Presunto nesso causale tra inadempimento informativo dell’intermediario e perdite dell’investitore



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Cass. Civ., Ordinanza n. 4727 del 28 febbraio 2018

di Pierpaolo Verri


Con l’Ordinanza n. 4727 del 28 febbraio 2018, la sez. I della Corte di Cassazione si esprime in merito al tema della prova del nesso causale tra la responsabilità dell’intermediario finanziario, circa la violazione degli obblighi informativi posti dalla legge a suo carico, e le perdite economiche patite dall’investitore.

Nel caso in esame, il ricorrente deduce la violazione degli artt. 21 e 23 del D.Lgs. n. 58 del 1998 e degli artt. 26, 28 e 29 del Regolamento Consob n. 11522 del 1998, avendo la Corte d’appello, nel precedente grado di giudizio, non ravvisato alcun tipo di nesso causale tra l’inadempimento informativo da parte della banca e le perdite subite dal cliente, argomentando l’infondatezza della prova del nesso causale dalla circostanza che il cliente in questione era profilato come “speculativo”. A questo proposito, la Cassazione precisa come l’aver considerato la controparte contrattuale con la predetta qualifica, non è un elemento da cui è possibile desumere l’eliminazione della prova del nesso causale tra il danno economico e la violazione degli obblighi informativi della banca.

Al riguardo, si segnala opportunamente come l’orientamento dominante in seno alla Corte (si vedano Cass. n. 23417/2016 e Cass. n. 12544/2017) ritiene che il legame eziologico fra l’inosservanza degli obblighi informativi posti a carico dell’intermediario finanziario e le perdite economiche subite dall’investitore debba ritenersi in ogni caso presuntivamente esistente. La presunzione può essere vinta solo da un comportamento attivo dell’intermediario, il quale ha l’onere di provare specificatamente l’effettiva corrispondenza dell’apparato informativo proposto al cliente rispetto a quanto prescritto dal dettato normativo regolante la materia.

La Suprema Corte specifica inoltre come, nell’ambito dei rapporti contrattuali con investitori speculativi, ritenere superfluo il puntuale adempimento degli obblighi informativi nei confronti di un cliente con propensione verso le operazioni ad alto rischio di perdita del capitale investito, porti ad una vanificazione degli obblighi a carico dell’intermediario, la quale non può che risultare evidentemente inaccettabile per un ordinamento fortemente orientato verso la tutela dell’investitore, qualunque sia la classificazione di quest’ultimo. A tal proposito l’ordinanza afferma che “si deve ritenere che il grado di rischio [dell’operazione finanziaria, n.d.r] sia direttamente proporzionale al livello di puntualità delle informazioni”, pertanto un’operazione ad alto rischio deve essere corrisposta da un adeguato apparato informativo circa le caratteristiche specifiche della stessa.

 Qui la pronuncia: Cass. Civ. Ordinanza, n. 4727 del 28.02.2018

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