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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 15 maggio 2023, n. 13139.

di Sara Rescigno

Tirocinante ACF

La controversia in esame affronta il tema del riparto dell’onere della prova nel caso di produzione della documentazione necessaria alla ricostruzione del rapporto di conto corrente ai fini dell’accertamento dell’indebito.

Nel caso di specie, i Ricorrenti, attraverso il ricorso in Cassazione, hanno lamentato che la Corte di Appello ha posto a fondamento della decisione un fatto non provato e/o valutato in modo difforme dall’art. 116 cod. proc. civ., mancando la ricostruzione degli interi rapporti di entrambi i conti correnti oggetto di contestazione e la conseguente dimostrazione del credito vantato dalla Banca.

Prima di affrontare la questione che ha interessato il caso di specie, la Suprema Corte ha ribadito alcuni punti fermi in materia di riparto dell’onere della prova in ordine alla produzione degli estratti conto nelle controversie relative a un conto corrente bancario.

In tema di disciplina dell’onere della prova, se nel rapporto bancario di conto corrente viene riscontrata la mancanza di una parte degli estratti conto, riportando il primo dei disponibili un saldo iniziale a debito del cliente, occorre distinguere il caso in cui il correntista sia convenuto da quello in cui sia attore in giudizio.

Il correntista ha l’onere di produrre l’intera serie degli estratti conto, quando agisce giudizialmente per l’accertamento del saldo e la ripetizione delle somme indebitamente riscosse dall’istituto di credito[1].

In tale circostanza, nel caso in cui il correntista ometta di depositare tutti gli estratti conto periodici, il conteggio del dare e avere deve essere effettuato dal primo saldo a debito del cliente di cui si abbia evidenza[2].

Tuttavia, la giurisprudenza più recente ha aperto la strada alla possibilità di soddisfare l’onere della prova anche attraverso la produzione di documentazione alternativa.

Nei rapporti di conto corrente bancario, infatti, ove il correntista agisca in giudizio per la ripetizione di quanto indebitamente trattenuto dalla banca e ometta di depositare tutti gli estratti conto periodici o non sia in grado di accertare l’andamento del conto mediante altri strumenti rappresentativi delle movimentazioni, va considerato, come dato di partenza per il ricalcolo, il saldo iniziale a debito, risultante dal primo estratto conto disponibile o da quelli intermedi dopo intervalli non coperti che, nel quadro delle risultanze, è il dato più sfavorevole per il cliente, sul quale si ripercuote tale incompletezza, in quanto gravato dell’onere della prova degli indebiti pagamenti[3].

Diverso è il caso in cui ad agire sia la banca che pretende il pagamento del saldo passivo del conto corrente.

In questa ipotesi, la Suprema Corte ha sostenuto che la banca non deve confondere l’onere di conservazione delle scritture contabili con l’onere di provare il proprio credito, dal momento che quest’ultima non può sottrarsi alla prova del proprio credito invocando la non sussistenza dell’obbligo di conservazione delle scritture contabili oltre il decennio.

In altri termini, la banca che assuma di essere creditrice del cliente ha l’onere di produrre in giudizio i relativi estratti conto a partire dalla data della sua apertura[4].

Tuttavia, a tali due casistiche va aggiunta una terza ipotesi, ossia quella delle domande contrapposte della banca, che chiede il pagamento del saldo passivo del conto, e del correntista, che chiede la dichiarazione di nullità di talune clausole contrattuali e di illegittimità dei relativi addebiti in conto e conseguentemente la rideterminazione del saldo e la restituzione di quanto versato in eccedenza.

In questo caso, una volta che si riscontri la mancanza di una parte degli estratti conto, il primo dei quali rechi un saldo iniziale a debito del cliente, la proposizione di contrapposte domande da parte della banca e del correntista implica che ciascuna delle parti sia onerata della prova della propria pretesa.

In assenza di allegazioni delle parti che permettano di ritenere pacifica l’esistenza, in quell’arco di tempo, di un credito o di un debito di un certo importo, deve procedersi alla determinazione del rapporto di dare e avere con riguardo al periodo successivo, documentato dagli estratti conto, procedendosi all’azzeramento del saldo iniziale del primo di essi[5].

Nel caso de quo ricorreva proprio questa terza ipotesi perché alla domanda proposta dalla Banca in sede monitoria e poi ribadita in sede di opposizione si contrapponeva una domanda riconvenzionale di accertamento dell’indebito e di restituzione di quanto pagato indebitamente.

In tale occasione, la Suprema Corte ha rilevato che la Banca ha prodotto e documentato che i due conti correnti versavano a credito del correntista.

Per questo motivo, il giudice di legittimità ha considerato corretto l’operato della Corte di Appello, dal momento che quest’ultima non ha potuto accogliere la domanda di rideterminazione e restituzione proposta dai ricorrenti, non avendo essi soddisfatto il proprio onere probatorio attraverso la produzione degli estratti conto anteriori al momento in cui iniziava la serie degli estratti conto prodotti.

In altri termini, la Corte di Appello non ha potuto procedere alla depurazione del conto da addebiti illegittimi nel periodo anteriore a quello in cui iniziava la serie degli estratti conto prodotti, data la mancata soddisfazione dell’onere probatorio incombente sugli attuali Ricorrenti.

 

 

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[1] Ex multis, Cass., n. 9201, del 07.05.2015.

[2] Ex multis, Cass., n. 11543, del 02.05.2019.

[3] Cfr., Cass., n. 37800, del 27.12.2022; Cass., n. 29190, del 21.12.2020.

[4] Cfr., Cass., n. 9365, del 16.04.2018; Cass., n. 23313, del 27.09.2018.

[5] Ex multis, Cass., n. 23852, del 29.10.2020.

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