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Nota a Cass. Civ., Sez. Un., 7 luglio 2022, n. 21514.

Massima redazionale

 

L’atipicità del vincolo solidale esistente tra l’obbligazione del o dei responsabili del sinistro stradale e quella, ex lege, del Fondo (e per esso dell’impresa designata), avente carattere sostitutivo della prima, in ragione della specialità del vigente sistema di responsabilità civile per la circolazione dei veicoli (e dei natanti) caratterizzato dall’obbligatorietà dell’assicurazione e, nel rispetto dei precetti costituzionali e sovranazionali che impongono una peculiare attenzione ai fini solidaristici, comporta che l’impresa designata possa agire per il recupero dell’intero importo corrisposto al danneggiato nei confronti del responsabile civile (o dei responsabili, conducente e proprietario) nelle ipotesi di danno cagionato da veicolo non identificato o sprovvisto di copertura assicurativa (nonché negli altri casi previsti dal primo comma dell’art. 292 D.lgs. n. 209/2005). Ne consegue che, in caso di sinistro imputabile a più responsabili (come nell’ipotesi di sinistro causato da conducente diverso dal proprietario del veicolo), l’impresa designata possa pretendere da uno qualsiasi dei responsabili (e non soltanto dal proprietario inadempiente all’obbligo assicurativo) l’intero importo pagato e non solo la quota su questi gravante, non applicandosi né l’art. 1299 c.c., né, tantomeno, l’art. 2055 c.c. e che, inoltre, in caso di insolvenza di uno dei corresponsabili, l’altro sia tenuto per l’intero.

Pur dovendosi riconoscere alla prestazione garantita dall’intervento del Fondo natura risarcitoria (tenuto conto dell’impronta solidaristica caratterizzante l’obbligazione), l’accertamento della responsabilità del sinistro non costituisce l’oggetto di tale azione, ma un presupposto, la cui sussistenza ben può essere contestata ex adverso, negando ogni propria responsabilità.

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