La doppia insufficienza della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale ai fini della prova della cessione in blocco.



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Nota a Trib. Napoli, Sez. II, 22 aprile 2021.

di Antonio Zurlo

 

 

 

 

Nella specie,  parte opposta, per comprovare l’avvenuta cessione in blocco, aveva prodotto l’estratto della Gazzetta Ufficiale, in cui, ai sensi di quanto disposto dall’art. 58 TUB, aveva provveduto a rettificare alcuni precedenti avvisi di cessione, con i quali aveva comunicato di aver acquistato dalla cedente “tutti i crediti per capitale, interessi (anche di mora), spese ed altri accessori dovuti dai relativi debitori … in forza di contratti di credito al consumo … stipulati da […] … che, soddisfacevano cumulativamente i criteri indicati nei rispettivi Avvisi di cessione.”, precisando, altresì che «Con il presente avviso, la Società comunica che, a causa di un errore materiale di trascrizione, intende rettificare gli avvisi di cessione come segue: 1) Il criterio a) contenuto nella Lista di cui all’Avviso di Cessione pubblicato nella Gazzetta Ufficiale … del 4 maggio 2013 è modificato come segue: a) sono stati ceduti da […] a […] ai sensi di un contratto di cessione dei crediti stipulato in data 16 aprile 2013 e efficace in data 29 aprile 2013 e i cui relativi debitori sono stati o saranno notificati per iscritto da […] dell’avvenuta cessione …».

Pare evidente come non sia immediatamente apprensibile quali fossero i “relativi debitori” riferibili agli atti di cessione, essendo indicato solo il criterio di individuazione classificato per ciascuna cessione con la lett. a), impedendo, consequenzialmente, di poter stabilire se il credito oggetto della controversia fosse o meno rientrante nella cessione in blocco. Peraltro, nella specie, non era stata prodotta alcuna lettera scritta di notifica della cessione, con l’insorgenza di un ulteriore dubbio sull’effettiva sussumibilità nel riportato criterio.

A tal riguardo, è premura del Tribunale napoletano evidenziare come, per la giurisprudenza di legittimità[1], «La parte che agisca affermandosi successore a titolo particolare del creditore originario, in virtù di un’operazione di cessione in blocco secondo la speciale disciplina di cui all’art. 58 del d.lgs. n. 385 del 1993, ha anche l’onere di dimostrare l’inclusione del credito medesimo in detta operazione, in tal modo fornendo la prova documentale della propria legittimazione sostanziale, salvo che il resistente non l’abbia esplicitamente o implicitamente riconosciuta.». Nel caso di specie, non può dirsi circostanza comprovata quella per cui il credito vantato rientrasse effettivamente tra quelli ceduti dalla originaria società creditrice alla cessionaria, con la cessione in blocco, pubblicata in Gazzetta Ufficiale, né, tantomeno, nessuno degli altri documenti prodotti permette di stabilire l’avvenuta cessione.

In definitiva, il decreto ingiuntivo opposto deve essere revocato per carenza di prova sulla titolarità attiva della cessionaria opposta.

 

 

Qui la sentenza.


[1] Il riferimento è a Cass. n. 24798/2020.

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