Dell’applicabilità dell’art. 119, 4° comma, tub ad un rapporto di conto corrente intestato fiduciariamente



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Nota a ABF, Collegio di Torino, 8 aprile 2021, n. 9522.

di Donato Giovenzana

 

La vicenda in controversia attiene alla verifica del diritto della ricorrente ad accedere alla documentazione bancaria relativa a un rapporto di conto corrente incardinato presso l’intermediario resistente e intestato fiduciariamente a un terzo soggetto (fratello della ricorrente) a seguito di un provvedimento giudiziale di divisione dei beni caduti in comunione ereditaria, che l’ha riconosciuta creditrice, con riferimento al rapporto bancario controverso, di € 115.537,90, oltre alla quota del 69,83% degli interessi maturati a tasso convenzionalmente pattuito.

Secondo il Collegio piemontese il ricorso merita accoglimento.

La parte ricorrente ritiene che il diniego all’accesso, opposto dall’intermediario, sia lesivo della propria posizione giuridica, giudizialmente accertata, in quanto le impedirebbe di dare concreta esecuzione al proprio diritto di credito, non conoscendo a quanto ammonta il tasso d’interesse convenzionale da applicare sul saldo. Pertanto, deve essere in primo luogo precisato che l’odierna vertenza non attiene alla determinazione del quantum di spettanza della ricorrente ma al solo diritto di quest’ultima di accedere alla documentazione bancaria d’interesse. Su questo aspetto, risulta agli atti la richiesta della ricorrente inviata, nel settembre 2020, all’intermediario resistente, ove la ricorrente ha circostanziato la richiesta di accesso, individuando il rapporto oggetto d’interesse, i documenti di specifica rilevanza e i presupposti giuridico-fattuali della propria istanza. Risulta altresì che la parte abbia prodotto, in allegato all’istanza di accesso, la documentazione posta a comprova della legittimità della propria richiesta (sentenza di divisione ereditaria, progetto divisionale, verbale dell’udienza di rettifica del progetto divisionale).

Consta parimenti in atti anche il riscontro negativo dell’intermediario, col quale eccepisce che la ricorrente non è soggetto legittimato ad avere informazioni in merito al conto controverso in quanto il conto controverso è “intestato ad altro nominativo”. La posizione di diniego è confermata dall’intermediario in sede di controdeduzioni. Dalla sentenza emessa dal Tribunale di Torino e dal verbale di causa relativo alla ratifica del progetto divisionale si evince che la ricorrente ha adito l’Autorità Giudiziaria Ordinaria al fine di ottenere la divisione dei beni caduti in comunione ereditaria con il fratello a seguito della dipartita dei genitori e che nell’asse ereditario comune rientravano anche “rapporti bancari”, tra i quali il conto corrente oggetto di vertenza, “intestato fiduciariamente” al fratello della parte ricorrente.

L’intestazione fiduciaria è da ricondurre alla categoria del negozio fiduciario e, più in generale, alla fattispecie della interposizione reale di persona, in cui, attraverso un accordo intervenuto tra fiduciante e fiduciario, quest’ultimo agisce ed acquisisce i diritti in nome proprio, dovendo ritenersi, fintanto che permane il negozio fiduciario, che nei confronti dei terzi ciò che rileva è la titolarità formale.

Nel caso in esame, tuttavia, venuto meno il negozio fiduciario, la ricorrente è subentrata in qualità di erede nei diritti del dominus, titolare di un diritto appartenente solo in apparenza al soggetto intestatario del conto.

Ciò detto, è nota la posizione arbitrale che, del tutto in sintonia con quella assunta dalla giurisprudenza ordinaria, attribuisce una significativa ampiezza alla natura ed alle caratteristiche del diritto sancito dall’art. 119, comma 4, del Tub, in base al quale “il cliente, colui che gli succede a qualunque titolo e colui che subentra nell’amministrazione dei suoi beni hanno diritto di ottenere, a proprie spese, entro un congruo termine e comunque non oltre novanta giorni, copia della documentazione inerente a singole operazioni poste in essere negli ultimi dieci anni”.

Si tratta di un diritto che la Suprema Corte definisce “tra i più importanti strumenti di tutela che la normativa di trasparenza […] riconosca ai soggetti che si trovino a intrattenere rapporti con gli intermediari bancari” (Cfr. Corte di Cassazione, Sezione I, decisione n. 11554/2017), che non è soggetto a restrizioni e che, come dalla stessa lettera della norma, è posto in capo non solo al cliente ma altresì a colui che “gli succede a qualunque titolo”, da intendersi in senso ampio quale chiunque “possa dimostrare di vantare un’aspettativa qualificata a titolo ereditario” (in tal senso cfr. Collegio di Milano, decisione n. 14183/2020). Tale diritto deve pertanto ritenersi, nel caso in esame, venuto a costituirsi in capo all’erede del dominus del contratto di conto corrente intestato fiduciariamente a soggetto diverso dal de cuius ma la cui proprietà, come detto, è a questi riconducibile.

Né la comunione ereditaria venuta a sua volta a costituirsi può ritenersi fatto inibente il diritto a ricevere tutta la documentazione richiesta, in primo luogo la copia del contratto del conto corrente caduto in comunione, in quanto, come precisato dal Collegio di Coordinamento, seppure in relazione a differenti circostanze, nel caso di conto cointestato ognuno dei cointestatari ha diritto di ricevere copia della completa documentazione inerente al rapporto (cfr. Collegio di Coordinamento, decisione n. 5856/2015).

 

 

Qui la decisione.

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