattore di disorientamento del risparmiatore ovvero come scorretto orientamento di questi verso le scelte di investimento, cioè. Conseguentemente, il riscontro della mancata prestazione dell’informazione, che risulta dovuta dagli intermediari, viene propriamente a ingenerare una presunzione di riconducibilità ad essi dell’operazione, salva comunque restando la possibilità dell’intermediario di provare eventuali circostanze atte a interrompere tale nesso eziologico.

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