Digitalizzazione dell’industria televisiva e antitrust.



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di Antonella Negro[1].

 

 

 

 

Negli ultimi decenni la rete televisiva è stata oggetto di profondi mutamenti, a causa di fattori tecnologici e realtà economiche in rapida evoluzione. In particolare, la digitalizzazione delle reti di trasmissione ha cambiato la tradizionale nozione di emittente televisiva determinando il passaggio dall’analogico al digitale terreste e, da ultimo, alla c.d. Web TV[2].  Focalizzando l’attenzione su quest’ultima, si evidenzia  che l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (AGCOM) definisce il termine Web Tv come: «la trasmissione di prodotti audiovisivi, ricevuti dagli utenti tramite terminali evoluti (…) e fruiti in modalità on-line in modalità streaming o tramite “download” via Internet (…), e quindi con qualità di tipo non garantito o “best effort”(…) I servizi televisivi disponibili tramite la Web Tv sono basati su un modello aperto (…) La Web Tv è un “personal medium”, in cui la comunicazione si attua attraverso la trasmissione di contenuti audiovisivi, in diretta o on demand, ed in cui l’utente diventa soggetto attivo dell’esperienza fruitiva. Sulla base di specifiche offerte, l’utente sceglie i contenuti audiovisivi di proprio interesse e decide la scansione temporale con cui dovrà avvenirne la fruizione. La Web Tv produce contenuti impiegando un linguaggio multimediale, per un utilizzo interattivo e personalizzato del servizio, considerando l’opportunità che l’utente ha di accedere a link, approfondimenti e news, esplorabili a sua discrezione».

 Dall’analisi di tale definizione, è possibile ritenere che la Web TV sia un’emittente televisiva realizzata “dal basso”, ossia dai cittadini stessi che impiantano una redazione e generano contenuti in proprio. Trattasi, dunque, di una Tv che non deve osservare rigidi palinsesti e si emancipa dalla pubblicità commerciale e dell’audience, offrendo un servizio radicato nel territorio, ma in contatto continuo con gli internauti di tutto il mondo.  Dunque, gli effetti dei contenuti veicolati dalla rete si producono nella società. Tuttavia, l’origine spontanea della Web Tv non implica l’impossibilità di assoggettarla alle norme giuridiche a tutela dei diritti inviolabili della persona.  A titolo esemplificativo, si menziona l’ipotesi di notizia diffamatoria trasmessa da una Web Tv che, al pari di quella tradizionale, determina in capo al danneggiato il diritto al risarcimento del danno non patrimoniale ai sensi dell’art. 2059 c.c.

Ma v’è di più. Tale rapida evoluzione delle tecnologie ha determinato cambiamenti nel mercato, che sollevano quesiti in merito all’applicazione della normativa antitrust e alle sfide che la digitalizzazione pone per il diritto della concorrenza, e più precisamente, dall’accertamento dell’esistenza del potere di mercato alla definizione delle fattispecie abusive, nonché dalla necessità di promuovere l’innovazione digitale alla tutela del benessere dei consumatori.

Nell’applicare la normativa a tutela della concorrenza, l’autorità antitrust deve sorvegliare i comportamenti delle imprese nell’ambito del mercato in cui esse operano ed entro cui si dispiegano gli eventuali effetti anticompetitivi.

A tale riguardo, si evidenzia che già 1997 la Commissione europea è intervenuta con una comunicazione sulla definizione del mercato rilevante ai fini antitrust per fornire indicazioni sulle modalità con cui la Commissione stessa e le autorità antitrust nazionali devono applicare il concetto di mercato rilevante.  In particolare, al paragrafo 2 della Comunicazione, la Commissione asserisce che il «mercato va definito sia sotto il profilo del prodotto che sotto il profilo geografico per individuare i concorrenti effettivi delle imprese interessate che sono in grado di condizionare il comportamento di queste ultime e di impedire loro di operare in modo indipendente da effettive pressioni concorrenziali.»[3].

Dunque, un mercato rilevante ai fini antitrust è costituito da un prodotto e un’area geografica in cui è venduto, ove è possibile esercitare un potere di mercato. Per definire il mercato rilevante del prodotto, occorre considerare quell’insieme di prodotti che per il consumatore sono ritenuti sostituibili in ragione dei loro prezzi, caratteristiche o altre variabili. Quanto invece all’individuazione del mercato sotto il profilo geografico, deve essere considerata quell’area geografica nella quale le imprese produttrici forniscono tali prodotti e verificare se le condizioni che permettono la sostituibilità dei prodotti dal lato del consumatore siano omogenee all’interno dell’area considerata e, allo stesso tempo, differenti dalle zone geografiche contigue. Infatti, non sono inclusi nello stesso mercato rilevante prodotti sebbene simili dal punto di vista del consumatore, ma venduti in aree geografiche separate, nel senso che non esercitano pressioni concorrenziali l’una sull’altra. L’analisi di sostituibilità è infatti necessaria per individuare i vincoli concorrenziali che sono in grado di limitare il potere di mercato dell’impresa sottoposta all’indagine antitrust[4].  Tuttavia, nel settore qui di interesse, ciò non è sempre agevole, attesa la digitalizzazione della rete televisiva che va oltre i confini nazionale e in cui è significativa la produzione e il consumo immateriale.

In conclusione, appare verosimile ritenere che la digitalizzazione dell’industria televisiva abbia determinato il passaggio da una “società sulla produzione e il consumo materiale” a una “società dell’informazione” o “società della conoscenza”, con conseguente necessità di ridefinizione del mercato ai fini di una corretta regolamentazione anticoncorrenziale.

 

 

Qui il contributo.


[1] Avvocata e PhD presso l’Univesità del Salento.

[2] Grandinetti, Le frequenze televisive: i nodi vengono al pettine troppo tardi?, in Dir. Amm., 2018, 1, 39;  Carraro, Media e audiovisivi: novita’ dall’ultima direttiva europea, Dir. Industriale, 2010, 5, 479.

[3] Commissione Europea, Comunicazione della Commissione sulla definizione del mercato rilevante ai fini dell’applicazione del diritto comunitario in materia di concorrenza, Gazzetta ufficiale C 372 del 9 dicembre 1997.

[4] Preta, Televisione e mercati rilevanti ai fini antitrust, in Concorrenza e merc. 2012, 727; Visconti, Danno antitrust e piattaforme digitali, Dir. Industriale, 2021, 1, 5.

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