L’intersecarsi di due eventi successori non inficia il diritto del coerede.



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Nota a ABF, Collegio di Milano, 12 marzo 2021, n. 6757.

di Donato Giovenzana

 

La questione oggetto di controversia riguarda la legittimità o meno della pretesa del ricorrente, erede universale del padre, di vedersi liquidare dall’intermediario resistente la quota ereditaria del genitore in relazione: al saldo attivo del conto corrente, a un fondo di investimenti, a titoli azionari, nonché al contenuto delle cassette di sicurezza, quota ricevuta dal padre a seguito della successione della sorella germana, titolare dei menzionati rapporti presso la banca.

Il Collegio rileva che il ricorrente afferma di esser figlio nonché erede universale del sig. RS, deceduto in data 01/06/2015 e che, pur non allegando evidenze in merito, dette circostanze non risultano contestate dall’intermediario; evidenzia, inoltre, che produce le dichiarazioni di successioni del sig. RS e della sig.ra MGS.

In particolare, secondo quanto si ricava dagli atti in successione cronologica:

a) l 19/02/2014 si apre la successione legittima della sig.ra MGS, da cui deriva il diritto del sig. RS ad una quota dell’eredità: l’asse ereditario comprende l’attivo di c/c, il deposito titoli/azioni presso l’intermediario e il contenuto delle cassette di sicurezza, oggetto del ricorso;

b) il 01/06/2015 decedeva il sig. RS, lasciando come erede universale il cliente: nell’asse ereditario di quest’ultimo, conseguentemente, è ricompresa la quota dell’eredità della sig.ra MGS, non ancora oggetto di divisione, spettante all’erede legittimo sig. RS poi deceduto.

Da ciò consegue che, stante il decesso del sig. RS prima della divisione dell’eredità della sig. MGS, la quota di eredità spettante allo stesso sig. RS si trasmette al suo erede universale ovvero al ricorrente. Sul punto, si precisa che la quota dell’eredità del sig. RS, in relazione alla successione legittima della sig.ra MGS, corrisponde a 1/9 del totale, secondo quanto risulta dagli atti: ai sensi dell’art. 582 c.c., infatti, l’eredità in questione spetta: per 2/3 al coniuge; per la rimanente quota di 1/3, in favore: del fratello, sig. RS (1/3), dei tre nipoti, figli della sorella premorta (1/3), in quanto succedono per rappresentazione ex artt. 467 ss. c.c. alla sorella, dei due nipoti in linea collaterale, figli del fratello premorto (1/3), in quanto succedono per rappresentazione ex artt. 467 ss. c.c. al fratello. Si evidenzia, infine, che il ricorrente allega in atti copia della situazione contabile, riferita ai rapporti oggetto di successione (datata 30 giugno 2020).

In proposito, si richiama la pronuncia del Collegio di Coordinamento (decisione n. 27252/2018, in cui viene citata anche l’ordinanza n. 27417, resa dalla Corte di Cassazione in data 20/11/2017, richiamata anche dal ricorrente) secondo cui:

Il singolo coerede è legittimato a far valere davanti all’ABF il credito del de cuius caduto in successione sia limitatamente alla propria quota, sia per l’intero, senza che l’intermediario resistente possa eccepire l’inammissibilità del ricorso deducendo la necessità del litisconsorzio né richiedere la chiamata in causa degli altri coeredi. Il pagamento compiuto dall’intermediario resistente a mani del coerede ricorrente avrà efficacia liberatoria anche nei confronti dei coeredi che non hanno agito, i quali potranno far valere le proprie ragioni solo nei confronti del medesimo ricorrente”. “Non vi è quindi dubbio che il singolo coerede, indipendentemente da qualsivoglia concorrente volontà degli altri eredi, può pretendere la liquidazione dell’intero credito ereditario e, a maggior ragione, della propria quota di credito, senza che il debitore (i.e. l’intermediario) possa eccepire e richiedere l’intervento di tutti gli eredi” (in tal senso, Collegio di Milano, decisione n. 9774/2019).

Per il che la richiesta viene accolta.

 

 

Qui la decisione.

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