A proposito del certificato successorio europeo, presentato alla Banca per lo svincolo dei cespiti ereditari.



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Nota a CGUE, 1 luglio 2021, C-301/20.

di Donato Giovenzana

 

La Corte europea è intervenuta ad affrontare profili esegetici riguardanti il certificato successorio europeo, introdotto dal regolamento n. 650/2012, in ragione delle contestazioni avanzate da una banca, alla quale era stato presentato per la devoluzione di cespiti ereditari a favore degli eredi.

Secondo la Corte dalla formulazione dell’articolo 70, paragrafo 3, del regolamento n. 650/2012 risulta che le copie autentiche di tale certificato sono valide per un periodo limitato di sei mesi che deve essere indicato nella copia autentica tramite l’apposizione di una data di scadenza. In casi eccezionali, debitamente motivati, l’autorità di rilascio può prolungare il periodo di validità. Allo scadere di tale periodo di sei mesi, chiunque sia in possesso di una copia autentica di un certificato successorio europeo deve, per poter utilizzare detto certificato ai fini indicati dall’articolo 63, chiedere una proroga del periodo di validità della succitata copia oppure richiedere una nuova copia autentica all’autorità di rilascio.

L’articolo 69, paragrafo 3, del regolamento n. 650/2012 prevede che i pagamenti o la consegna dei beni possano essere effettuati, sulla base delle informazioni contenute nel certificato successorio europeo, in favore di una persona indicata in quest’ultimo, in qualità di erede, legatario, esecutore testamentario o amministratore, come legittimata a ricevere pagamenti o beni. Pertanto, gli effetti del certificato successorio europeo possono prodursi nei confronti di tale persona, senza che la suddetta disposizione precisi se la medesima debba avere la qualità di richiedente.

Inoltre, indipendentemente dalla qualità del richiedente, in forza dell’articolo 70, paragrafo 1, di tale regolamento, l’autorità di rilascio, la quale conserva l’originale del certificato, rilascia una o più copie autentiche al richiedente e a chiunque dimostri di avervi interesse. Ne consegue che un obbligo nel senso che la persona che si avvale della copia autentica di un certificato successorio europeo sia imperativamente colui che ha originariamente richiesto il certificato sarebbe contrario al testo stesso dell’articolo 70, paragrafo 1, di detto regolamento.

Nessuna di tali disposizioni impone alla persona che utilizzi una copia autentica del certificato successorio europeo al fine di beneficiare degli effetti di quest’ultimo di avere la qualità di richiedente di tale certificato.

Peraltro, come rilevato dalla Commissione europea nelle sue osservazioni scritte, se ogni interessato fosse obbligato a richiedere un certificato successorio europeo e la rispettiva copia autentica per una determinata successione, sebbene siano già stati rilasciati certificati e copie per quest’ultima, ne deriverebbero spese inutili. Orbene, un siffatto obbligo sarebbe contrario all’obiettivo perseguito dal regolamento n. 650/2012, quale risulta dal considerando 67 del medesimo, consistente nel regolare in modo rapido, agevole ed efficace una successione transfrontaliera.

Alla luce delle considerazioni che precedono, la Corte europea ha dichiarato che l’articolo 65, paragrafo 1, del regolamento n. 650/2012, in combinato disposto con l’articolo 69, paragrafo 3, di tale regolamento, deve essere interpretato nel senso che il certificato successorio europeo produce effetti nei confronti di tutte le persone in esso indicate nominativamente, anche di quelle che non abbiano richiesto loro stesse il suo rilascio.

 

Qui la pronuncia.

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