Data economy, privacy e diritto del consumo.



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A cura di Lucio Casalini.

 

 

 

 

 

1. Data economy: una premessa.

L’economia digitale si è affermata e plasmata, per circa mezzo secolo, attorno al fattore della produzione più importante del periodo in parola: i dati. È comune ormai l’espressione ad essi riferita come “nuovo petrolio”, poiché è evidente nella letteratura giuridica ed economica l’accostabilità tra questi due fondamentali fattori: gli uni dell’economia digitale (cd. data economy, qui oggetto di approfondimento), l’altro dell’economia industriale classicamente intesa.

Oggi è incontroverso come i dati assurgano a merce preziosa, propulsore di processi economici e tassello ultimo di quel fenomeno di smaterializzazione della ricchezza che nel secolo scorso ha segnato il definitivo superamento – anche e soprattutto in termini di valore economico – dai beni tangibili (macchine, terreni) a beni intangibili (marchi, brevetti, conoscenza). Un mutamento a cui, tuttavia, non ha corrisposto un’adeguata elaborazione di criteri e strumenti volti a definire in modo condiviso il valore di tali beni e, con specifico riferimento ai dati, resta operazione molto complessa individuare un vero e proprio statuto giuridico che ne governi la titolarità, l’utilizzo e il trattamento (ownership e governance dei dati), quale che sia il valore economico loro attribuibile.

Inoltre, le regole di governo dei mercati digitali restano tuttora quelle in larga parte consolidatesi in un sistema economico di tipo industriale e, come tali, ampiamente inadeguate alle nuove sfide digitali. D’altro canto, molte critiche (o addirittura timori) sono stati sollevati attorno ad un sistema economico che, da una parte, apparirebbe improntato alla massima efficienza ed economicità e, dall’altra e quale sibillina contropartita, imporrebbe sofisticati meccanismi di “sorveglianza” per il suo esatto funzionamento (Zuboff, 2019).

Se la massimizzazione dei profitti dei maggiori players di questi mercati (il riferimento va, inevitabilmente, ai cd. GAFAM, acronimo che raggruppa i giganti dell’hi-tech dal valore complessivo che attualmente sfiora i 5 triliardi di dollari: Google, Amazon, Facebook, Apple, Microsoft) passa attraverso la raccolta e il trattamento di una enorme massa di informazioni e di dati (sovente inerenti ad attività umane, anche quotidiane, come scelte di consumo e stili di vita), si pone allora chiaramente (al punto da essere auto-evidente) una moltitudine di problemi inerenti alla protezione della persona e dei relativi diritti fondamentali nel contesto digitale. Tra questi, occupa una posizione di preminenza il diritto alla privacy.

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