B.F.P. e clausola «pari facoltà di rimborso»: univocità tra orientamento giurisprudenziale ed arbitrale.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 13 settembre 2021, n. 24639.

di Marzia Luceri

 

 

 

 

Con la presente sentenza, gli Ermellini hanno dato seguito alle argomentazioni logico-giuridiche svolte dalla Sezione VI nella ordinanza interlocutoria n. 16683/2020, in merito alla effettiva sussistenza del diritto del cointestatario superstite alla rimborsabilità del relativo buono fruttifero postale (d’ora in poi B.P.F.) in assenza di quietanza di tutti gli aventi diritto, statuendo il seguente principio di diritto: «In materia di buoni postali fruttiferi cointestati e recanti la clausola “pari facoltà di rimborso”, in caso di morte di uno dei cointestatari, ciascun cointestatario superstite è legittimato ad ottenere il rimborso dell’intera somma portata dal documento».

Ciò che maggiormente rileva dall’esame della presente pronuncia è il richiamo alla decisione n. 22747/2019 del Collegio di Coordinamento ABF, rispetto alla quale si ravvisa una sostanziale coincidenza con il principio ivi enunciato.

Ebbene, le argomentazioni svolte dalla Cassazione – e ancor prima condivise e fatte proprie dall’Arbitro – si sostanziano:

– nella ravvisata infondatezza del richiamo, da parte dell’intermediario, alla disciplina della comunione di diritti reali e alle norme degli artt. 1102 e 1111 c.c. in ragione della conformazione dei B.F.P. cointestati, la quale “rinvia, in sé stessa, alla figura della contitolarità nei diritti di credito” e, quindi, alla obbligazione solidale attiva, rispetto alla quale si reputa necessario mantenere la distinzione concettuale tra titolarità del credito (ravvisata in capo agli eredi del cointestatario defunto e al cointestatario superstite) e legittimazione alla riscossione (ravvisata, nel caso di specie, in capo al cointestatario superstite pur in assenza di quietanza di tutti gli aventi diritto in virtù dell’apposizione sul buono della clausola «pari facoltà di rimborso», la quale diversamente perderebbe la relativa funzione: invero “la riscossione riservata all’intestatario superstite in nulla interferisc[e] con la spettanza del credito, sicché [egli] rimarrà tenuto nei rapporti interni nei confronti dell’erede o degli eredi del cointestatario defunto”);

– nella inapplicabilità dell’art. 187 del d.P.R. 256/1989 (“Il rimborso a saldo del credito del libretto intestato a persona defunta oppure cointestato anche con la clausola della pari  facoltà a  due  o  più persone, una delle quali sia deceduta, viene eseguito con quietanza di tutti gli aventi diritto” – concernente i libretti di risparmio) ai B.F.P. per il tramite dell’art. 203 del medesimo decreto, giacché norma contrastante con la disposizione normativa di cui all’art. 208 del d.P.R. 256/1989, statuente la rimborsabilità a vista dei B.F.P. (quali, meri titoli di legittimazione ex art. 2002 c.c., e non titoli di credito), nonché l’art. 204, comma III del citato decreto, statuente, diversamente da quanto previsto per i libretti di risparmio, l’intrasferibilità del credito portato dai buoni (“il che si traduce nell’incanalamento della fase di pignoramento della somma portata dal titolo su un unico prefissato binario, quale il pagamento, appunto «a vista», all’intestatario”);

– nella mancata violazione dell’art. 48, commi III e IV del T.U. n. 346/1990 (testo unico in materia di imposta sulle successioni e donazioni), essendo i B.F.P. equiparati ai titoli di stato e, come tali, non rientranti nell’attivo ereditario, con conseguente insussistenza di un obbligo, in capo al contribuente, di denuncia dei B.F.P. nella dichiarazione di successione.

 

Qui la sentenza.

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