Rigetto del piano del consumatore tra fideiussioni, cariche sociali e requisiti di fattibilità



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Trib. Lecce, decreto del 06.04.2018

di Michael Lecci

 


Con la pronuncia in commento il tribunale di Lecce (decreto del 06.04.2018), rigettava un piano del consumatore dopo aver negato la qualifica di “consumatori” ai soggetti proponenti (ai sensi e per gli effetti dell’art. 6, comma II, lett. b) della legge 3/2012) in ragione delle fideiussioni dai medesimi prestate nei confronti di società di cui ricoprivano cariche sociali; più specificamente il giudice, a seguito delle contestazioni sollevate dai creditori in sede di memorie, le quali vertevano sia sull’insussistenza dei requisiti soggettivi necessari per poter accedere alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento sia sulla non fattibilità e/o meritevolezza del piano stesso alla luce delle numerose esposizioni debitorie dei medesimi, decideva per il rigetto dell’omologazione del piano del consumatore.  

Preliminarmente all’esame del caso sottoposto al vaglio del tribunale di Lecce, pare opportuno soffermarsi (sinteticamente) sui requisiti normativamente previsti per accedere al piano del consumatore.

Excursus normativo:

  • Requisiti soggettivi:

I requisiti soggettivi ai fini dell’accesso alla procedura sono previsti all’art 6, comma 2, L. 3/2012; in particolare, è ivi sancito che debba considerarsi consumatore “il debitore persona fisica cha ha assunto obbligazioni esclusivamente per scopi estranei all’attività imprenditoriale o professionale eventualmente svolta”.

Per dissipare i non pochi dubbi sussistenti intorno alla definizione di “consumatore” è intervenuta la Corte di Cassazione, sez. I, 01.02.2016, con la sent. n. 1869, enucleando un principio di diritto chiaro e preciso sull’individuazione dei presupposti soggettivi per accedere alla procedura del piano del consumatore. Più nel dettaglio, si è espressa in questi termini la Suprema Corte: “Ritiene questa Corte che la prescritta destinazione dei debiti a scopi estranei rispetto all’attività d’impresa o di professione, precisata in negativo (e solo eventualmente svolta, cioè con riguardo al passato), permetta allora di rinvenirne la compatibilità innanzitutto con il consumatore sovraindebitato che non sia o non sia mai stato né imprenditore né professionista, con chi lo sia stato e però non lo sia tuttora ovvero chi lo sia tuttora – nell’accezione dimensionale interna ai requisiti di accesso più generali di cui alla L.3/2012- ma non annoveri più tra i debiti attuali quelli un tempo contratti in funzione di sostentamento di quelle attività”. In sostanza la Corte di Cassazione ha distinto tre categorie di soggetti che possano usufruire di tale istituto: chi non sia e non sia mai stato imprenditore/professionista; chi lo sia stato in passato e non lo sia nel momento in cui intende accedere alla presente procedura; chi sia attualmente professionista/imprenditore ma non sia fallibile. Ebbene, con riferimento alle ultime due categorie di soggetti, la Cassazione ha imposto che gli stessi, al momento della richiesta di accesso alla procedura de qua, non debbano annoverare nella complessiva esposizione debitoria obbligazioni dirette ed indirette connesse all’attività imprenditoriale/professionale, nonché partecipative della finalità speculativa tipica dell’attività d’impresa.

Sicuramente, in linea di principio, anche un imprenditore o professionista può accedere al Piano del Consumatore, ad esempio ove le obbligazioni che si intendano comporre siano state contratte per esigenze familiari, extraprofessionali e/o come forma di sussidio – con spirito di solidarietà sociale – in favore dell’attività professionale/imprenditoriale di terzi. Tuttavia, quanto innanzi evidenziato non può configurarsi allorquando l’obbligazione sia stata contratta al fine di investire in una propria attività, o in una società partecipata, ovvero per garantire la restituzione della somma investita. In ogni caso, ove anche il debitore abbia ad esempio dismesso la qualifica di socio e cedute le quote di partecipazione in una società, giammai potrà essere qualificato consumatore, laddove, tra le obbligazioni che intende includere nel Piano del Consumatore, annoveri ancora quelle generate in funzione di sostentamento e/o di garanzia dell’attività imprenditoriale un tempo oggetto di partecipazione societaria.      

