La corretta valutazione della fideiussione in ambito successorio.



3 min read

Nota a Cass. Civ., Sez. II, 9 novembre 2021, n. 32804.

di Donato Giovenzana

 

Chiaro intervento della Suprema Corte a proposito della corretta valutazione della fideiussione ai fini del calcolo dell’attivo ereditario.

Precisa, innanzitutto, la Cassazione che in materia tributaria la giurisprudenza di legittimità ha chiarito che i soli debiti ereditari deducibili sono quelli liquidi ed esigibili.

Pertanto, le eventuali fideiussioni prestate dal de cuius non costituiscono passività deducibili, a meno che al momento dell’apertura della successione sussista l’insolvibilità del debitore garantito o l’impossibilità di esercitare l’azione di regresso, con il conseguente effettivo depauperamento dell’attivo ereditario (Cass. n. 4419/2008; n. 5969/2007).

Contrariamente da quanto ha ritenuto la Corte d’appello, nella riunione fittizia ex art. 556 c.c. vale una regola analoga, che abbraccia anche la ricostruzione dell’attivo: sono inclusi nella massa attiva e passiva solo diritti e obblighi aventi esistenza attuale e certa nel patrimonio ereditario.

In ordine alla fideiussione, e ai debiti solidali in genere, opera una regola analoga a quella valevole per i debiti sottoposti a condizione sospensiva. Si escludono dal passivo, salvo le opportune correzioni qualora la condizione si verifichi. Si osserva esattamente in dottrina che, nel conflitto di interessi fra onorati testamentari o donatari, non si deve arrecare agli uni un danno certo e immediato per risparmiare agli altri un danno eventuale.

In palese contrasto con tali principi, la Corte d’appello ha detratto a priori l’importo della fideiussione prestata dal defunto, ritenendo circostanza irrilevante persino che il conto corrente del debitore principale, cui ineriva la garanzia, fosse stato chiuso in epoca ampiamente precedente all’apertura della successione. Insomma, il debito da fideiussione è stato detratto dall’attivo non solo in assenza di prova della attualità del depauperamento del patrimonio ereditario, ma senza tenere conto di un fatto idoneo, quanto meno in linea astratta, ad escludere l’operatività della garanzia.

Al riguardo la Corte d’appello ha esaurito l’analisi nel rilievo, di per sé non decisivo, che “né l’appellante principale né quello incidentale hanno dedotto l’estinzione per prescrizione del debito in questione”. La corte di merito ha così sovrapposto due nozioni diverse, perché la vigenza di una garanzia non significa necessariamente attualità del debito. Nel medesimo equivoco incorre la controricorrente, nel momento in cui sottolinea che la morte del fideiussore non comporta la estinzione della garanzia. Così come la Corte d’appello, anche la controricorrente dimentica che la vigenza di una garanzia fideiussoria, nonostante la morte del garante, non giustifica di per sé la deduzione attuale dall’attivo ereditario ai fini della riunione fittizia.

A questi effetti non solo si richiede, quale ovvio ed essenziale presupposto, che l’obbligazione garantita non sia stata estinta, ma occorre la dimostrazione dell’insolvibilità del debitore garantito o dell’impossibilità di esercitare l’azione di regresso. La corte territoriale ha omesso qualsiasi indagine in proposito, incorrendo quindi nella violazioni fondatamente denunciate con il ricorso principale e incidentale.

La sentenza deve essere pertanto cassata in relazione a tali motivi e il giudice di rinvio dovrà attenersi al seguente principio di diritto:

Nella formazione della massa ai sensi dell’art. 556 c.c. si detrae dal valore dei beni compresi nel relictum solo il valore dei debiti del defunto aventi esistenza attuale e certa nel patrimonio ereditario, fatta salva la reintegrazione della legittima, previa rettifica del calcolo, se il debito, inizialmente non detratto, sia venuto ad esistenza in un secondo momento. Pertanto, il debito derivante da fideiussione prestata dal de cuius è detraibile se e nella misura in cui sia dimostrata l’insolvibilità del debitore garantito o l’impossibilità di esercitare l’azione di regresso”.

Per il che, in buona sostanza, sia in ambito civilistico che tributario, il rilascio di una fideiussione da parte del de cuius costituisce situazione irrilevante a meno che il de cuius/fideiussore non sia stato escusso e non sia in grado di recuperare l’esborso con l’azione di regresso.

 

Qui la sentenza.

 

Iscriviti al nostro canale Telegram 👇

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap