Finanziamento tramite “Decreto Liquidità” e valutazione del merito creditizio.



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Nota a ABF, Collegio di Bari, 31 marzo 2021, n. 8848.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

La questione sottoposta all’Arbitro Bancario Finanziario (ABF) ha ad oggetto una richiesta di risarcimento danni per responsabilità precontrattuale dell’intermediario, a causa della mancata concessione di un finanziamento, richiesto ai sensi dell’art. 13 D.L. n. 23/2020 (c.d. “Decreto Liquidità”) e della tardività del riscontro.

Nello specifico, la ricorrente riferisce di aver inoltrato richiesta di erogazione di un finanziamento garantito, ai sensi della prefata disposizione del Decreto Liquidità, dove si prevede, per i prestiti fino a € 30.000 assistiti dalla garanzia del Fondo Centrale di Garanzia per le PMI che «l’intervento del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese è concesso automaticamente, gratuitamente e senza valutazione e il finanziatore eroga il finanziamento coperto dalla garanzia del Fondo, subordinatamente alla verifica formale del possesso dei requisiti, senza attendere l’esito definitivo dell’istruttoria da parte del gestore del Fondo medesimo (…)»; da tale agevolazione sono, in ogni caso, escluse le imprese che presentano esposizioni classificate come “sofferenze”, ai sensi della disciplina bancaria vigente, mentre vi sono ammesse, laddove si tratti di crediti classificati come “inadempienze probabili” oppure come “scadute o sconfinanti deteriorate”, purché la classificazione sia successiva al 31 gennaio 2020.

Ciò premesso, i profili di contestazione della condotta posta in essere da parte resistente concernono, da un lato, la tardività e la non esaustività del riscontro e, dall’altro, l’illegittimità del rifiuto. Fermo restando che, come rappresentato in un pronunciamento dal Collegio di Coordinamento[1], il rispetto dei principi di correttezza e buona fede imponga all’intermediario di comunicare al cliente le ragioni della mancata concessione del finanziamento, poiché si ritiene «indiscutibile l’attuale sussistenza di un diritto del cliente a ricevere indicazioni, anche se di carattere generale (in quanto applicazione di criteri elaborati per la generalità della clientela), ma pur sempre adeguatamente rapportate alle concrete circostanze individuali, circa le ragioni dell’eventuale diniego di credito», deve osservarsi che il suddetto automatismo nella concessione, previsto dal citato art. 13, non escluda che l’intermediario debba effettuare una valutazione del “merito del credito” del richiedente, seppure sub specie della verifica della sussistenza dei richiamati requisiti previsti nella medesima disposizione. Si deve, tuttavia, rimanere allineati a quanto già affermato nella prefata decisione del Collegio di Coordinamento, secondo la quale «anche nell’esercizio dell’attività creditizia la discrezionalità tecnica di cui indiscutibilmente gli intermediari dispongono … non può che svolgersi all’interno del perimetro segnato dai limiti di correttezza, buona fede e specifico grado di professionalità che l’ordinamento loro richiede, il che rende certamente sindacabile, limitatamente a tali profili, la condotta degli stessi nello svolgimento di tale attività.».

La tesi secondo cui i finanziamenti garantiti dal Fondo resterebbero, comunque, soggetti alla valutazione del merito creditizio, da parte del soggetto finanziatore, ha già trovato riscontro in molteplici decisioni arbitrali[2]. Alla mancanza dei requisiti di “meritevolezza” faceva riferimento la risposta dell’intermediario, secondo la quale la domanda era stata rigettata «per valutazioni legate al merito creditizio»; peraltro, in sede di riscontro al reclamo, l’intermediario ha più esplicitamente chiarito che «non è stato possibile concedere il finanziamento di cui al DL Liquidità a causa della presenza, ante emergenza, di pregiudizievoli in capo all’Amministratore (protesto cambiario e ipoteca a favore dell’agente della riscossione […]), di perduranti sconfinamenti oltre ai dati di bilancio negativi (MOL irrilevante e perdita di esercizio)», versando in atti una visura in SIC quale evidenza delle iscrizioni negative menzionate. Da ciò si evince, dunque, la sussistenza di elementi rilevanti, ai fini di quella valutazione della meritevolezza del credito (da cui l’intermediario, in applicazione della normativa agevolativa del Decreto Liquidità, non è esonerato, pure in ragione delle responsabilità che sul medesimo graverebbero in caso di abuso nella concessione del credito e, conseguentemente, nell’utilizzo di danaro pubblico stante la garanzia del Fondo Centrale di Garanzia), nonché l’esaustività delle informazioni fornite alla ricorrente, in merito all’esito (negativo) della propria richiesta e, pertanto, l’infondatezza della censura di illegittimità del rigetto della richiesta di finanziamento.

Quanto alla questione della tardività della comunicazione dell’esito di tale richiesta, il Collegio rileva che la condotta posta in essere dall’intermediario non appaia essere stata improntata all’osservanza piena di quei canoni di correttezza, buona fede e di professionalità richiamati; tuttavia, a supporto della relativa domanda di risarcimento danni, parte ricorrente non produce allegazioni specifiche ed evidenze in ordine al nocumento asseritamente subito. Pertanto, la domanda risarcitoria, nel caso in esame, non può essere accolta.

 

 

Qui la decisione.


[1] Il riferimento è a ABF, Collegio di Coordinamento, n. 6182/2013.

[2] Cfr. ABF, Collegio di Bari, nn. 20376/2020 e 5605/2021; ABF, Collegio di Milano, n. 20740/2020.

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