Pagamento di assegno bancario, spirato il termine di presentazione.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 14 aprile 2021, n. 9844.

di Donato Giovenzana

 

Secondo la Suprema Corte, durante il correre del periodo di presentazione del titolo, sussiste un «vincolo specifico e immodificabile di destinazione della provvista», che è «destinato a operare in deroga al principio secondo cui la convenzione di assegno vincola la banca soltanto nei confronti dell’emittente», con la conseguenza che quest’ultima deve comunque «provvedere al pagamento se vi sono fondi disponibili, atteso che la disposizione dell’art. 35 mira ad assicurare un’affidabile circolazione del titolo» di credito» (cfr., in particolare, le pronunce di Cass., 3 giugno 2004, n. 10579; e di Cass., 26 giugno 2008, n. 17493).

L’inutile trascorrere del periodo di presentazione, peraltro, non comporta ex se (in via automatica, cioè) la sopravvenuta inefficacia dell’ordine delegatorio che è espresso nell’apposizione della firma di traenza, la scadenza di tale termine venendo invece a incidere solo sul detto vincolo di destinazione e così facendolo meno con conseguente, immediato riflesso sulla posizione del prenditore del titolo (cfr. appunto il testo del comma 2 dell’art. 35, per cui alla richiesta di pagamento somme avanzata dal prenditore dopo l’avvenuta scadenza del termine di presentazione il trattario ha «facoltà» di dare positivo riscontro, sempre che manchi un contrario ordine proveniente dal traente, ma pur in presenza di adeguata provvista sul conto corrente di riferimento).

Nei rapporti direttamente correnti tra traente e banca trattaria, l’inutile trascorrere del termine di presentazione apre solo, e in via correlata, il potere del traente di disporre una revoca dell’ordine di pagamento emesso in precedenza, che abbia diretta efficacia nei confronti della Banca trattaria. Secondo i principi – è anche da precisare -, il traente può revocare l’ordine senza particolari limitazioni di tempo, sino a quando il trattario non abbia eseguito il pagamento a favore del legittimo prenditore del titolo: cfr., in particolare, la noma dell’art. 1270 comma 1 c.c.

Naturalmente, l’atto di revoca non ha bisogno di indicare una qualche giustificazione a supporto. Ma non diversamente deve dirsi pure per l’opposta eventualità di mancato esercizio del potere di revoca.

Nel frattempo (nella pendenza, cioè, di un’eventuale revoca), il rapporto intercorrente tra questi soggetti – tra il cliente che ha emesso l’ordine di pagamento e la banca che lo ha ricevuto – rimane nei termini in cui stava, inalteratoDi conseguenza, la Banca risulta tenuta nel contesto di questo rapporto, a dar corso all’ordine ricevuto: nei limiti e secondo i termini della convenzione di assegno stretta con il traente, naturalmente, come anche della normativa di legge che viene a governare questa tipologia di rapporti contrattuali (con particolare riferimento alle regole relative alle figure della delegazione di pagamento e del mandato, secondo quanto comunemente ritenuto).

Segue a tutto ciò che non può essere considerato negligente, e fonte di responsabilità risarcitoria, il comportamento della Banca trattaria che – nella permanente efficacia dell’ordine di pagamento emesso dal cliente – abbia onorato l’assegno presentatole all’incasso per il mero fatto che tale presentazione sia avvenuta a significativa distanza dalla scadenza di detto termine.

 

 

Qui l’ordinanza.

 

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