Accertamento tasso soglia usura interessi moratori e “nullità” del rinvio al tasso EURIBOR



Tribunale Bologna, Sent. 20203 del 21.02.2018

di Michael Lecci

 


La Banca d’Italia con la nota di chiarimento in materia di applicazione della legge antiusura del 03.07.13 ha precisato che la soglia a cui raffrontare i tassi previsti per gli interessi di mora deve venire calcolata in base ai criteri dettati dai criteri ministeriali con maggiorazione di 2.1 punti percentuali.

 

La controversia, al netto dell’eccezione preliminare circa l’intervenuta prescrizione[1] delle pretese attoree, ha ad oggetto due rapporti di mutuo cui parte attrice chiedeva accertarsi la usurarietà degli interessi pattuiti con conseguente condanna dell’istituto alla restituzione delle somme illegittimamente richieste. In secondo luogo veniva contestata l’illegittimità del riferimento al tasso EURIBOR in quanto frutto di un accordo di cartello, in violazione dell’art. 2 della legge 287/90.

  • TASSO SOGLIA USURA (INTERESSI MORATORI)

Nel caso di specie, il “TEG di mora” relativo al primo mutuo[2], così come rilevato dal CTU, era pari al 9,2617% a fronte di un tasso soglia pari a 7,38%.

Orbene, con riferimento al calcolo del tasso soglia usura i giudici hanno così precisato: “La Banca d’Italia con la nota di chiarimento in materia di applicazione della legge antiusura del 03.07.13 ha precisato che la soglia a cui raffrontare i tassi previsti per gli interessi di mora deve venire calcolata in base ai criteri dettati dai criteri ministeriali con maggiorazione di 2.1 punti percentuali”. In tal senso, a nulla rileva che istruzioni della Banca d’Italia non possano essere considerate fonte di rango primario, in quanto costituiscono norme tecniche autorizzate che trovano ragione e fondamento nell’art. 2 delle legge 108 del 1996 norme primarie ; il dettato normativo, infatti, attribuisce espressamente alle autorità di vigilanza funzioni consultive in materia di rilevazione di tassi di interesse medi praticati, rendendo l’applicazione di tali istruzioni conformi al dettato normativo primario. L’applicazione delle istruzioni è funzionale al raffronto di dati tra loro omogenei.

Alla luce di tale ragionamento i giudici hanno respinto la domanda di parte attrice inerente la nullità della pattuizione del tasso di interesse.

D’altra parte, il ragionamento seguito dai giudici non può che ritenersi pienamente condivisibile. Il dato normativo, infatti, sancisce che, per la determinazione del tasso d’interesse usurario, si debba tener conto delle commissioni, remunerazioni a qualsiasi titolo e delle spese collegate all’erogazione del credito; l’interesse moratorio, non può considerarsi parte del calcolo in quanto non espressione dell’erogazione del credito (cioè della fase genetica e fisiologica dello stesso); questo infatti riguarda l’inadempimento contrattuale, che per definizione ne costituisce l’aspetto patologico (ed eventuale).

Gli interessi di mora non costituiscono un costo economico ovvero un corrispettivo del finanziamento, poiché assolvono alla funzione deterrente dell’inadempimento e di liquidazione preventiva del danno da inadempimento, come tali piuttosto riconducibili all’art. 1384 c.c.; sono quindi destinati a rimanere dormienti ed inapplicati in caso di svolgimento fisiologico del rapporto.

Il punto nodale della controversia è che la natura diversa e disomogenea delle due tipologie di interessi impone di utilizzare due parametri, o meglio due soglie differenti ai fini della valutazione della usurarietà dei tassi.

  • INCLUSIONE DELLA PENALE PER ESTINZIONE ANTICIPATA NEL CALCOLO DEL TEG DI MORA

Relativamente a tale aspetto i giudici osservano che, benché l’art. 644 c.p. non distingua tra costi effettivi, ragionevolmente certi o meramente possibili, solo quest’ultimi, o comunque i costi effettivi (già sostenuti), potranno avere un’incidenza nel calcolo della percentuale del TEG in quanto espressione di un peso economico e finanziario superiore a 0 capace di superare il limite stabilito dalla legge nel momento in cui sono promessi e pertanto concorrenti alla determinazione ex ante del TEG contrattuale[3].

Pertanto, ove non risulti il pagamento di una somma a titolo di penale sarà materialmente impossibile includere tale voce nel calcolo del TEG applicato al rapporto.

  • SULL’ILLEGITTIMITÀ DEL TASSO EURIBOR[4]

Nella sentenza in commento il tribunale precisa che, nonostante la determinazione del tasso Euribor sia influenzata dal comportamento del sistema bancario, tale influenza (sia essa più o meno lecita) non potrà determinare l’illiceità dell’intero meccanismo di calcolo. L’Euribor, infatti, è pur sempre un indice medio basato su dati che assumono come oggettivi  e che prevede, per la sua determinazione, la necessaria partecipazione di almeno 12 banche.  

Laddove si voglia sollevare una domanda di nullità della clausola facente riferimento al tasso Euribor, in virtù dell’esistenza di “accordi di cartello” tra le Banche interessate, occorrerà dare la prova in concreto di tali circostanze nonché della partecipazione della Banca titolare del rapporto a tali accordi.

Sulla scorta delle summenzionate ragioni il Tribunale ha respinto tutte le domande attore condannando la parte attrice al pagamento delle spese di lite.

 

[1] In particolare, la Banca contestava l’efficacia interruttiva della prescrizione di un documento privo di sottoscrizione e di costituzione in mora. Il tribunale  ha rilevato che la raccomandata de qua conteneva la manifestazione di volontà di far valere il proprio diritto e che, quindi, era idonea ad interrompere il termine prescrizionale.

[2] Calcolato aggiungendo 5 punti percentuali al TAN.

[3] Lo stesso ragionamento è stato seguito dal Tribunale di Pesaro con sentenza n. 107 del 2017.

[4] L’EURIBOR costituisce un tasso interbancario di riferimento , calcolato e diffuso giornalmente, che indica il tasso di interesse medio delle transazioni finanziarie in euro tra le principali Banche europee. Viene determinato dalla European Banking Federation come media ponderata dei tassi di deposito interbancario tra un insieme di oltre 50 Banche, individuate tra quelle con il maggior volume di affari dell’area Euro2. Il tasso non viene rilevato se alla sua determinazione non partecipano almeno 12 Banche, in difetto il parametro risulterebbe scarsamente rappresentativo.

Qui la sentenza:Tribunale Bologna 20203 del 21.02.2018

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