La carenza in capo alla banca di un legittimo diritto di credito da ammettere allo stato passivo del debitore colpito da confisca di prevenzione (vista la mancanza di buona fede della banca mutuante).



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Nota a Cass. Pen., Sez. VI, 16 giugno 2021, n. 26751.

di Donato Giovenzana

 

La Cassazione non considera fondato il primo motivo di doglianza avanzato, in quanto correttamente il provvedimento impugnato, come l’originario decreto del giudice delegato, hanno ritenuto applicabile l’art. 52, comma 1, lett. b), nella formulazione introdotta dalla legge 161 del 2017.

Al riguardo la Suprema Corte osserva che la legge anzidetta non contiene, in relazione a tale modifica, norme transitorie e che, per contro, la relativa disciplina assume rilievo sotto il profilo processuale, al fine di definire i canoni di ammissibilità di crediti allo stato passivo, nell’ambito di procedura correlata ad una confisca di prevenzione. In tale prospettiva occorre avere riguardo alla data del provvedimento del giudice delegato, che deve esplicitare i criteri seguiti nella definizione dello stato passivo, provvedimento emesso dopo l’entrata in vigore della modifica, ciò che si pone in linea con l’affermazione, già contenuta in un precedente arresto (Sez. 5, n. 17968 del 1/3/2019, CA.RI.GE ., Rv. 276849), secondo cui è rilevante la data del provvedimento impugnato. Né assume per contro rilievo l’epoca della concessione del mutuo, peraltro anteriore alla stessa data di entrata in vigore del d.lgs. 159 del 2011, dovendosi al riguardo osservare che la disciplina è volta a contemperare la tutela del creditore in buona fede e l’acquisizione da parte dello Stato di cespiti costituenti il risultato di attività illecite o comunque imputabili al soggetto proposto, che, in quanto espressione della sua accertata pericolosità, devono essere sottratti al titolare, in modo da scongiurare il rischio di indebiti vantaggi e di alterazioni del fisiologico svolgimento di fenomeni economici-finanziari.

Per quanto concerne l’altro motivo del ricorso, concernente l’asserito incolpevole affidamento della banca, la Cassazione evidenzia come sia stato considerato il duplice profilo della produzione della delibera di concessione del mutuo, riproducente solo sinteticamente alcuni passaggi della fase istruttoria, e quello della distanza temporale rispetto all’inizio delle indagini a carico dei soggetti proposti. Ma il Tribunale ha osservato come in realtà fossero emersi profili tali da suscitare ragionevoli sospetti sulla nitidezza dell’operazione di concessione del mutuo, a fronte di una dichiarazione dei redditi del beneficiario del mutuo, dalla quale risultavano redditi annui di euro 18.000,00 circa, del tutto incapienti rispetto a ratei annuali di euro 17.000,00, dovendosi inoltre considerare che era stata prevista una caparra confirmatoria di entità inusuale, onorata con versamenti di soggetti terzi, ciò che avrebbe dovuto ingenerare dubbi in ordine all’affidabilità del mutuatario, al di là della dichiarazione da lui resa in ordine ad una diversa entità del reddito annuo. Secondo il Tribunale non avrebbe potuto a ciò contrapporsi il mero dato della perdita della documentazione istruttoria, comunque non idonea ad ingenerare un valido affidamento, senza che peraltro l’istituto ricorrente possa vantare una propria buona fede, a fronte della posizione dell’istituto mutuante, poi fusosi per incorporazione, giacché la situazione avrebbe dovuto essere comunque valutata all’epoca, a fronte di un credito originariamente sospetto. Si tratta di una motivazione non illogica, che dà conto delle plurime risultanze e che non si espone alla doglianza incentrata sulla distanza temporale delle indagini, a fronte di una situazione fin dall’inizio tale da ingenerare sospetti circa l’inserimento del finanziamento in un’operatività opaca.

Va infatti ricordato che l’ammissione allo stato passivo in caso di confisca “antimafia” si fonda sul corretto agire e sulla buona fede dell’istituto creditore, non certo ravvisabili nella fattispecie in esame.

Il ricorso è stato rigettato in toto.

 

Qui la sentenza.

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