Il punto del Collegio di Coordinamento ABF sull’usura sopravvenuta alla luce delle Sezioni Unite



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Decisione n.  7440 del 21.03.2018

di Lecci Michael

 


La posizione del Collegio di Coordinamento dell’Abf sull’usura sopravvenuta

Il Collegio di Coordinamento aveva già affrontato la questione nel 2014 (decisione n. 77) ritenendo che la corretta soluzione fosse rinvenibile nell’applicazione del principio di buona fede (inteso in senso oggettivo), congiuntamente al dovere di solidarietà ex art. 2 della Costituzione. Tale opzione, affermava il Collegio,  sarebbe l’unica in grado di trasferire, all’interno dei rapporti di durata poliennale, i vantaggi economici derivanti dalla discesa dei tassi senza alterare l’equilibrio contrattuale ma armonizzandolo con la funzione equilibratrice propria del sistema giuridico assiologicamente orientato. In tal modo – ad avviso del Collegio di Coordinamento – diveniva possibile assicurare la giusta tutela a chi avesse contratto un finanziamento a tasso fisso, richiamando nella sfera del creditore la considerazione dell’interesse del debitore e nella sfera del debitore il giusto riguardo all’interesse del creditore e, in tal guisa, imponendo a ciascuna delle parti del rapporto obbligatorio, il dovere di agire in modo da preservare gli interessi dell’altra, a prescindere dall’esistenza di specifici obblighi contrattuali o di quanto espressamente stabilito da singole norme di legge.

 

Il punto delle Sezioni Unite con sentenza n. 24675 del 17 ottobre 2017

Come ben noto, le Sezioni Unite, con sentenza n. 24675 del 17 ottobre 2017, hanno negato la configurabilità dell’usura sopravvenuta sul rilievo dell’interpretazione autentica degli artt. 644 c.p. e 1815, comma 2, c.c., come modificati dalla legge n. 108 del 1996, imposta dall’art. 1, comma 1, d.l. n. 394 del 2002.

Con la predetta sentenza le Sezioni Unite hanno enunciato il seguente principio: «Allorché il tasso degli interessi concordato tra mutuante e mutuatario superi, nel corso dello svolgimento del rapporto, la soglia dell’usura come determinata in base alle disposizioni della legge n. 108 del 1996, non si verifica la nullità o l’inefficacia della clausola contrattuale di determinazione del tasso degli interessi stipulata anteriormente all’entrata in vigore della predetta legge, o della clausola stipulata successivamente per un tasso non eccedente tale soglia quale risultante al momento della stipula; né la pretesa del mutuante di riscuotere gli interessi secondo il tasso validamente concordato può essere qualificata, per il solo fatto del sopraggiunto superamento di tale soglia, contraria al dovere di buona fede nell’esecuzione del contratto».

Le perplessità emerse in sede di rimessione al Collegio di Coordinamento

Sono diverse, e condivisibili, le perplessità sollevate dal Collegio di Napoli nell’ordinanza di rimessione:

  • il ricorso alla clausola generale di buona fede e il richiamo al principio generale di solidarietà sociale – contrattuale di cui all’art. 2 Cost., valorizzati dal Collegio di Coordinamento, inducono a perplessità;
  • anche la decisione delle Sezioni Unite presenta gli aspetti critici seguenti:
    • la valutazione della liceità delle dazioni successive di interessi usurari alla sola stregua dell’originaria pattuizione contrasta con l’esigenza che l’oggetto del contratto integri i requisiti richiesti dall’art. 1346 c.c. (possibilità, liceità, determinatezza o determinabilità) tanto al momento della sua conclusione, quanto nella fase di sua esecuzione;
    • la valutazione dell’usurarietà circoscritta al solo momento della stipula del contratto di mutuo depotenzia la portata repressiva della norma.

Tuttavia, nonostante i dubbi sollevati dal Collegio di Napoli, il Collegio di Coordinamento, decidendo sul punto, non poteva non conformarsi al suesposto principio enunciato dalla Corte di Cassazione a Sezioni Unite. Evidenziano gli arbitri, infatti, la funzione di “esatta osservanza ed uniforme interpretazione della legge” esercitata dalla Suprema Corte, la quale, nella predetta pronuncia, si è limitata a fornire l’interpretazione autentica della normativa vigente che vincola il giudice inducendolo a stabilire che è impossibile affermare, sulla base delle disposizioni della legge n. 108 del 1996, diverse dagli artt. 644 cod. pen. e 1815, secondo comma, cod. civ. come da essa novellati, che il superamento del tasso soglia dell’usura al tempo del pagamento, da parte del tasso convenzionale inferiore a tale soglia al momento della pattuizione, comporti la nullità o l’inefficacia della corrispondente clausola contrattuale o comunque l’illiceità della pretesa del pagamento del creditore.

Alla luce di queste osservazioni il Collegio ha espresso le seguenti considerazioni: “La normativa vigente non consente di sanzionare la cosiddetta usura sopravvenuta, cioè il superamento, nel corso dello svolgimento del rapporto, da parte del tasso degli interessi concordato tra mutuante e mutuatario la soglia dell’usura come determinata in base alle disposizioni della legge n. 108 del 1996, sempre che, al momento della stipula del contratto di finanziamento, il predetto tasso non eccedesse il tasso soglia”.

 

Qui la decisione: decisione n 7440 del 5 aprile 2018

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