Truffa contrattuale, nel caso di vendita online.



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Nota a Cass. Pen., Sez. II, 14 gennaio 2021, n. 12427.

di Antonio Zurlo

Secondo il costante orientamento in seno alla giurisprudenza di legittimità, integra il delitto di truffa contrattuale, ai sensi dell’art. 640 c.p., la condotta di messa in vendita di un bene su un sito internet, accompagnata dalla sua mancata consegna all’acquirente, dopo il pagamento del prezzo, e posta in essere da parte di chi falsamente si presenti come alienante, ma abbia, per converso, il solo proposito di indurre la controparte a versare una somma di denaro e conseguire un profitto ingiusto[1].

È stato, altresì, stabilito che sussista l’aggravante della minorata difesa, con riferimento alle circostanze di luogo, note all’autore del reato e delle quali egli, ai sensi dell’art. 61, n. 5, c.p., abbia approfittato, nell’ipotesi di truffa commessa attraverso la vendita di prodotti “on-line”. Infatti, in tal caso, la distanza tra il luogo dove si trova la vittima, che di norma paga in anticipo il prezzo del bene venduto, e quello in cui, invece, si trova l’agente determina una posizione di maggior favore di quest’ultimo, consentendogli di schermare la sua identità e (esattamente come avvenuto nel caso si specie) di non sottoporre il prodotto venduto ad alcun controllo preventivo da parte dell’acquirente, con la possibilità, consequenzialmente, di potersi sottrarre più agevolmente alle conseguenze della propria condotta[2].

 

 

Qui la sentenza.


[1] Cfr. Cass. Pen., Sez. II, 4 dicembre 2019, n. 51551.

[2] Cfr. Cass. Pen., Sez. VI, 22 marzo 2017, n. 17937.

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