Diversa natura di interessi corrispettivi e moratori ed esclusione della commissione di estinzione anticipata dal calcolo del Taeg



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 Trib. Palermo, Ordinanza del 13.04.2018

di Lecci Michael

 


Premessa

La vicenda in esame ha ad oggetto una serie di contestazioni inerenti l’usura convenuta, tanto con riferimento agli interessi corrispettivi quanto con riferimento a quelli di mora, relativamente ad un contratto di mutuo.

In diritto

In via preliminare il giudice si sofferma sul principio di diritto affermato dalla Cassazione con la nota pronuncia n° 350/2013[1], dandone una interpretazione adeguata e coerente con il sistema normopositivo: in tal senso, il giudice ribadisce, come già rilevato da un’altra importante sentenza della Consulta (n.29/2002), che la disciplina relativa al tasso soglia riguardi anche gli interessi moratori in sé considerati. Invero, anche in relazione ai medesimi occorrerà verificare l’eventuale superamento del tasso soglia con conseguente declaratoria di nullità delle medesime previsioni. Tale principio appare ormai saldo e non contestato.

Contrariamente, la questione oggetto di vivace dibattito nelle corti di merito  su cui il giudice fa (solo in parte) chiarezza riguarda il calcolo del tasso soglia “di mora”. Nella pronuncia de qua, infatti, il giudice afferma che la “maggiorazione di tre punti a titolo di mora” cui fa riferimento la Suprema Corte, non implica la sommatoria tra i tassi corrispettivi e i tassi moratori ma riguarda una specifica modalità di pattuizione del tasso di mora contrattuale. La sommatoria tra tasso moratorio e tasso corrispettivo comporterebbe l’unione di condizioni pattizie aventi differente natura. Proprio tale differente natura attribuisce all’interesse di mora carattere sostitutivo e non additivo del tasso corrispettivo[2].

Sulla non inclusione della commissione di anticipata estinzione nel Taeg

Su tale punto il giudice si conforma all’orientamento giurisprudenziale (Trib. Torino sez IV 27/04/16; Treviso sez. II 11/02/2016) che propende per l’esclusione, ai fini del calcolo del TAEG, della commissione di estinzione anticipata[3]. Ciò in quanto tale previsione contrattuale riguarda un costo solo eventuale perché subordinato al realizzarsi di “condizioni” ancora non verificatesi né certe, quali – tra le altre – il pagamento di una penale per estinzione anticipata.

 

Clausola di salvaguardia

Nel rapporto oggetto di contestazione era inoltre prevista una clausola[4] di “salvaguardia” che, in automatico, riconduceva l’interesse di mora al tasso soglia usura arrotondato per difetto[5].

Conclusivamente si può affermare che la pronuncia in commento, pur ribadendo la piena differenziazione – per natura – tra interessi corrispettivi e moratori, nulla dice in merito al tasso soglia da prendere in considerazione nell’accertamento dell’usurarietà di quest’ultimi.

 

[1] Così la Suprema Corte: <<risulta che parte ricorrente aveva specificamente censurato il calcolo del tasso pattuito in raffronto con il tasso soglia senza tenere conto della maggiorazione di tre punti a titolo di mora, laddove, invece, ai fini dell’applicazione dell’art. 644 c.p., e dell’art. 1815 c.c., comma 2, si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui essi sono promessi o comunque convenuti a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori (Corte cost. 25/2/02 n. 29: <<il riferimento, contenuto nel D.L. n. 394 del 2000, art. 1, co. 1, agli interessi a qualunque titolo convenuti rende plausibile – senza necessità di specifica motivazione – l’assunto, del resto fatto proprio anche dalla S.C., secondo cui il tasso soglia riguarderebbe anche gli interessi moratori” Cass.Civ., n. 5324/2003)>>.

[2] Il tasso di mora viene rilievo in via eventuale solo per l’ipotesi di inadempimento e su di una somma complessivamente considerata, ove la parte cui si è tenuti per la quota originariamente prevista quale interesse si è ormai inglobata nel capitale perdendo la propria originaria natura di interesse.

[3] In senso contrario: Tribunale collegiale di Pescara, Pres. Fortieri; ordinanza del 28.11.2014; Tribunale collegiale di Bari, ordinanza del 01.12.2014, Pres. Maganella; Tribunale di Bari, ord. del 19.10.2015, Tribunale di Bari, ord. del 27.11.2015.

[4] Art. 5: <<In caso di ritardo nel pagamento delle rate, la parte mutuataria è tenuta a corrispondere alla Banca gli interessi al tasso che verrà stabilito trimestralmente (dal 1° gennaio al 31 marzo, dal 1° aprile al 30 giugno, dal 1° luglio al 30 settembre e dal 1° ottobre al 31 dicembre), aumentando del 50% (cinquanta per cento) e arrotondando il risultato allo 0,05 inferiore, il tasso effettivo globale medio degli interessi corrispettivi pubblicato dal Ministero dell’economia e delle Finanze ai sensi della legge 108/96 per la categoria di operazioni qualificate come mutui. In caso di pubblicazione – da parte dello stesso Ministero ed ai sensi della medesima legge – del tasso medio degli interessi di mora, verrà applicato detto tasso medio. Ove per qualsiasi motivo i sopraccitati tassi non fossero pubblicati, o fossero pubblicati in ritardo, il tasso di mora sarà stabilito nella stessa misura prevista nell’ultima pubblicazione disponibile>>.

[5] In tal senso la giurisprudenza di merito: <<(…)La mora pattuita in entrambi i contratti prevede una clausola particolare di salvaguardia che di fatto garantisce alla banca che il tasso di mora sia il tasso soglia usura arrotondato per difetto a favore del correntista. Tale clausola impedisce, dunque, ab origine che quella pattuizione possa sforare la soglia, proprio per come è stata pattuita>> (v. Trib. Padova con sentenza del 13 gennaio 2016; dello stesso tenore anche Trib. Napoli, ord. 04.06.2014; Trib. Milano, sent. 03.12.2014, Tribunale di Roma, sent. 16.09.2014; Trib. Napoli, sent. 09.01.2014).

 

Qui la pronuncia: Trib. Palermo, Ordinanza 13.04.2018

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