Rassegna giurisprudenziale sui profili sostanziali e processuali dell’azione di accertamento del saldo.



7 min read

di Marco CHIRONI.

 

 

 

 

 

Sommario: 1. Ammissibilità della domanda. – 2. Interesse ad agire. – 3. Inammissibilità della domanda di accertamento se non è provato l’autonomo interesse. – 4. Prescrizione.

Il presente contributo verte sull’analisi di alcune recenti pronunce di merito relative ai presupposti, sostanziali e processuali, dell’azione di accertamento del saldo proposta dal correntista in corso del rapporto.

 

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1. Ammissibilità della domanda.

Preliminarmente all’analisi degli orientamenti dei giudici di merito, è opportuno rammentare il principio di diritto espresso dalla sentenza a Sezioni Unite n. 24418 del 2.12.2010[1], che ha chiarito i presupposti dell’azione di ripetizione di indebito e le relative differenze tra rimesse solutorie e rimesse ripristinatorie. Nella richiamata decisione è stato sancito il principio secondo cui affinché «possa sorgere il diritto alla ripetizione di un pagamento indebitamente eseguito tale pagamento deve esistere ed essere ben individuabile». Tale pagamento può dirsi indebito quando difetti di una idonea causa giustificativa, con la conseguenza che non può in alcun modo ipotizzarsi il decorso del termine di prescrizione del diritto alla ripetizione se non da quando sia intervenuto un atto giuridico definibile come pagamento.

In virtù di tali considerazioni, le Sezioni Unite n. 24418/2010 hanno specificato che i versamenti effettuati dal correntista durante lo svolgimento del rapporto potranno esser considerati pagamenti quando siano stati eseguiti su un conto in passivo (o “scoperto”) cui non accede alcuna apertura di credito a favore del correntista, o quando siano destinati a coprire un passivo eccedente i limiti dell’accreditamento. In tal caso le singole rimesse vengono definite solutorie.

Mentre, i versamenti in conto fungono unicamente da atti ripristinatori della provvista della quale il correntista può ancora continuare a godere, rispetto ai quali la prescrizione decennale decorre non dalla data di annotazione in conto di ogni singola posta di interessi illegittimamente addebitati, ma dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto, in cui gli interessi non dovuti sono stati registrati.

Questi i punti chiave, per quanto rileva in detta sede, della richiamata decisione delle Sezioni Unite n. 24418/2010.

Sulla scia dei riportati principi, la Suprema Corte ha ritenuto, con ordinanza n. 798/2013[2], inammissibile l’azione di ripetizione di indebito, ex art. 2033 c.c., stante la mancata chiusura del rapporto di conto corrente.

Tale orientamento è stato successivamente condiviso dalla giurisprudenza di legittimità che ne ha precisato i connotati. Infatti, è stato osservato che se per la configurazione dell’azione di ripetizione dell’indebito occorre che il rapporto di conto corrente sia estinto e chiuso, tale da dover per l’appunto ripetere le somme indebitamente percepite dalla Banca (Cass. Civ. Sez. VI ord. 5.09.2018 n. 21646[3]; Cass. Civ. Sez. III 28.5.2013 n. 13207), per l’ammissibilità dell’azione di accertamento del saldo, ovvero quella di rideterminazione dello stesso, il conto corrente deve essere ancora aperto, stante la sussistenza del titolo e interesse del cliente a proporre azione di accertamento negativo (Cass. n. 798/2013; Cass. n. 5919/2016; App. Lecce 13.11.2015; App. Milano 20.7.2017; Trib. Paola 10.2.2018).

 

2. Interesse di agire.

L’ammissibilità dell’azione di accertamento del saldo rappresenta ad oggi un aspetto processuale assai controverso.

Sul punto, invero, la Corte di Cassazione, con la sopra citata sent. n. 21646/2018, ha focalizzato l’attenzione sull’interesse ad agire del cliente, così pronunciandosi: «in tema di conto corrente bancario sussiste l’interesse del cliente all’accertamento giudiziale, prima della chiusura del conto, della nullità delle clausole anatocistiche e dell’entità del saldo parziale ricalcolato, depurato delle appostazioni illegittime, con ripetizione delle somme illecitamente riscosse dalla banca, atteso che tale interesse mira al conseguimento di un risultato utile, giuridicamente apprezzabile e non attingibile senza la pronuncia del giudice, consistente nell’esclusione, per il futuro, di annotazioni illegittime, nel ripristino di una maggiore estensione dell’affidamento concessogli e nella riduzione dell’importo che la banca, una volta rielaborato il saldo, potrà pretendere alla cessazione del rapporto». In altri termini sussisterebbe l’interesse ad agire del cliente declinato i) nell’esclusione, per il futuro, di annotazioni illegittime, ii) nel ripristino di una maggiore estensione dell’affidamento operante sul conto, eroso da addebiti illegittimi, iii) nella riduzione dell’importo che la banca potrà pretendere a seguito della cessazione del rapporto.

Tuttavia, talvolta, la Giurisprudenza di merito prevalente richiama indiscriminatamente tale decisione e – dichiarata l’inammissibilità dell’azione di ripetizione dell’indebito promossa in costanza di rapporto – pronuncia sentenze di accertamento negativo del saldo, respingendo, nella gran parte dei casi, le eccezioni di prescrizione delle banche, ritenendole infondate alla luce dell’imprescrittibilità della domanda di accertamento delle nullità contrattuali ex art. 1422 cod. civ.

