Produzione lacunosa e incompleta degli estratti conto: il giudice può integrare la prova carente (anche valutando gli oneri di conservazione della documentazione).



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Nota a Cass. Civ., Sez. II, 14 febbraio 2022, n. 4718.

Massima redazionale

 

Con la recentissima ordinanza in oggetto, la Seconda Sezione Civile ha riaffermato il principio per cui, nei rapporti bancari di conto corrente, ove sia il correntista ad agire giudizialmente per l’accertamento giudiziale del saldo e la ripetizione delle somme indebitamente riscosse dall’Istituto di credito, dovrà farsi carico della produzione degli estratti conto[1]. Invero, con tale produzione, il correntista assolve all’onere di provare sia gli avvenuti pagamenti che la mancanza di causa debendi.

La stessa giurisprudenza di legittimità[2] ha affermato che la rideterminazione del saldo del conto, esclusa la validità, per mancanza dei requisiti di legge, della pattuizione di interessi ultralegali a carico del correntista, debba avvenire attraverso i relativi estratti, a partire dalla data dell’apertura del conto corrente, effettuandosi l’integrale ricostruzione del dare – avere, con applicazione del tasso legale, «sulla base di dati contabili certi in ordine alle operazioni ivi registrate, inutilizzabili, invece, rivelandosi, a tal fine, criteri presuntivi od approssimativi»[3]. Tuttavia, in mancanza dei contratti di conto corrente e degli estratti conto completi, il giudice, «qualora il cliente limiti l’adempimento del proprio onere probatorio soltanto ad alcuni aspetti temporali dell’intero andamento del rapporto, versando la documentazione del rapporto in modo lacunoso e incompleto», valutate le condizioni delle parti e le loro allegazioni (anche in ordine alla conservazione dei documenti), può integrare la prova carente «sulla base delle deduzioni in fatto svolte dalla parte, anche con altri mezzi di cognizione disposti d’ufficio, in particolare con la consulenza contabile, utilizzando, per la ricostruzione dei rapporti di dare e avere, il saldo risultante dal primo estratto conto, in ordine di tempo, disponibile e acquisito agli atti»[4]. A tali principi si è conformata la Corte territoriale, che, in presenza di un considerevole numero di estratti conto, prodotti da parte attrice (adempiente, in tal modo, al proprio onus probandi), ha ricostruito il rapporto di conto corrente, assumendo quale saldo iniziale quello risultante dall’estratto di più antica data; siffatta ricostruzione è avvenuta attraverso la consulenza contabile e non è ravvisabile la violazione dell’art.115 c.p.c., non avendo l’estratto conto valore di prova legale.

 

Qui l’ordinanza.


[1] Cfr. Cass. 7 maggio 2015, n. 9201; Cass. 13 ottobre 2016, n. 20693; Cass. 23 ottobre 2017, n. 24948.

[2] Cfr. Cass. n. 21597/2013; Cass. n. 20693/2016.

[3] Cfr. Cass. n. 9365/2018.

[4] Cfr. Cass. n. 31187/2018.

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