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di Monica Mandico

Mandico & Partners

Lo schema di decreto correttivo al Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza (CCII), recentemente approvato dal Consiglio dei Ministri, sta suscitando preoccupazioni tra gli esperti del settore. Le modifiche proposte in tema di sovraindebitamento potrebbero creare più problemi di quanti ne risolvano, soprattutto per i piccoli imprenditori individuali.

Il nodo cruciale riguarda l’accesso alle procedure di composizione della crisi da sovraindebitamento. Lo schema di correttivo sembra voler riservare il piano di ristrutturazione dei debiti ex art. 67 CCII esclusivamente ai consumatori “puri”, escludendo qualsiasi situazione di “indebitamento misto”. Questa scelta, sebbene possa trovare giustificazione in esigenze di certezza del diritto, appare discutibile sul piano del merito e dell’opportunità.

Ancora più problematica è la conferma dell’esclusione dell’imprenditore individuale cancellato dal registro delle imprese dall’accesso al concordato minore. Questa disposizione, introdotta con il precedente correttivo, viene mantenuta nonostante le critiche della dottrina e di parte della giurisprudenza. Il risultato è un trattamento deteriore e potenzialmente incostituzionale per l’ex piccolo imprenditore rispetto ad altri soggetti in situazioni analoghe, come l’ex libero professionista o l’ex imprenditore irregolare mai iscritto al registro.

Le modifiche proposte all’art. 33 CCII, relative ai tempi per la richiesta di liquidazione controllata, non sembrano risolvere il problema. Anzi, rischiano di creare ulteriori complicazioni interpretative, soprattutto per quanto riguarda la situazione dei professionisti non iscritti al registro delle imprese.

Gli esperti non esitano a definire “sbagliate” le scelte relative all’art. 33, sottolineandone l’incoerenza sistematica e il rischio di incostituzionalità. Propongono invece di eliminare dal comma 4 dell’art. 33 il riferimento al concordato minore, tornando al testo originario, e di prevedere eventuali limitazioni temporali solo per le imprese minori societarie.

Lo schema di correttivo sembra non tener conto della realtà di molti piccoli imprenditori che, dopo la cessazione dell’attività, si trovano in una situazione di “sovraindebitamento misto”, con debiti derivanti sia dalla pregressa attività che da successive situazioni personali. Costringere questi soggetti alla sola liquidazione controllata, senza la possibilità di accedere a procedure di composizione della crisi più flessibili, appare una scelta miope e potenzialmente dannosa.

Il rischio concreto è che molti ex piccoli imprenditori si trovino costretti a liquidare tutto il loro patrimonio, compresa l’abitazione principale, anche in situazioni in cui sarebbe possibile una soluzione concordata più vantaggiosa sia per il debitore che per i creditori.

L’auspicio è che, nel corso dell’iter di approvazione del decreto correttivo, queste criticità vengano attentamente valutate e possibilmente corrette. In gioco c’è non solo la coerenza del sistema normativo, ma soprattutto la possibilità per molti piccoli imprenditori di avere una seconda chance, in linea con lo spirito della direttiva europea Insolvency e con i principi costituzionali di uguaglianza e tutela dell’iniziativa economica privata.

Il legislatore dovrebbe considerare attentamente le implicazioni pratiche di queste modifiche, valutando l’impatto reale sulle vite dei piccoli imprenditori e delle loro famiglie. Una normativa troppo rigida rischia di spingere molti soggetti verso soluzioni informali o addirittura illegali, vanificando lo scopo stesso della legge di offrire una via d’uscita regolamentata e equa dalle situazioni di sovraindebitamento.

In conclusione, mentre l’intento di chiarire e semplificare la normativa è lodevole, il rischio di creare nuove ingiustizie e disparità di trattamento è concreto. È essenziale che il legislatore ascolti le voci critiche provenienti dal mondo accademico e professionale, per giungere a una soluzione che bilanci le esigenze di certezza del diritto con la necessaria flessibilità per affrontare le diverse situazioni di crisi dei piccoli imprenditori.

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