Legittimato a proporre querela il direttore della filiale bancaria in cui si è consumato il reato di truffa



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Cassazione, sez. II Penale, sent. n. 39069 del 28.08.2018
di Donato Giovenzana -Legale d’impresa

Importante e decisivo approdo della Suprema Corte relativamente ad una vexata quaestiovalidità della querela presenta dal direttore di una filiale bancaria, tenuto conto degli artt. 120 c.p. e 337 n. 3 c.p.p.

 
Secondo gli Ermellini in tema di individuazione della persona offesa, cui compete il diritto di querela, deve intendersi tale il soggetto passivo del reato, ossia colui che subisce la lesione dell’interesse penalmente protetto. Possono pertanto coesistere più soggetti passivi di un medesimo reato, che vanno individuati, appunto, con riferimento alla titolarità del bene giuridico protetto.
 
In tema di furto, sono stati ritenuti legittimati in proprio a proporre querela per furto in un supermercato sia il direttore che il commesso, posto che la qualità di persona offesa compete, in simile evenienza, non solo al titolare di diritti reali, ma anche ai soggetti responsabili dei beni posti in vendita Ed anche le SS.UU.  hanno affermato che nei reati contro il patrimonio il bene giuridico protetto va individuato anche nel possesso inteso come relazione di fatto con la cosa.
 
Per il che il diritto di querela per il delitto di truffa spetta, indipendentemente dalla formale attribuzione del potere di rappresentanza, anche all’addetto di un esercizio commerciale che si sia personalmente occupato, trovandosi al bancone di vendita, della transazione commerciale con cui si è consumato il reato, assumendo egli, in quel frangente, la responsabilità in prima persona dell’attività del negozio e rivestendo pertanto la titolarità di fatto dell’interesse protetto dalla norma incriminatrice.
 
In senso analogo è stato ribadito che il diritto di querela per il delitto di truffa spetta anche al gestore dell’esercizio commerciale che, indipendentemente dalla formale investitura dei poteri di rappresentanza legale da parte dell’impresa fornitrice i beni oggetto del reato, li abbia commercializzati in nome e per conto della stessa, assumendosi in prima persona la responsabilità di qualsivoglia operazione inerente alla vendita del prodotto medesimo.
 
Pertanto, in tema di individuazione della persona offesa, cui compete il diritto di querela, deve farsi riferimento al soggetto passivo della condotta e dunque a colui che subisce la lesione dell’interesse penalmente protetto.
 
Ne consegue che, in tema di truffa, il responsabile della filiale di banca, il quale ha esposto di essersi personalmente occupato della transazione, debba considerarsi persona offesa e dunque titolare in proprio di un autonomo diritto di querela in quanto responsabile, in quel frangente, delle attività dell’istituto bancario e delle eventuali conseguenze pregiudizievoli per l’interesse dell’ente da lui rappresentato.
 
La Suprema Corte, in relazione poi al danno, ha richiamato un caso analogo a quello in trattazione, in esito al quale è stato affermato che l’ottenimento con generalità false dell’apertura di un conto corrente bancario può costituire ingiusto profitto con correlativo danno della banca, costituito dalla sostanziale assenza della benché minima garanzia di affidabilità del correntista, atteso che la disponibilità di un conto corrente bancario dà la possibilità di emettere assegni oltre che di fruire di tutti gli altri servizi connessi all’esistenza del rapporto in questione.

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