Somministrazione di energia elettrica: la prova del cattivo funzionamento del contatore.



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 16 novembre 2021, n. 34701.

Redazione

 

Nella specie, il giudice di appello aveva ritenuto che, essendo la somministrazione un contratto e discutendosi di inadempimento contrattuale, spettasse al somministrante la prova di avere erogato energia elettrica e, per contro, al somministrato quella del cattivo funzionamento del contatore[1].

Siffatta ratio è erronea. Invero, la giurisprudenza di legittimità ha ripetutamente affermato che, in tema di somministrazione con registrazione del consumo mediante l’impiego di apparecchiature meccaniche o elettroniche, in forza del principio di vicinanza della prova, spetta all’utente contestare il malfunzionamento del contatore (richiedendone la verifica) e dimostrare l’entità dei consumi effettuati nel periodo (avuto riguardo al dato statistico di consumo normalmente rilevato in precedenti bollette e corrispondente agli ordinari impieghi del bene somministrato); incombe, per contro, sul gestore l’onere di provare che lo strumento di misurazione regolarmente funzionante e, in questo caso, l’utente è tenuto a dimostrare che l’eccessività dei consumi è imputabile a terzi e, altresì, che l’impiego abusivo non è stato agevolato da sue condotte negligenti nell’adozione di misure di controllo idonee ad impedire altrui condotte illecite.

In sostanza, la rilevazione dei consumi mediante contatore è assistita da una mera presunzione semplice di veridicità, sicché, in caso di contestazione, grava sul somministrante, anche se convenuto in giudizio con azione di accertamento negativo del credito, l’onere di provare che il contatore era perfettamente funzionante, mentre il fruitore deve dimostrare che l’eccessività dei consumi è dovuta a fattori esterni al suo controllo e che non avrebbe potuto evitare con un’attenta custodia dell’impianto, ovvero di aver diligentemente vigilato affinché eventuali intrusioni di terzi non potessero alterare il normale funzionamento del misuratore o determinare un incremento dei consumi.

Né, tantomeno, ovviamente può sostenersi che la contestazione circa il difetto di funzionamento andasse fatta nei confronti della società proprietaria del contatore, del tutto estranea al rapporto di somministrazione, e senza tener conto che il contatore, di chiunque sia la proprietà, utilizzato dal somministrante per la rilevazione die consumi.

In conclusione, la ratio decidendi, condizionante la soluzione imposta dal Tribunale, è errata e comporta cassazione della sentenza impugnata.

 

Qui l’ordinanza.


[1] Segnatamente, «Si ritiene che la prova della erogazione sia legittimamente assolta attraverso la lettura del contatore…» e che «a fronte del dato riportato nel contatore… l’utente non può contestare gli addebiti fatturati se non accollandosi l’onere probatorio di dimostrare il malfunzionamento dell’apparecchio».

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