  • Requisito di meritevolezza e di fattibilità:

Con riferimento ai requisiti oggettivi, di cui agli artt. 7, 8 e 9 della L. 3/2012, previsti a pena di inammissibilità[1] alla procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento (ai sensi dell’art. 12 bis della medesima legge) è sancito che  la proposta non è ammissibile quando il debitore, anche consumatore:

  1. a) è soggetto a procedure concorsuali diverse da quelle regolate dal presente capo;
  2. b) ha fatto ricorso, nei precedenti cinque anni, ai procedimenti di cui al presente capo;
  3. c) ha subìto, per cause a lui imputabili, uno dei provvedimenti di cui agli articoli 14 e 14-bis;
  4. d) ha fornito documentazione che non consente di ricostruire compiutamente la sua situazione economica e patrimoniale. 2-bis. Ferma l’applicazione del comma 2, lettere b), c) e d), l’imprenditore agricolo in stato di sovraindebitamento può proporre ai creditori un accordo di composizione della crisi secondo le disposizioni della presente sezione.
  • I requisiti soggettivi nella vicenda proposta al vaglio del tribunale di Lecce

Partendo da quanto innanzi precisato, appare non revocabile in dubbio come laddove l’esposizione debitoria dei “consumatori” annoveri ancora, al momento della proposizione del piano, obbligazioni contratte da quest’ultimi in favore di società presso le quali ricoprivano le cariche di soci e/o amministratori e, tali debiti risultino contratti per far fronte ad investimenti nell’attività d’impresa e che gli stessi (proponenti) abbiano agito, non come soggetti terzi, ma come diretti interessati all’attività d’impresa, in ragione della loro partecipazione societaria e dei ruoli direttivi ricoperti nelle stesse e, quindi, con finalità di tipo speculativo, i soggetti proponenti non potranno accedere alla procedura di sovraindebitamento, nella figura del piano del consumatore.

In particolare, nel caso di specie, in capo ai coniugi proponenti si rinvenivano esposizioni debitorie aventi origine in garanzie (ipoteche e fideiussioni) prestate in favore di società di cui erano soci (e di cui ricoprivano, o avevano ricoperto, cariche direttive) al momento della stipulazione della garanzia.

Ma non è tutto; la Cassazione sopra richiamata, infatti, ha altresì affermato che “la nozione di consumatore per essa abilitato al piano, come modalità di ristrutturazione del passivo e per le altre prerogative ivi previste, non abbia riguardo in sé e per sé ad una persona priva, dal lato attivo, di relazioni d’impresa o professionali, invero compatibili se pregresse ovvero attuali, purché non abbiano dato vita ad obbligazioni residue, potendo il soggetto anche svolgere l’attività di professionista o imprenditore, invero solo esigendo l’art. 6, co. 2, lett. b) una specifica qualità della sua insolvenza finale, in essa cioè non potendo comparire obbligazioni assunte per gli scopi di cui alle predette attività ovvero comunque esse non dovendo più risultare attuali, essendo consumatore solo il debitore che, persona fisica, risulti aver contratto obbligazioni — non soddisfatte al momento della proposta di piano – per far fronte ad esigenze personali o familiari o della più ampia sfera attinente agli impegni derivanti dall’estrinsecazione della propria personalità sociale, dunque anche a favore di terzi, ma senza riflessi diretti in un’attività d’impresa o professionale propria”.

Nel decreto con cui ha rigettato il piano del consumatore, il giudice, conformandosi ai principi enunciati dalla pronuncia sopra richiamata (Cass. 1869/2016), ricostruisce una figura di consumatore compatibile con la ratio della normativa di cui alla legge n. 3 del 2012. Più specificamente, il giudice evidenzia la distinzione tra la figura di consumatore delineata dalla summenzionata Cassazione e quella emergente dalla giurisprudenza formatasi in sede di applicazione del d.lgs. n. 206 del 2005, il quale esclude che possa qualificarsi come tale chi ha contratto un ‘obbligazione in conseguenza di fideiussione prestata in favore di un terzo per un debito imprenditoriale in base alla considerazione che la qualificazione del debito condiziona quella del debitore; in particolare è stato ripetutamente affermato il principio secondo cui “la tutela del consumatore è da escludere quando il contratto di fideiussione sia stato concluso da una persona fisica che agisce a garanzia di un debito contratto da un soggetto che agisce nell’ambito della sua attività professionale” Cassazione con sentenza n. 25212 del 29.11.2011.

Contrariamente, a corroborazione del principio di cui alla Cass. 1869/2016, vi è la Corte di Giustizia europea, la quale, con sent. n. 74, sez. VI 19.11.2015, ha statuito: “Gli articoli 1, paragrafo 1, e 2, lettera b), della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, devono essere interpretati nel senso che tale direttiva può essere applicata a un contratto di garanzia immobiliare o di fideiussione stipulato tra una persona fisica e un ente creditizio al fine di garantire le obbligazioni che una società commerciale ha contratto nei confronti di detto ente in base a un contratto di credito, quando tale persona fisica ha agito per scopi che esulano dalla sua attività professionale e non ha alcun collegamento di natura funzionale con la suddetta società”, quale può essere, ad esempio, come nota la stessa Corte in motivazione, “l’amministrazione di quest’ultima o una partecipazione non trascurabile al suo capitale sociale”.

A seguito di tali richiami giurisprudenziali il giudice nega la qualifica di “consumatore” in capo al soggetto (amministratore e socio di una società) che abbia contratto un’obbligazione fideiussoria in favore della società, in quanto, in tal modo, sussisterebbe quel collegamento funzionale con la società medesima tale da precludere l’accesso al piano del consumatore; contrariamente, sarà qualificabile come consumatore colui che abbia garantito con una fideiussione un debito di un congiunto imprenditore individuale o dell’impresa di cui lo stesso congiunto è socio.

Sulla base delle suesposte considerazioni e,  in virtù delle cariche sociali ricoperte dai coniugi nelle società nei cui confronti residuano debiti che ebbero a garantire contestualmente al momento in cui erano ancora soci/amministratori, il giudice ha rigettato la richiesta di omologazione del piano proposto dai coniugi sovraindebitati.

  • I requisiti di fattibilità e meritevolezza

Nonostante l’efficacia dirimente dell’accertata insussistenza dei requisiti soggettivi per l’accesso alla procedura da sovraindebitamento il giudice, per completezza argomentativa, si è espresso anche in merito alla fattibilità del piano del consumatore di specie. In particolar modo, la criticità di maggior rilievo emergente dall’analisi dettagliata del piano del consumatore proposto dai coniugi, verteva sul mancato riferimento al fallimento della società nei cui confronti i coniugi ricoprirono la carica di soci/amministratori; il fallimento, non risultante in alcun modo dal piano, rendeva difficilmente recuperabili i crediti vantati nei confronti della società medesima e posti a fondo rischi per il soddisfacimento dei creditori in caso di riforma (in sede di appello) di un provvedimento relativo ad un credito da lavoro vantato da uno dei due coniugi.

Al netto dell’elencazione degli ulteriori rilievi relativi alla fattibilità del piano, la sussistenza di alcune lacune inerenti esposizioni debitorie e/o il fallimento della società posta a garanzia del soddisfacimento dei creditori, ha spinto il giudice a valutare il piano di specie in termini negativi.

[1] Sulla mancanza dei presupposti per difetto di meritevolezza e conseguente non omologazione del piano Trib. Santa Maria Capua Vetere Sez. III, 14-02-2017.

Qui il decreto: Trib. Lecce, 06.04.2018, Decreto rigetto omologazione piano del consumatore

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