Interesse all’accertamento delle nullità contrattuali, ex art. 117 TUB, ed alla rideterminazione del saldo, sul presupposto della loro strumentalità rispetto alla domanda di ripetizione.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 4 marzo 2021, n. 5904.

di Donato Giovenzana

 

L’unico motivo di ricorso denunzia che la Corte territoriale non ha pronunciato sulle domande d’accertamento della nullità contrattuali, ex art. 117 Tub, e di rideterminazione del saldo, sul presupposto della loro strumentalità rispetto alla domanda di ripetizione (a sua volta non accoglibile in ragione della mancata evidenza di versamenti solutori).

Secondo la Suprema Corte il motivo è fondato.

Invero, secondo il consolidato orientamento di legittimità in tema di conto corrente bancario, l’assenza di rimesse solutorie eseguite dal correntista non esclude l’interesse di questi all’accertamento giudiziale, prima della chiusura del conto, della nullità delle clausole anatocistiche e dell’entità del saldo parziale ricalcolato, depurato delle appostazioni illegittime, con ripetizione delle somme illecitamente riscosse dalla banca, atteso che tale interesse mira al conseguimento di un risultato utile, giuridicamente apprezzabile e non attingibile senza la pronuncia del giudice, consistente nell’esclusione, per il futuro, di annotazioni illegittime, nel ripristino di una maggiore estensione dell’affidamento concessogli e nella riduzione dell’importo che la banca, una volta rielaborato il saldo, potrà pretendere alla cessazione del rapporto.

Nel caso concreto, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte distrettuale in contrasto con il richiamato orientamento di legittimità, il correntista, in una situazione quale quella in esame contrassegnata dall’assenza di rimesse solutorie da lui eseguite, ha comunque un interesse di sicura consistenza a che si accerti, prima della chiusura del conto, la nullità o validità delle clausole anatocistiche, l’esistenza o meno di addebiti illegittimi operati in proprio danno e, da ultimo, l’entità del saldo (parziale) ricalcolato, depurato delle appostazioni che non potevano aver luogo.

Tale interesse rileva, sul piano pratico, almeno in tre direzioni:

  1. quella della esclusione, per il futuro, di annotazioni illegittime;
  2. quella del ripristino, da parte del correntista, di una maggiore estensione dell’affidamento a lui concesso, siccome eroso da addebiti contra legem;
  3. quella della riduzione dell’importo che la banca, una volta rielaborato il saldo, potrà pretendere a seguito della cessazione del rapporto (allorquando, cioè, dovranno regolarsi tra le parti le contrapposte partite di debito e credito).

Sotto questi tre profili la domanda di accertamento di cui si dibatte prospetta, dunque, per il soggetto che la propone, un sicuro interesse, in quanto è volta al conseguimento di un risultato utile, giuridicamente apprezzabile, che non può attingersi senza la pronuncia del giudice. Al riguardo, come osservato dalle Sezioni Unite, il correntista, sin dal momento dell’annotazione in conto di una posta, avvedutosi dell’illegittimità dell’addebito in conto, ben può agire in giudizio per far dichiarare la nullità del titolo su cui quell’addebito si basa e, di conseguenza, per ottenere una rettifica in suo favore delle risultanze del conto stesso: e potrà farlo, se al conto accede un’apertura di credito bancario, proprio allo scopo di recuperare una maggiore disponibilità di credito entro i limiti del fido concessogli.

Secondo la Cassazione, la Corte di appello avrebbe dovuto quindi comunque statuire sul merito delle domande di accertamento proposte, giacché l’acclarata insussistenza di rimesse solutorie non escludeva un interesse della correntista rispetto alle pronunce invocate, caratterizzate da un interesse ad agire, ex art. 100 c.p.c., autonomo e distinto rispetto a quello inerente alla domanda di ripetizione dell’indebito.

Pertanto, la sentenza impugnata è stata cassata, con rinvio.

 

Qui l’ordinanza.

 

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