Sulla valutazione di illegittimità della segnalazione in Centrale Rischi.



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Nota a Cass. Civ., Sez. III, 9 febbraio 2021, n. 3130.

di Antonio Zurlo 

 

 

 

 

Con la recentissima ordinanza in oggetto, la Terza Sezione Civile, dopo una puntuale disamina del coacervo di norme secondarie dedicato alla disciplina della segnalazione di insoluti (o sofferenze), evidenzia come la stessa giurisprudenza di legittimità abbia, in più occasioni, stabilito che non sia consentito agli intermediari creditizi segnalare il proprio debitore alla Centrale Rischi, in costanza della sola inadempienza di quest’ultimo.

La segnalazione, per contro, presuppone che l’intermediario creditizio abbia riscontrato «una situazione patrimoniale deficitaria, caratterizzata da una grave e non transitoria difficoltà economica equiparabile, anche se non coincidente, con la condizione d’insolvenza»[1]. Diversamente argomentando, infatti, si perverrebbe al paradossale esito che anche il debitore, che abbia sollevato un’eccezione di inadempimento, ex art. 1460 c.c., oppure quello che abbia opposto al creditore un controcredito in compensazione o, ancora, quello che intenda invocare l’annullabilità del contratto per vizio del consenso, potrebbero essere segnalati alla Centrale dei Rischi.

Lo stesso principio, pur tuttavia, non può surrettiziamente tradursi nella circostanza che al debitore moroso basti invocare, anche pretestuosamente, la nullità del contratto o l’usurarietà del tasso soglia, per pretendere di essere risarcito, in caso di segnalazione da parte dell’Ente creditore alla Centrale dei Rischi. Se, da un lato, la malafede del debitore non possa costituire uno schermo contro le conseguenze dell’inadempimento, dall’altro lato, è pur sempre necessario che il giudice chiamato a valutare la legittimità d’una segnalazione alla Centrale dei Rischi non si limiti a prendere atto che il debito oggetto della segnalazione fosse effettivamente dovuto, ma stabilisca con valutazione ex ante:

  • dal punto di vista oggettivo, se le ragioni addotte dal debitore a fondamento del rifiuto di pagamento fossero sorrette almeno da un fumus di fondatezza;
  • dal punto di vista soggettivo, se il debitore potesse ritenersi in buona fede nel momento in cui quelle ragioni ha accampato.

È, infatti, evidente che il debitore non potrebbe pretendere di sottrarsi alle conseguenze giuridiche del proprio inadempimento (tra le quali rientra anche la segnalazione alla Centrale dei Rischi), né sollevando eccezioni che scientemente pretestuose, né, tantomeno, sollevando eccezioni senza accertare, con un minimo di diligenza, se possano essere giuridicamente sostenibili. Sotto quest’ultimo aspetto, può costituire una condotta colposa anche l’aver sollevato in sede stragiudiziale eccezioni rivelatesi infondate, senza preventivamente avere almeno acquisito il parere d’un esperto.

Suddette regole non sono state integralmente osservate, nel caso di specie, dalla Corte d’Appello di Trento. Invero, la sentenza impugnata ha rigettato la domanda di risarcimento del danno formulata dagli attori, limitandosi a rilevare che questi avessero motivato il proprio rifiuto di adempiere, invocando la nullità del contratto, sotto plurimi aspetti, e che, al contempo, tutte quelle eccezioni si fossero rivelate infondate. In ossequio a quanto rassegnato, la segnalazione alla Centrale dei Rischi deve restare una conseguenza giuridica dell’inadempimento colposo e non può diventare una conseguenza giuridica dell’avere sollevato in buona fede eccezioni stragiudiziali di nullità del contratto. Stabilire, dunque, se la Banca abbia agito correttamente o meno, nel segnalare il nominativo del debitore alla Centrale dei rischi, è giudizio che non può fondarsi soltanto sull’accertata infondatezza delle eccezioni sollevate dal debitore, ma deve estendersi a valutare la meritevolezza delle ragioni invocate dal debitore a fondamento del rifiuto di adempiere, nonché la diligenza impiegata dalla banca nel valutarle.

A completamento, nel giudizio di risarcimento del danno da illegittima segnalazione alla Centrale dei Rischi, l’onere della prova si ripartirà secondo le regole ordinarie: sicché, trattandosi di illecito aquiliano, spetterà all’attore dimostrare sia la propria buona fede al momento in cui sollevò l’eccezione, sia la colpa del creditore, l’esistenza del danno e il nesso di causa tra colpa e danno.

La sentenza impugnata va cassata con rinvio alla Corte d’Appello, che esaminerà la sussistenza dei requisiti di buonafede e incolpevolezza sopraesposti, applicando il seguente principio di diritto:

«Per stabilire se una banca abbia correttamente o meno segnalato alla Centrale dei Rischi l’inadempimento d’una obbligazione del cliente, non è sufficiente valutare ex post se, all’esito del giudizio tra banca e cliente, le eccezioni da questi frapposte all’adempimento dei propri obblighi si siano rivelate infondate; è necessario invece stabilire, con valutazione ex ante, se al momento in cui il cliente ha rifiutato l’adempimento delle proprie obbligazioni i motivi del rifiuto apparissero oggettivamente non infondati, e prospettati in buona fede. L’onere della relativa prova grava su chi domanda il risarcimento del danno da illegittima segnalazione alla Centrale dei Rischi.».

 

 

Qui l’ordinanza.


[1] V, ex multis, Cass. Civ., Sez. I, 9 luglio 2014, n. 15609.

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