2 min read

Nota a Trib. Roma, Sez. XVII, 18 febbraio 2022, n. 2659.

di Antonio Zurlo (segnalazione dell’Avv. Federico Comba)

 

Con la recentissima sentenza in oggetto, la Sezione Specializzata in materia di Impresa del Tribunale romano si è posta senza soluzione di continuità con l’arresto delle Sezioni Unite Civili, in tema di nullità parziale della fideiussione omnibus. Invero, riproponendo le argomentazioni del massimo consesso, il giudice ha rilevato come il contratto di garanzia “a valle” rappresenti lo sbocco fisiologico dell’intesa vietata “a monte”, essenziale, in quanto tale, a realizzarne e attuarne gli effetti. Di tal guisa, il consumatore è legittimato a esperire sia la tutela reale, che quella risarcitoria, dovendosi ritenere l’abbinamento un adeguato sistema tutelare, a presidio dell’interesse esclusivo del singolo contraente, ma anche della trasparenza e della correttezza delle dinamiche mercatuali.

Quanto alla natura della tutela reale, le Sezioni Unite hanno avuto modo di specificare che, nello specifico, si tratti di una speciale ipotesi di nullità funzionale, prevista dall’art. 2, comma 3, della legge antitrust, che prescinde dall’esistenza di un vero e proprio collegamento negoziale tra intesa illecita e singola fideiussione. Di talché, tale invalidità ha portata più ampia di quella codicistica, in quanto «colpisce anche atti, o combinazione di atti avvinti da un “nesso funzionale”, non tutti riconducibili alle suindicate fattispecie di natura contrattuale»; la ratio è individuabile «nell’esigenza di salvaguardia dell’“ordine pubblico economico”, a presidio del quale sono state dettate le norme imperative nazionali ed europee antitrust.».

Ne deriva che i contratti “a valle” partecipino della stessa natura anticoncorrenziale dell’atto “a monte”, venendo inficiati dalla medesima forma di invalidità e che il nesso funzionale (tra intesa e singolo contratto) vada riscontrato nella riproduzione, integrale o parziale, delle clausole dell’atto dichiarato nullo dall’Autorità di vigilanza, in quanto anticoncorrenziale.

In precipua considerazione dell’espressione di un generale favor ordinamentale per la conservazione degli atti di autonomia negoziale, deve derivarsi la nullità parziale, ex art. 1419, comma 1, c.c. Nella specie, per le Sezioni Unite, sarebbero difficilmente riscontrabili i presupposti dell’estensione, all’intero contratto di fideiussione, della nullità delle singole clausole, dal momento che «il fideiussore (nel caso di specie socio della società debitrice principale) – salvo la rigorosa allegazione e prova del contrario – avrebbe in ogni caso prestato la garanzia, anche senza le clausole predette, essendo una persona legata al debitore principale e, quindi, portatrice di un interesse economico al finanziamento bancario. Al contempo, […] l’imprenditore bancario ha interesse al mantenimento della garanzia, anche espunte le suddette clausole a lui favorevoli, attesa che l’alternativa sarebbe quella dell’assenza completa della fideiussione, con minore garanzia dei propri crediti.».

 

Qui la sentenza.  

Iscriviti al nostro canale Telegram 👇