 

3. Inammissibilità della domanda di accertamento se non è provato l’autonomo interesse.

Ulteriore questione da approfondire è se l’azione di accertamento rappresenti un minus rispetto all’azione di ripetizione dell’indebito, con la conseguenza che laddove sia inammissibile l’azione di ripetizione, stante la mancanza di chiusura del rapporto, la domanda di accertamento possa comunque essere ritenuta ammissibile.

A tal proposito, il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, con sent. n. 773 del 24 marzo 2021, ha ritenuto inammissibile la domanda di accertamento del saldo, in quanto: «la tutela giurisdizionale è tutela dei diritti (art. 24 Cost., art. 2907 c.c., artt. 99 e 278 c.p.c.). I fatti (quale è anche un contratto) possono essere accertati dal giudice solo come fondamento del diritto fatto valere in giudizio (art. 2697 c.c.) e non di per sé, per gli effetti possibili e futuri. Solo in casi eccezionali predeterminati per legge, possono essere accertati dei fatti separatamente dal diritto che l’interessato pretende di fondare su di essi (…). Non sono perciò proponibili azioni autonome di mero accertamento di fatti pur giuridicamente rilevanti, ma che costituiscano elementi frazionistici della fattispecie costitutiva del diritto, la quale può costituire oggetto dell’accertamento giudiziario solo nella sua funzione genetica del diritto azionato, e cioè nella sua interezza. Analogamente nel nostro sistema processuale non sono ammissibili questioni di interpretazione di norme o di atti contrattuali se non in via incidentale e strumentale alla pronuncia sulla domanda principale di tutela del diritto” (Cass. Civ. 20 dicembre 2006)».

Nella fattispecie concreta, il Giudice ha ritenuto, sulla scorta delle conclusioni contenute nell’atto di citazione, l’assoluta funzionalità e dipendenza delle domande di mero accertamento a quella di ripetizione. Da qui è stato escluso un interesse autonomo della parte al mero accertamento (in senso conforme anche Trib. Santa Maria Capua Vetere, sent. n. 596/2020 e sent. n. 3983 del 30.11.2021).

Tale orientamento è stato altresì condiviso dalla Corte di Appello di Napoli, con sent. n. 1689/2020, ove è stato dato atto della fisiologica differenza tra azione di accertamento e azione di ripetizione, con la conseguenza che il correntista deve dimostrare di avere uno specifico e autonomo interesse al mero accertamento del saldo. Tale interesse non sussiste qualora l’accertamento del saldo sia strettamente connesso a una domanda di condanna, la quale proprio per la struttura del rapporto di conto corrente, è ammissibile solo nell’ipotesi di chiusura del relativo rapporto.

 

4. Prescrizione.

Ulteriore aspetto su cui soffermarsi è quello relativo all’ammissibilità dell’eccezione di prescrizione sollevata dalla Banca nelle azioni di accertamento del saldo promosse dal correntista.

A tal proposito, il Tribunale di Venezia, con sentenza 16 ottobre 2019 n. 2182, ha statuito che nelle azioni di rideterminazione del saldo, al pari di quelle di ripetizione, si debba dare rilevanza alla eventuale prescrizione del diritto del correntista (in senso conforme Tribunale di Venezia, sent. n. 1361/2020).

La Corte di Appello di Napoli, con sent. 3697/21, ha affermato che «l’azione di accertamento negativo è lo strumento deputato a consentire al correntista di ottenere, in costanza di rapporto (i) la dichiarazione di nullità delle clausole contrattuali, (ii) l’accertamento delle somme addebitate dalla banca in esecuzione della clausola nulla e (iii) lo storno dell’annotazione indebita, col conseguente ricalcolo dei rapporti di dare-avere».

In definitiva, per la Corte d’Appello di Napoli le due azioni (accertamento negativo e ripetizione d’indebito) condividono un nucleo comune di fatti, ma la sola azione di indebito esige inoltre la prova del pagamento; l’esistenza dell’indebito è antecedente logico indispensabile dell’azione ex art. 2033 c.c.

In ogni caso, entrambe le azioni, essendo diverse da quella di nullità delle clausole contrattuali di cui all’art. 1422 cod. civ, si prescrivono nel termine ordinario decennale.

 

Si vedano: Trib. Santa Maria Capua Vetere n. 773/2021; Trib. Santa Maria Capua Vetere n. 596/2020; Trib. Santa Maria Capua Vetere n. 3983/2021; App. Napoli n. 1689/2020; App. Napoli n. 3697/21.


[1] S.U. 24418/2010 in Foro It., 2011, 2, 1, 428; in Nuova Giur. Civ., 2011, 4, 1, 291 nota di Bontempi; in Danno e Resp., 2011, 5, 493 nota di Colangelo.

[2] Cass. civ. 798/2013, in Nuova Giur. Civ., 2013, 5, 10496, con nota di Bontempi.

[3] Cass. civ. 21646/2018, in Corriere Giur., 2018, 11, 1454.

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