Della responsabilità aquiliana degli operatori di cassa bancari e di quella oggettiva delle banche, ex art. 2049 c.c.



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 12 maggio 2021, n. 12598.

di Donato Giovenzana

 

La Corte di Cassazione ha affermato il principio di diritto per cui un cassiere di banca che compie su richiesta di un soggetto che non sia titolare del conto corrente un’operazione bancaria di cassa su tale conto svolge attività commissiva, che rimane tale anche se a essa se ne aggiunge una omissiva qualora il cassiere non esplichi il controllo previsto dalla normativa antiriciclaggio, da ciò derivando che se il richiedente ha chiesto un’operazione illecita ex art. 2043 c.c., il cassiere ha contribuito in modalità causalmente commissiva alla sua effettuazione, ad ogni effetto di legge.

Pertanto la responsabilità della cassiera origina non soltanto dall’omessa identificazione della persona che si è presentata allo sportello e che ha sottoscritto con firma apocrifa la distinta di versamento e la girata degli assegni, in aperta violazione della disciplina antiriciclaggio, come obbligo “estratto” dalla complessiva attività della cassiera, bensì proprio (anche) l’avere la cassiera compiuto l’operazione richiestale, senza rispettare tutti i suoi obblighi.

Il danno è derivato proprio dal compimento dell’operazione bancaria, e l’operazione bancaria – ribadisce la Suprema Corte – è stata effettuata dalla cassiera quale dipendente della banca con le mansioni di cassiera sulle operazioni di cassa, pur se l’operazione effettuata sia avvenuta su richiesta del promotore finanziario.

Ne consegue quindi la responsabilità della sua datrice di lavoro, i. e. la banca,  ai sensi dell’art. 2049 c.c.

 

 

Qui l’ordinanza.

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