Del diritto dell’erede di ottenere informazioni specifiche, senza omissione di dati relativi a terzi, su singole operazioni effettuate a valere sui rapporti intrattenuti dal de cuius con l’intermediario.



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Nota a ABF, Collegio di Bari, 25 maggio 2021, n. 13283.

di Donato Giovenzana

 

La presente controversia ha ad oggetto la richiesta, avanzata da un soggetto nella sua dichiarata qualità di erede legittimo, di ricevere specifiche informazioni su delle operazioni effettuate sui depositi a risparmio intestati al de cuius prima della morte, nonché su operazioni relative all’emissione/riscossione di due BFP.

La questione riguarda in particolare il diritto del ricorrente di ottenere informazioni specifiche, senza omissione di dati relativi a terzi, su singole operazioni effettuate a valere sui rapporti intrattenuti dal de cuius con l’intermediario.

In punto di fatto, è incontestato tra le parti che l’intermediario abbia provveduto alla consegna al ricorrente degli estratti conto e/o delle liste movimenti dei rapporti intestati al de cuius e che abbia omesso di rilasciare informazioni specifiche sulle singole operazioni, come i dati relativi ad eventuali terzi beneficiari.

Tanto premesso, in ordine alla legittimazione attiva del ricorrente, il Collegio rappresenta come lo stesso abbia dichiarato di agire in qualità di erede legittimo del defunto padre, producendo all’uopo il certificato di morte e la situazione di famiglia originaria, da cui risulta la presenza di altri tre potenziali eredi legittimi. Sul punto, il Collegio rileva che, benché il ricorrente non abbia prodotto copia del certificato di successione, trattandosi di un ricorso proposto ai sensi dell’art. 119 TUB, possa ritenersi sufficiente la documentazione da lui fornita, non venendo in rilevo nella fattispecie de qua “il pagamento da parte degli intermediari di somme asseritamente dovute al de cuius ovvero la consegna di beni a questo appartenenti” (cfr. Coll. di Palermo, dec. n. 17689/2019; Coll. di Bari, dec. n. 22502/2019).

Nel caso di specie, d’altronde, non può essere trascurata nemmeno la circostanza che l’intermediario non abbia formulato alcuna specifica eccezione e che in precedenza abbia consegnato al ricorrente copia degli estratti conto e/o delle liste movimenti dei rapporti intestati al de cuius, omettendo solo le informazioni personali sui beneficiari dei fondi. Il Collegio ritiene, quindi, che debba riconoscersi la legittimazione attiva del ricorrente e passando al merito osserva come l’intento del ricorrente sia quello di verificare l’eventuale lesione della quota di legittima per effetto di donazioni effettuate in vita dal de cuius.

L’intermediario sostiene che il diritto dell’erede legittimo incontri il limite, imposto dal GDPR, della tutela della privacy dei terzi.

Viceversa, il ricorrente ritiene l’insussistenza di tali limiti quando si agisca, come nel caso di specie, ai sensi dell’art. 119 TUB e comunque al fine di esercitare il proprio diritto di difesa. Al riguardo, si riporta quanto affermato dal Garante della Privacy nelle Linee Guida per trattamenti dati relativi al rapporto banca-clientela del 25/10/2007, che, nel distinguere tra l’accesso ex art. 7 del Codice della privacy (poi abrogato) e l’accesso ex art. 119 TUB, ha precisato che:

– il diritto derivante dall’art. 119 TUB “non prevede limitazioni rispetto all’ostensibilità delle informazioni contenute nella documentazione richiesta (ivi compresi dati personali relativi a terzi che dovessero esservi contenuti), neanche nelle forme di un parziale oscuramento delle informazioni stesse”;

– con riguardo all’accesso previsto dal Codice della Privacy, “l’istituto di credito è […] tenuto a comunicare ai soggetti indicati al menzionato art. 9, comma 3, in modo chiaro e comprensibile informazioni riguardanti la consistenza patrimoniale del defunto, le movimentazioni bancarie, i saldi riferiti ai depositi “al portatore”, anche se estinti da terzi successivamente al decesso, nonché la data in cui è stata disposta l’estinzione del conto o il trasferimento del saldo ad altro conto”, mentre “non possono […] formare oggetto di comunicazione […] informazioni che siano dati personali riferibili non all’interessato, ma a terzi. Ad esempio, non è conoscibile in base alle norme appena richiamate il nominativo del percettore del saldo di deposito, pur intestato al de cuius, in quanto tale informazione riguarda non il cliente deceduto, ma un terzo; ciò, salvo che ricorra un’ipotesi di cointestazione con il defunto”.

Nel caso di specie, considerato che il ricorrente si qualifica come erede legittimo e non come legittimario pretermesso, e considerata altresì la dichiarata volontà di collazione di eventuali donazioni (anche indirette), sembra che la successione sia ab intestato.

Ciò posto in ordine alla qualità soggettiva del ricorrente, il suo diritto di accesso alla documentazione bancaria trova quindi fondamento dall’art. 119, comma 4, TUB, norma della quale peraltro sia l’ABF (cfr. Coll. di Bari, dec. n. 7015/2021) che la giurisprudenza (cfr. Cass. n. 11554/2017) hanno fornito un’interpretazione estensiva, così da ricomprendere non solo l’erede, ma anche il chiamato all’eredità o comunque chi – come l’erede legittimario pretermesso – possa dimostrare di vantare un’aspettativa qualificata a titolo ereditario (in termini cfr. Coll. di Milano, dec. n. 1966/2020; e dec. n. 14183/2020).

Orbene, secondo l’orientamento consolidato dell’ABF, l’erede subentra nella stessa posizione del de cuius originario del rapporto, sicché il suo diritto di ricevere la documentazione bancaria da parte dell’intermediario non incontra limitazioni rispetto all’ostensibilità delle informazioni ivi contenute, compresi i dati relativi a terzi (cfr. Coll. di Bari, dec. n. 7542/2021; Coll. di Bari, dec. n. 22502/2019).

Alla luce di quanto sopra rilevato, il Collegio ritiene che il ricorso meriti accoglimento, con conseguente diritto del ricorrente a ricevere copia della documentazione richiesta comprensiva dei nominativi dei terzi beneficiari delle operazioni indicate.

 

Qui la decisione.

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