Del profilo probatorio relativo all’omessa (o tardiva) comunicazione della Banca alle società-prodotto degli ordini di disinvestimento titoli.



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Nota a Cass. Civ., Sez. I, 29 dicembre 2020, n. 29820.

di Donato Giovenzana

 

La Suprema Corte ha ritenuto fondato il motivo di doglianza avanzato dalla ricorrente, secondo cui la Corte d’appello aveva ritenuto non provata la trasmissione alle società-prodotto delle domande di rimborso dei titoli, avanzate dalla investitrice, senza considerare in alcun modo le raccomandate con le relative ricevute di ritorno, regolarmente spedite e ricevute da sette delle nove società-prodotto, e prodotte ritualmente fin dal primo grado del giudizio.

Ed invero dall’esame della sentenza di appello si evince, per la Cassazione, inequivocabilmente che la Corte ha confermato l’avvenuta produzione in giudizio, da parte della banca, delle raccomandate munite delle relative ricevute di ritorno – che assume essere state disconosciute dalla ricorrente – ma ha affermato che tali comunicazioni sarebbero state solo “apparentemente inviate in data …… da Banca…… alle società “prodotto”, con contestuale trasmissione dei singoli ordini di disinvestimento”.

A parere della Corte di merito, pure a prescindere dal suddetto disconoscimento, non vi sarebbe agli atti “prova alcuna di siffatta trasmissione, il cui mancato adempimento costituisce per l’appunto la ragione unica ed esclusiva dell’instaurazione della presente causa”. Orbene, è evidente – ad avviso degli Ermellini – che il giudice di appello non ha preso in alcun modo in esame i suddetti documenti – riprodotti compiutamente nel motivo di ricorso – , per poi escluderne – in ipotesi – la rilevanza ai fini del decidere, ma si è limitato ad asserire, del tutto apoditticamente, che mancava agli atti la prova della trasmissione degli ordini di disinvestimento alle società-prodotto, senza prendere in alcun modo in esame le relative ricevute di ricevimento, costituenti la prova decisiva dell’invio e della ricezione di tali ordini.

Quanto alla pretesa contestazione della ricezione di detti documenti da parte delle società-prodotto, la motivazione dell’impugnata sentenza – per la sua estrema genericità, essendosi la Corte limitata ad asserire che tale contestazione sarebbe avvenuta “nel corso del giudizio di primo grado”, senza indicare quando e con quali modalità essa sarebbe stata proposta – è da ritenersi del tutto inesistente.

Pertanto, la sentenza de qua è stata cassata con rinvio.

 

Qui la pronuncia.

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