Principio di non contestazione nel giudizio arbitrale



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Nota a ACF, 28 settembre 2018, n. 877

di Antonio Zurlo

 


L’Arbitro per le Controversie Finanziarie, con il recentissimo provvedimento qui annotato, senza soluzione di continuità con l’orientamento già espresso in alcune precedenti decisioni, ha rilevato come, nell’ambito del procedimento di risoluzione stragiudiziale delle controversie finanziarie, possa trovare applicazione il principio, di matrice processuale – civilistica, di non contestazione, ex art. 115, primo comma, c.p.c., in ossequio del quale i fatti non specificamente contestati dalla parte costituita possono essere posti dal giudice a fondamento della decisione, senza che occorra dimostrarli.

Nel caso in cui l’intermediario, nelle proprie deduzioni difensive, non abbia formulato argomentazioni sui fatti occorsi e, consequenzialmente, non possa reputarsi correttamente assolto l’onere probatorio su questo incombente (per il principio di c.d. vicinanza alla prova)[1], né, al contempo, abbia revocato in dubbio le doglianze sollevate dall’investitore, non può che ritenersi accertato, assumendo la documentazione in atti, che l’operazione di investimento, oggetto di contestazione, sia avvenuta nei termini prospettati dalla parte ricorrente, con l’effetto di doversi ritenere acclarata la denunciata violazione degli obblighi di condotta incombenti sullo stesso resistente[2].

Il Collegio evidenzia, inoltre, come, in altra occasione non dissimile da quella oggetto del ricorso de quo, fosse già stata espressamente statuita la possibilità di applicare nel caso di specie il principio desumibile dall’art. 115, comma 2, cod. proc. civ., a mente del quale è possibile porre a fondamento della decisione i fatti non specificamente contestati dalla parte costituita[3].

Da ultimo, non pare possa essere sottaciuta la circostanza che, nelle controversie concernenti la corretta prestazione dei servizi di investimento, così come disciplinati dall’art. 23 TUF, il ricorrente possa limitarsi ad allegare l’inadempimento degli obblighi inerenti la corretta esecuzione del servizio, e che, specularmente, gravi sull’Intermediario la prova contraria: tale determinazione si traduce, su di un piano più strettamente pragmatico – operativo, in un onere difensivo più stringente per quest’ultimo, che, anzi, si rafforza nel contesto del procedimento avanti l’ACF, ai sensi del disposto dell’art. 11, comma 4, Regolamento ACF (che, infatti, onera l’Intermediario della trasmissione, nei trenta giorni successivi alla presentazione del ricorso, all’Arbitro delle proprie deduzioni, corredate da tutta la documentazione afferente al rapporto controverso, in un’ottica di “cooperazione”, al fine di consentire un efficace ed efficiente funzionamento del sistema di definizione stragiudiziale)[4].

[1] Così dispone testualmente l’art. 15, secondo comma, del Regolamento sull’ACF: «[…] Il collegio accoglie la domanda quando, sulla base delle allegazioni e dei documenti prodotti dalle parti, ne ritiene sussistenti i fatti costitutivi, tenuto conto che spetta all’intermediario la prova di avere assolto agli obblighi di diligenza, correttezza, informazione e trasparenza nei confronti degli investitori. […]».

[2] In tal senso, ACF, 16 gennaio 2018, n. 194.

[3] Così, ACF, 22 marzo 2018, n. 349.

[4] V. ACF, 22 marzo 2018, n. 349.

 

Qui la decisione: ACF, 28 settembre 2018, n. 877

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