Responsabilità precontrattuale della Banca (ex art. 1337 c.c.) per illegittima variazione delle condizioni essenziali del contratto di mutuo.



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Nota a App. Venezia, Sez. I, 4 giugno 2021, n. 1640.

di Valerio Maria Pennetta

 

 

 

 

 

L’affidamento ingenerato nel cliente sulle condizioni del contratto di mutuo determina la responsabilità precontrattuale della Banca che abbia, del tutto arbitrariamente e senza congruo preavviso, modificato le condizioni stabilite in fase di trattative.

Questo è quanto ha stabilito la Corte d’Appello di Venezia, con la recentissima sentenza in commento.

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I fatti di causa.

La vicenda oggetto del giudizio di merito trae le sue origini dalla conclusione di un contratto di mutuo, richiesto dal Cliente per ottenere il finanziamento necessario alla costruzione di un immobile.

In particolare, a seguito di trattative intercorse tra il Cliente e l’Istituto di credito, questi convenivano la stipulazione di un contratto di mutuo ipotecario, anticipato da un prefinanziamento con garanzia ipotecaria, stabilendo la concessione di un mutuo a tasso variabile Euribor 3 mesi, più spread di 1,20 punti percentuali, provvigione una tantum dello 0,10% e nessuna penale per estinzione anticipata.

Senonché, il giorno antecedente alla stipula del contratto, la Banca inviava una comunicazione al Cliente, mediante la quale modificava unilateralmente in pejus le condizioni del contratto precedentemente pattuite, prevedendo, in particolare, uno spread di 1,50 punti percentuali, oltre ad una provvigione una tantum pari a 1,250% e commissione per estinzione anticipata dello 0,250%.

A causa dei precedenti impegni finanziari già assunti dal Cliente, questi decideva di concludere ugualmente l’operazione finanziaria, salvo poi agire nei confronti della Banca invocando, tra l’altro, la responsabilità precontrattuale della stessa ai sensi dell’art. 1337 c.c.

Il Tribunale di Belluno rigettava la domanda spiegata dal Cliente con sentenza n. 81/2019, la quale veniva appellata da quest’ultimo.

 

La decisione.

Con sentenza n. 1640/2021, la Corte d’Appello di Venezia, in accoglimento del gravame presentato dal Cliente, accertava la responsabilità della Banca per avere mutato – in assenza di giustificati motivi e senza congruo preavviso – le condizioni di contratto pattuite, e la condannava a risarcire i danni al Cliente, nei limiti dell’interesse negativo.

In particolare, la Corte d’Appello, tramite un compiuto esame della documentazione prodotta dalle pari in causa, riteneva l’atteggiamento della Banca contrario ai doveri di correttezza e buona fede che, come noto, devono orientare il comportamento delle parti anche nella fase antecedente alla conclusione del contratto.

Nel caso in esame, è emerso che la trattativa intavolata dai litiganti era giunta ad uno stato tale da far sorgere nel Cliente il ragionevole affidamento circa la conclusione del contratto alle condizioni precedentemente pattuite.

A tal riguardo, la Corte – aderendo all’orientamento unanime della Suprema Corte[1] – ha affermato che «perché le trattative possano considerarsi affidanti è necessario che nel corso di esse le parti abbiano preso in considerazione almeno gli elementi essenziali del contratto, come la natura delle prestazioni o l’entità dei corrispettivi», all’uopo precisando altresì che «l’art. 1337 cod. civ. non si riferisce alla sola ipotesi della rottura ingiustificata delle trattative ma ha valore di clausola generale, il cui contenuto non può essere predeterminato in modo preciso».

Orbene, secondo la Corte, l’atteggiamento della Banca, la quale – come detto – comunicava al Cliente la modifica in pejus delle condizioni del contratto (solo) il giorno antecedente alla formalizzazione dello stesso dinnanzi al Notaio, è da ritenersi contrario ai doveri di correttezza e buona fede ex art. 1337 c.c., avendo leso il legittimo e ragionevole affidamento del Cliente alla conclusione del mutuo alle condizioni essenziali precisate in sede di trattative.

In punto di danno, la Corte specificava che questo, oltre a coprire la differenza tra le condizioni pattuite ab origine dai contraenti e quelle concretamente applicate, «si estende al pregiudizio economico derivante dalle rinunce a stipulare un contratto, quando come nella specie la sua mancata conclusione di manifesti quale conseguenza immediata e diretta del comportamento della controparte contrattuale»[2].

 

 

Qui la sentenza.


[1] Cfr. Cass. n. 7545/2016; Cass. n. 2057/1996; Cass. n. 2335/1992; Cass. n. 2623/1990.

[2] In senso conforme, Cass. n. 4718/2016.

 

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