TASSI DI INTERESSE NEGATIVI E CLAUSOLA FLOOR.



1 min read

Approfondimento a cura di Luca Orofino [1].

 

Da più di un decennio, la politica monetaria in Europa è caratterizzata da un costante decremento del costo del denaro e, quindi, dei tassi applicati dalle banche centrali con gli intermediari bancari. Questi ultimi, nonostante lo scandalo dei mutui subprime, hanno continuato ad erogare mutui che, in qualche caso, secondo un meccanismo di trasmissione della politica monetaria, sono stati interessati direttamente da un progressivo abbassamento di quegli indici di riferimento, che concorrono a determinare il quantum degli interessi dovuti dal debitore, anche al di sotto del valore zero.

Le riflessioni che seguono intendono, senza pretesa di esaustività, esaminare sul piano giuridico gli effetti di tale dinamica economica sulle operazioni di finanziamento a tasso variabile.

Preliminarmente, è bene rammentare che nel mutuo a tasso variabile (sarà questo il paradigma di riferimento), generalmente, la determinazione degli interessi dovuti al mutuante è data dalla sommatoria fra un parametro esterno, variabile, la cui oscillazione determina il valore del tasso di interesse e un valore fisso, cd spread, individuato secondo valutazioni circa il merito creditizio del soggetto finanziatore.

Alla luce della descritta dinamica economica, il rapporto di finanziamento può essere connotato da sopravvenuti tassi interbancari negativi in grado di erodere lo spread, determinando un tasso finito a sua volta negativo.

 

 

Continua a leggere


[1] Abilitato all’esercizio della professione forense e diplomato presso la Scuola di specializzazione per le professioni legali dell’Università degli Studi di Bari.

Ricerca avanzata


  • Categorie

  • Autori


  • Seleziona il periodo

Copy link
Powered by Social Snap