Successione: la legittima richiesta del coerede di devoluzione della sua quota-parte è “bloccata” dall’attivazione di altro coerede dell’opposizione alla liquidazione, prevista contrattualmente.



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Nota a ABF, Collegio di Torino, 26 febbraio 2021, n. 5059.

di Donato Giovenzana 

 

L’intermediario ha allegato alle controdeduzioni la copia del contratto di conto corrente sottoscritto dal de cuius e suddiviso in due parti.

All’atto di sottoscrizione della prima parte del contratto, il de cuius dichiarava espressamente di essere consapevole che i servizi bancari prescelti erano regolati dalle condizioni economiche e dalle norme riportate nella prima e nella seconda parte del contratto. L’art. 5, co. 4, della seconda parte del contratto in esame stabilisce che “in caso di morte o di sopravvenuta incapacità di agire di uno dei cointestatari del conto, ciascuno degli altri conserva il diritto di disporne separatamente. Analogo diritto spetta agli eredi del cointestatario, che sono però tenuti ad esercitarlo tutti insieme, ed al legale rappresentate dell’incapace. La Banca deve pretendere il concorso di tutti i cointestatari e degli eventuali eredi e del legale rappresentante dell’incapace, quando da uno di essi le sia stata comunicata esplicita opposizione alla prosecuzione dell’operatività del conto con firme disgiunte”.

In sede di repliche alle controdeduzioni, il ricorrente ha contestato l’applicabilità di suddetta disposizione contrattuale al caso de quo, in quanto l’art. 5 disciplina espressamente l’ipotesi di conto corrente cointestato a firma disgiunta, non potendo pertanto trovare applicazione nel caso di contratto di conto corrente con un solo intestatario.

Parte resistente ha replicato a tale eccezione, rilevando che la collocazione di tale clausola nella disciplina dei rapporti cointestati a firme disgiunte non esclude l’applicabilità della stessa anche ai rapporti mono-intestati, prevedendo anche per quest’ultimi la regola generale dell’onere dei coeredi di agire congiuntamente. Con riferimento a quest’ultimo punto, si osserva come parte ricorrente dichiara di essere coerede del defunto padre insieme alla sorella, la quale tuttavia non solo non aderisce al presente procedimento, ma si è anche opposta alla liquidazione da parte dell’intermediario della quota pari al 50% delle giacenze presenti sul conto corrente del de cuius in favore del fratello.

Parte resistente ha prodotto la copia delle missive inoltrate dalla sorella del ricorrente – coerede – con le quali veniva intimato all’intermediario di non procedere alla liquidazione delle somme richieste da parte istante; la lettera inviata dal procuratore della coerede, in cui l’opposizione è motivata adducendo accertamenti in corso quanto alla possibile lesione di quota legittima, e l’ulteriore lettera inviata dal procuratore della coerede, in cui l’opposizione è oggetto di ulteriori considerazioni, con riferimento a questioni controverse tra i coeredi.

Al riguardo, va osservato che la controversia deve essere esaminata tenendo in debito conto le condizioni contrattuali sottoscritte dal ricorrente al momento della conclusione del contratto, le quali contengono il suddetto art. 5. Tale articolo è testuale nello stabilire che “La Banca deve pretendere il concorso di tutti i cointestatari e degli eventuali eredi e del legale rappresentante dell’incapace, quando da uno di essi le sia stata comunicata esplicita opposizione alla prosecuzione dell’operatività del conto con firme disgiunte.”. Dalla clausola sopra riportata si evince che, anche qualora il conto fosse a firma disgiunta per esplicita pattuizione contrattuale, la Banca non solo può, ma deve, richiedere il concorso di tutti gli eventuali eredi nei casi in cui sia aperta la successione di uno dei contitolari.

Questa indicazione vale a reggere anche il caso presente. Infatti, si deve assumere che il rapporto di conto corrente continui con i successori del de cujus fino a quando non sia manifestata da parte loro la volontà di estinguere di estinguere il rapporto. La loro posizione di contitolari può e dunque essere assimilata a quelli di creditori in solido, con facoltà di operare disgiuntamente (v. in proposito la decisione resa dal Collegio di coordinamento n. 27252/2018). Tuttavia, proprio in relazione a tale configurazione del rapporto, la Banca ha pattuito espressamente, con pattuizione che è accettata dal dante causa dell’attuale ricorrente, che un’opposizione alla liquidazione paralizza la facoltà di pretendere il pagamento di quanto è sul conto con disposizione disgiunta.

Nel dare atto che, in presenza di opposizione del coerede, non era possibile procedere a liquidare la quota del 50 % dell’attivo del conto, come il richiedente domandava, la Banca non ha dunque fatto altro che attenersi alle condizioni contrattuali pattuite.

 

 

Qui la decisione.

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