La verifica della nullità del contratto di interest risk swap con up front.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 6 settembre 2021, n. 24014.

di Donato Giovenzana

 

Con i quattro motivi del ricorso viene sostenuta la nullità del contratto, nell’assunto derivante dalla funzione di neutralizzazione non dell’intero rischio del tasso, ma di una parte di esso; dalla non coincidente decorrenza della efficacia iniziale dei due contratti, il leasing ed il finanziamento; all’assenza di alea bilaterale, attesa l’impossibilità di un rialzo dei tassi d’interesse; dall’assenza di alea razionale, per la mancanza di elementi negozia li atti ad identificarla.

Secondo invece la Suprema Corte il contratto di interest risk swap con up front, ossia con effettivo finanziamento iniziale da restituire, non è di per sé nullo per difetto o illeicità della causa, occorrendo verificare, caso per caso, il concreto assetto dei rapporti negoziali predisposto dalle parti, sicché il detto contratto deve ritenersi valido se la causa aleatoria del contratto di swap e quella del sottostante rapporto di finanziamento, pur collegate, restino autonome e distinte, senza risultare snaturate e senza comportare alcuna alterazione del rischio a carico dell’operatore commerciale.

Per la Cassazione la corte del merito ha, invero, escluso che ci si trovi di fronte ad una c.d. alea unilateralmente assunta, avendo accertato che il contratto – ex ante, come confermato del resto in sede di accertamento ex post, per quanto di rilievo – al contrario si fondava proprio sulla previsione di una variazione possibile dei tassi in alto o in basso, onde falsamente si allega l’inesistenza di un possibile rialzo dei tassi nel contratto, dalla durata pari a diciotto anni e dunque ancora da verificare in futuro quanto alla funzione conclusivamente svolta.

Al riguardo si è, di recente, condivisibilmente già osservato (Cass. 13 luglio 2018, n. 18724, non massimatache il contratto di swap non è in sé immeritevole, posto che rientra nell’autonomia negoziale, nel quadro di applicazione del secondo comma dell’art. 1322 c.c., e che le censure di nullità non possono riguardare comunque gli esiti economici prodottisi ex post, tanto meno sulla base di valutazioni del cliente del tutto prive di efficacia probatoria.

 

Qui l’ordinanza.

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