Presunzione di responsabilità della compagnia assicuratrice in caso di vendita di prodotti assicurativi “fantasma”



Corte di Cassazione, III Sez. civ., Sentenza n. 20787 del 20 agosto 2018 

di Donato Giovenzana – Legale d’impresa

Anche in ambito assicurativo si applica lo stesso principio di responsabilità elaborato in tema di intermediazione finanziaria: in caso di vendita da parte di suo agente di prodotti assicurativi “fantasma” – polizze vita “inesistenti” –, la compagnia assicuratrice è tenuta solidalmente a risarcire il danno patito dal cliente, senza che sia necessario che il soggetto danneggiato provi il dolo o la colpa della stessa società assicuratrice.

 
La Suprema Corte ha affermato che, in tema di responsabilità indiretta di una società per i danni arrecati a terzi dagli agenti nello svolgimento delle incombenze loro affidate, l’accertamento di un rapporto di necessaria occasionalità tra fatto illecito del preposto ed esercizio delle mansioni affidategli comporta l’insorgenza di una responsabilità (anche) diretta a carico della società.
 
Secondo gli Ermellini, anche se detto principio è stato affermato in materia di intermediazione finanziaria, si ritiene che possa essere trasposto anche nell’ambito delle prestazioni assicurative in quanto il rapporto trilaterale fra cliente, agente  e compagnia assicurativa ha una struttura analoga.
 
Al riguardo  è stato infatti ritenuto che nel giudizio sulla responsabilità di una compagnia di assicurazioni, ex art. 2049 c.c., per il fatto illecito del suo agente, che abbia venduto un prodotto assicurativo “fantasma” impossessandosi del denaro versato dal risparmiatore per l’acquisto, il giudice di merito, accertata la responsabilità dell’agente, è tenuto a verificare la sussistenza di un nesso di occasionalità necessaria tra l’attività di questi e la commissione dell’illecito, ravvisabile ove sia stata agevolata o resa possibile dalle incombenze affidate all’agente, mentre non è necessario che il danneggiato provi i dolo o a colpa della società assicuratrice, ovvero di aver verificato la reale esistenza e la riconducibilità alla stessa del prodotto venduto.
 
In proposito, secondo i Supremi Giudici, la Corte territoriale ha fornito una congrua e sufficiente motivazione in ordine alla sussistenza del nesso di occasionalità fra l’attività svolta dall’agente assicurativo, la messa a disposizione di tutte le attrezzature necessarie per svolgere la sua attività sotto l’egida della compagnia di assicurazione per un tempo non breve e l’omessa esecuzione di debiti controlli.
 
Per il che, conclusivamente, il ricorso avanzato dalla compagnia di assicurazione è stato dichiarato inammissibile.
Qui la pronuncia: Cassazione_20787_2018

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