Della prescrizione dell’azione di indebito.



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Nota a Cass. Civ., Sez. VI, 16 febbraio 2021, n. 4066.

di Donato Giovenzana

 

La Suprema Corte – nel cassare con rinvio la sentenza impugnata – ha precisato quanto segue.

  • Che la questione sollevata dalla ricorrente, oggetto di decisioni contrastanti da parte delle Sezioni semplici, è stata risolta, successivamente alla pronuncia della sentenza impugnata, da parte delle Sezioni Unite, che, a composizione del contrasto di giurisprudenza, hanno enunciato il principio di diritto secondo cui, in tema di prescrizione estintiva, l’onere di allegazione gravante sull’istituto di credito che, convenuto in giudizio, voglia opporre l’eccezione di prescrizione al correntista che abbia esperito l’azione di ripetizione di somme indebitamente pagate nel corso del rapporto di conto corrente assistito da apertura di credito, deve ritenersi soddisfatto con l’affermazione dell’inerzia del titolare del diritto, unita alla dichiarazione di volerne profittare, senza che risulti necessaria l’indicazione delle specifiche rimesse solutorie ritenute prescritte.

  • Che non può pertanto condividersi la sentenza impugnata, nella parte in cui, pur avendo ritenuto pacifico che il correntista godesse di un affidamento, ha ancorato la decorrenza del termine decennale di prescrizione dell’azione di ripetizione delle somme illegittimamente addebitate a titolo d’interessi alla chiusura del conto, in virtù dell’osservazione che la Banca, nel sollevare la relativa eccezione, aveva omesso di allegare che alcuni versamenti effettuati avessero avuto una funzione solutoria, anziché meramente ripristinatoria.

  • Che non merita consenso neppure la tesi sostenuta dal controricorrente, secondo cui, indipendentemente dalla genericità delle allegazioni contenute nella comparsa di costituzione in primo grado, la produzione in giudizio del contratto di conto corrente e degli estratti conto e gli accertamenti compiuti dal c.t.u. nominato nel corso dell’istruttoria avrebbero imposto alla ricorrente di provvedere alla specificazione dell’eccezione nel prosieguo del giudizio.

  • Che l’individuazione delle rimesse idonee a far decorrere il termine di prescrizione attiene infatti non già all’adempimento dell’onere di allegazione gravante sulla parte che intenda sollevare la relativa eccezione, ma alla prova del fatto estintivo che ne costituisce oggetto, in ordine alla quale, pur operando in linea generale il canone di cui all’art. 2697 cod. civ., trova applicazione anche il principio di acquisizione processuale, che consente al giudice, una volta proposta ritualmente l’eccezione, di desumere la prova del fatto eccepito dagli elementi istruttori comunque acquisiti agli atti del processo, indipendentemente dalla parte che li abbia dedotti o prodotti in giudizio (cfr. Cass. civ., Sez. I, 6/12/2019, n. 31927).

  • Che alla stregua di tale principio, la sentenza impugnata, nel determinare la decorrenza del termine di prescrizione, non avrebbe pertanto potuto limitarsi a dare atto della mancata allegazione da parte della Banca dei versamenti effettuati dal correntista con funzione solutoria, ma avrebbe dovuto procedere all’individuazione degli stessi attraverso l’esame della documentazione prodotta in giudizio, distinguendoli dalle rimesse effettuate con finalità di ripristino della provvista sulla base della disponibilità risultante a favore del correntista al momento del versamento.

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