Mancanza di obbligo della banca trattaria di pagare un assegno per cassa al prenditore e conseguenze del mancato protesto.



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 7 luglio 2021, n. 16291.

di Donato Giovenzana

 

Il Collegio meneghino ha rigettato il ricorso avanzato.

Ed invero la prima domanda insiste sul preteso riconoscimento dell’esistenza dell’obbligo della banca trattaria, nei confronti del prenditore di un assegno bancario, a negoziare per cassa lo stesso e ad eseguire il pagamento delle somme indicate sul titolo. Senonché, la banca trattaria non assume alcuna obbligazione verso il prenditore, poiché tra prenditore e trattario non si instaura alcun tipo di rapporto (sia esso cartolare che extracartolare), così che non possa configurarsi alcuna responsabilità della banca trattaria nei confronti del beneficiario per il profilo considerato (Collegio di Milano, Decisione n.8272/15).

Un’autorevole conferma proviene dalla Suprema Corte (Cassazione, 19/1/2000, n. 535) che ha riconfermato come “con la convenzione di assegno, consistente nel mandato, conferito alla banca dal titolare del conto corrente, ad effettuare i pagamenti che il medesimo ordina mediante l’emissione di assegni con i quali il correntista-traente promette al prenditore e contestualmente ordina alla banca trattaria il pagamento, questa ultima non assume alcuna obbligazione verso il prenditore, ma presta per il traente un servizio di cassa, svolgendo, per ogni emissione di assegni, funzioni di delegato passivo”. Tenuto dunque conto che il prenditore non vanta alcun diritto al pagamento dell’assegno nei confronti della banca trattaria, nessun rimprovero può essere mosso all’Intermediario.

Quanto invece alla ulteriore e distinta contestazione, il Collegio ritiene che l’assenza di protesto non sia circostanza di per sé idonea a fondare una responsabilità solidale della banca verso il creditore insoddisfatto, né a ritenere la banca medesima responsabile del danno pari al valore del titolo (Collegio di Coordinamento, Decisione 2567/2013; Collegio di Milano, Decisione n.13705/18). Tenuto, infatti, conto che l’assegno non protestato conserva efficacia di titolo esecutivo verso il traente, e che la correttezza del comportamento della trattaria va pesata alla luce di una valutazione circostanziata degli eventi intercorsi e del danno riconducibile alla condotta omissiva (Collegio di Coordinamento, Decisione 2567/13; Collegio di Milano, Decisioni nn. 1511/2016 e 2903/20), nella vicenda in esame, si tratta di verificare se il mancato protesto abbia reso in concreto più difficile e oneroso il recupero delle somme dovute. Poiché su questo profilo il ricorrente tace e considerato che al fascicolo non emergono altri elementi qualificanti né indizi di altra natura che consentano di accertare il pregiudizio in concreto subito a fronte del mancato protesto (Cass. n. 10607/2010), il ricorso non può essere accolto.

 

Qui la decisione.

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